L’eredità da incubo del M5s al governo: montagne di debiti e favole energetiche
Imagoeconomica
Con il Superbonus hanno creato un meccanismo fuori controllo. E sulla transizione, le loro soluzioni «sicure» sono impossibili.

È vero che al peggio non c’è fine però, oggettivamente, chi ha avuto la bella pensata di portare degli scappati di casa (il Movimento 5 stelle, ndr) prima nelle aule del Parlamento e poi nella stanza dei bottoni, un bel danno l’ha fatto. Quando gli scappati di casa ottennero la maggioranza al Parlamento, ebbi l’occasione di suggerire sommessamente che fosse loro dato l’incarico di governo subito, già allora. Ce ne saremmo sbarazzati dopo tre mesi alle necessarie, successive elezioni. Il mio era un suggerimento di maniera, tanto per parlare, visto che, molto giustamente, conto nulla.

Col senno del poi, quel suggerimento, forse, non era del tutto sbagliato. Invece ne è seguito uno stillicidio che ci ha fatto, alla fine, vivere stravaganze su stravaganze. Eccone due delle più grosse.

Partiamo dal Superbonus 110%. Secondo alcuni commentatori, quando il governo ora in carica «ha aperto i cassetti», ha trovato una inattesa voragine. La parola che non condivido è «inattesa». Senza sapere alcunché di economia, quel che mi sembra inatteso è che possa esserci uno Stato (o chiunque altro, per la verità) che paghi 110 a chi effettua lavori che costano 100. Curioso che nessuno abbia sollevato sul nascere l’obiezione. Oggi ci si concentra sulle truffe, ma non si tiene conto che era il provvedimento stesso ad essere strutturalmente truffaldino. Cioè, per quanto buone fossero le intenzioni di tutti i soggetti coinvolti (il governo, i committenti, gli esecutori), meraviglia come non fosse saltato all’occhio che il committente non avrebbe avuto alcun interesse – in realtà neanche la voglia – di discutere il prezzo dei lavori. E meraviglia come non fosse sovvenuto che questo sarebbe stato, per forza di cose, fuori controllo.

Sappiamo, infatti, che alcuni lavori che fino a un anno prima del provvedimento avevano un prezzo, subito dopo il provvedimento del Superbonus quel prezzo è raddoppiato o, addirittura, triplicato. Non c’è stata frode, giacché tutto è stato fatto entro i termini «di legge».

A quel punto, i lavori nell’edilizia potevano essere divisi in due categorie: quelli passibili di ricevere il bonus e quelli che a esso non vi avevano accesso. I primi «senza prezzo», i secondi col prezzo controllato dal committente: di colpo non si son trovate imprese disponibili a eseguire il secondo tipo di lavori. Oppure se ne trovava qualcuna che, però, applicava prezzi allineati a quelli del Superbonus, cioè prezzi talmente esosi da scoraggiare il committente. Insomma, alla fine non è stato possibile eseguire molti lavori edili necessari.

Per converso, sono stati eseguiti molti lavori edili superflui e questo al solo scopo di rientrare nei requisiti per beneficiare del bonus. Pregiate facciate d’epoca sono state deturpate al solo scopo di installare i pannelli termici, i «cappotti», oppure pannelli fotovoltaici per l’alimentazione elettrica delle caldaie condominiali. Tenendo conto che i condomini possono aprire le finestre a piacimento – e di solito lo fanno in modo casuale – e che la caldaia condominiale funziona d’inverno, cioè quando il pannello fotovoltaico funziona di meno, da una non difficile aritmetica segue che cappotto e fotovoltaico per caldaia sono interventi del tipo di quelli che farebbe solo chi non bada a spese pur di risparmiare.

Lo stesso vale per gli impianti fotovoltaici per l’alimentazione elettrica dell’intero edificio: il governo degli scappati di casa li ha sovvenzionati con 2.400 euro per kilowatt installato, cioè 20 miliardi di euro per gigawatt prodotto. Ma per produrre un gigawatt elettrico basterebbe impegnare 3 miliardi di euro in un reattore nucleare. Nessuna meraviglia, quindi per la voragine nei conti dello Stato. Non credo ci sia il bisogno di essere dei premi Nobel in economia per comprendere che mettere denaro in opere inutili è denaro sprecato e che il denaro pubblico sprecato significa aumento del debito pubblico.

Passando poi al tema della transizione energetica, gli scappati di casa ebbero la pensata di istituirci addirittura un ministero, con tanto di ministro (Roberto Cingolani, ndr). E che ministro! Ma la transizione energetica non è né possibile né desiderabile, cosicché quello fu un ministero non dei sogni – se la transizione fosse solo impossibile – ma degli incubi – essendo la transizione anche indesiderabile. Vediamo perché.

Nella mente degli scappati di casa, transizione energetica significa abbandonare completamente l’uso dei combustibili fossili a favore di eolico e fotovoltaico. Ma questo è impossibile. Eolico e fotovoltaico producono solo energia elettrica, mentre i combustibili fossili, tanto per cominciare, servono per produrre migliaia di prodotti diversi dall’energia elettrica, compresi – l’ironia vuole – gli stessi impianti di energia rinnovabile. Inoltre, servono per produrre energia elettrica quando eolico e fotovoltaico non possono.

Quest’ultimo non la produce per oltre metà delle ore della giornata, mentre il primo non può tutte le volte che c’è bonaccia. Non si creda, però, che, siccome ogni tanto brilla il Sole o soffia il vento, allora si può pensare di ridurre gli impianti che usano combustibili fossili per la produzione elettrica: il picco di massima domanda elettrica si ha la sera alle 19, quando il fotovoltaico è inutile e quando non è detto che il vento soffi a nostro piacimento.

Insomma, non si può chiudere neanche uno degli impianti a carbone o a gas (o a gasolio in quei Paesi che ancora lo usano per produrre elettricità). Né si creda che ci sia un qualche risparmio quando questi odiati impianti stanno fermi: essendo essi necessari per soddisfare la domanda di picco, i loro gestori vorranno essere pagati anche quando li tengono fermi. Esattamente come si paga lo stipendio ai pompieri anche se non ci sono incendi da spegnere.

E non si creda neanche di poter fare affidamento ad accumulatori elettrici. L’Italia, per esempio, nelle ore del giorno, quando il Sole non brilla, consuma 500 gigawattora elettrici al giorno, ma occorrerebbero accumulatori per almeno 20 volte se si vuole avere la sicurezza di approvvigionamento, perché non è detto a un giorno di sole ne segua, poi, un altro. Per la sicurezza di approvvigionamento bisognerebbe avere capacità di accumulo per almeno 10,000 gigawattora, con un impegno economico di 10 trilioni di euro, che sono cinque volte il nostro Pil. E mi astengo dall’esplorare la disponibilità delle risorse mondiali per soddisfare la capacità di accumulo necessaria alla sola Italia.

La transizione energetica non è neanche desiderabile. La faccio breve: significa vivere in un mondo come quello precedente la rivoluzione industriale, popolato sempre da meno di un miliardo di persone e con parte di queste in condizioni di schiavitù: se transizione energetica sarà, sette miliardi di noi dovranno estinguersi.

Degli scappati di casa ho trattato superficialmente soltanto due delle loro pensate. Ma ci sarebbe ancora il reddito di cittadinanza. Oppure si potrebbe parlare del loro ministro degli Esteri, il capo di tutti i nostri ambasciatori e diplomatici che ebbe a dichiarare che «Vladimir Putin è un animale». Oppure… È meglio che mi fermo qua, altrimenti possiamo anche scrivere un libro.

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