• Miglioramenti da Nord a Sud, Valle d’Aosta esclusa. Cala la pressione sugli ospedali e persino l’Rt. Eppure serviranno altri dieci giorni per spostare il coprifuoco di un’ora. Via la quarantena per chi arriva dall’estero.
  • Il presidente dell’Iss è consulente di Roberto Speranza, direttore della Maugeri e ha un incarico in Vaticano. E ora entra anche nel comitato scientifico del Santé publique transalpino.

Lo speciale contiene due articoli.

Se la questione non avesse preso da subito una piega politica, nulla avrebbe potuto ragionevolmente posticipare la riapertura totale e l’immediata rimozione del coprifuoco. Ma, visto che alla permanenza del «tutti a casa alle dieci» una parte del governo e della maggioranza che lo sostiene ha legato la propria lealtà a Mario Draghi, riuscendo a farne una bandiera ideologica, per ancora qualche settimana gli italiani dovranno adeguarsi. Con il risultato che, nei prossimi giorni, lo iato tra quello che indicano i dati del contagio e le misure ancora in vigore risulterà ancora più largo, e con esso l’insofferenza dei lavoratori interessati.

È stato il consueto monitoraggio di ieri, illustrato dagli scienziati del Cts e dell’Iss, a certificare infatti il netto e costante miglioramento di tutti gli indici, tanto che in tre Regioni, come ha tenuto a sottolineare lo stesso Silvio Brusaferro, l’incidenza dei casi è scesa sotto i 50 ogni 100.000, il che vuol dire la piena tracciabilità delle catene di contagio. Per quanto riguarda il famigerato indice Rt nazionale, che molti ormai vorrebbero mandare in soffitta a beneficio di quello ospedaliero, anch’esso è tornato a calare, attestandosi a 0,86, così come è in calo la citata incidenza che, a livello nazionale, è tornata sotto la soglia psicologica dei 100 contagiati ogni 100.000 abitanti, precipitando da 128 a 96 in una sola settimana.

In netto miglioramento anche i dati sulla pressione ospedaliera, che stando anche a quello che rileva la Fondazione Gimbe in un mese si è praticamente dimezzata, con un -49 per cento di ricoveri nei reparti e -45 per cento di pazienti in terapia intensiva.

Il tutto, dunque, a tratteggiare uno scenario in cui anche le residue Regioni che non erano in fascia gialla, e cioè Sardegna e Sicilia (attualmente arancioni) da lunedì andranno a fare compagnia in giallo al resto d’Italia, forse con la sola eccezione della Val d’Aosta, che pur avendo dati da giallo dovrebbe attendere un’ulteriore settimana per la definitiva declassificazione. Libertà di movimento, quindi, su tutto il territorio nazionale, che non corrisponderà però a libertà di lavoro per baristi e ristoratori e per numerose altre categorie di lavoratori, poiché il saldo tra le limitazioni e le libertà, al momento, rimane ancora nettamente favorevole alle prime. Non potranno infatti lavorare i locali al chiuso, che a cena dovranno terminare il servizio prima dell’arrivo del coprifuoco alle 22. L’unica concessione in vista (ma non è certo al 100 per cento) è che si sposti alle 23 a partire dal 24 maggio, a dispetto, oltre che delle evidenza scientifiche, della pressione dei governatori e di una parte della maggioranza raccolta attorno a Matteo Salvini.

Che si tratti di affaire squisitamente politico lo confermano anche le polemiche di giornata: nel corso della direzione nazionale, il segretario del Pd, Enrico Letta, ha attaccato il leader leghista affermando che le riaperture non si faranno «perché lo ha chiesto lui» ma «nonostante lui», e che che si fosse «sbracato» ad aprile oggi non si sarebbe potuto procedere alle riaperture. Pronta la risposta di Salvini, il quale ha manifestato la propria volontà di avere un colloquio con il premier, Mario Draghi, «perché da lunedì si torni alle riaperture», ribadendo che la sua priorità «continua a essere il lavoro».

Decisiva, in questo senso, potrebbe risultare la prossima cabina di regia sulle misure anti Covid che si terrà lunedì prossimo, che a sua volta dovrebbe porre le basi per un Consiglio dei ministri da tenersi il giorno successivo. In attesa che il governo imprima alle riaperture la tanto agognata accelerazione, resta il calendario fissato dal primo decreto, che prevede dal oggi 15 maggio la riapertura delle piscine all’aperto e degli stabilimenti balneari. Il 24 maggio, invece, dovrebbe essere la volta dello spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 23, sempre che il governo non anticipi ai primi giorni della prossima settimana la decisione. In assenza di novità, il primo giugno sarà una data molto importante, poiché quel giorno riapriranno le palestre e i ristoranti al chiuso (ma solo fino alle 18), fatte salve le regole sul distanziamento e l’obbligo di mascherina. Il 15 giugno è previsto il via libera alle celebrazione dei banchetti di matrimonio, sempre ovviamente nel quadro di stringenti regole anti assembramento, mentre il primo luglio a ripartire saranno fiere, convegni e parchi tematici.

Sullo sfondo, la questione del rilancio del turismo, rispetto alla quale ieri sono state annunciate importanti novità, a partire dall’eliminazione dell’obbligo della quarantena di cinque giorni per chi proviene da paesi dell’Unione europea, dall’area Schengen, dal Regno Unito e da Israele. Inoltre gli spostamenti a scopo turistico saranno consentiti anche da Usa, Canada e Giappone, grazie ai voli Covid free, che prima non servivano i Paesi extra Ue.


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