La Schlein fa la paladina delle donne ma dimentica la giovane pachistana
La vicepresidente dell’Emilia Romagna tace sul caso: conta solo attaccare Giorgia Meloni.

Anche Saman Abbas era una donna. Voleva vivere la pienezza e gaiezza dei sui diciotto anni amando un ragazzo; è stata ammazzata per questo. Di lei sul palco di piazza del Popolo dove il Pd ha celebrato il rito (triste) della chiusura della sua campagna elettorale venerdì non si è parlato. Poteva, anzi doveva farlo una maestrina dalla penna rossa sempre pronta a giudicare le altrui mancanze. Si sente forte del doppio passaporto italiano e americano, dei titoli accademici dei suoi genitori, della sua «positiva diversità» come dicono in via delle Belle Arti a Bologna dove ha sede il suo Pd. Quando in via Barberia ci abitava il più forte Partito comunista d’occidente certe diversità positive andavano di traverso, anzi si mettevano a tacere. Lo impararono bene i ragazzi del ’77, che magari ora sono dirigenti del Pd, a furia di manganellate. Gridavano «zangherì, zangherà: zangheriamo la città»; per tutta risposta il professor Renato Zangheri, sindaco comunista, chiese alla celere di fare pulizia. Elly Schlein è la petite gâte della sinistra al caviale. È anche la vicepresidente della Regione Emilia Romagna e sul palco di piazza del Popolo ha rivendicato il suo essere donna. Anche Saman era donna, anzi voleva essere anche femmina. Glielo hanno impedito spaccandole la testa. La sinistra stende sovente veli di ipocrisia su ciò che la disturba. Sono quelli che amministrando se ne fregano dei ragazzi del Pilastro, a Bologna, dove si spaccia, ci si prostituisce, dove c’è un ghetto di clandestini arrivati dal Maghreb, ma inneggiano all’accoglienza. Matteo Salvini andò a suonare al campanello di un venditore di morte. Il segretario leghista fu insultato come razzista. Qualche mese dopo la famiglia del Pilastro citofonata da Salvini è finita in galera: quell’appartamento era una centrale di spaccio. Tutti zitti. L’ipocrisia della sinistra e soprattutto del Pd non ha confini. Si è manifestata in tutta la sua tracotante, meschina e menzognera potenza, proprio dal palco di piazza del Popolo. Testi e interpretazione di Elly Schlein che ha cercato di coprire di ridicolo Giorgia Meloni, malamente imitata. La leader di Fratelli d’Italia a Roma in piazza San Giovanni due anni fa col centrodestra unito lanciò un appello in difesa della genitorialità, della maternità della famiglia dicendo: «Sono Giorgia: sono una donna, sono una cristiana, sono una madre e non me lo toglierete!». Queste parole sono diventate un tormentone che la satira di sinistra ha usato per ghettizzare la Meloni. La Schlein lo ha parafrasato a modo suo. Gridando: «Non basta essere donne per difendere le donne, se decidi di non difendere le donne a partire dal proprio corpo». La Schlein ha parlato alle 19 e 40 di venerdì. Cinque ore prima le agenzie avevano già dato conto del fatto che Shabbar Abbas aveva confessato :«L’ho uccisa io, io l’ho uccisa per la mia dignità e il mio onore.» Saman Abbas abitava a Novellara provincia di Reggio Emilia ed era una cittadina della Regione di Elly Schlein, la Schlein salendo su quel palco non poteva non sapere della sua orrenda fine e della ragione della sua morte. Ma l’ha ignorata. Quella ragazza è stata ammazzata per una foto che la ritrae mentre bacia il suo fidanzato. Ma la vicepresidente della Regione Emilia Romagna, di Saman non ha mai parlato. Cercando negli archivi non si trova una sua dichiarazione sul caso. Il motivo? Bisognerebbe parlar male della comunità pakistana. Per il Pd è troppo. Ma Elly ha molto altro da dire a Giorgia Meloni. E incalza: «Sono una donna, amo un’altra donna e non sono una madre, non siamo uteri viventi.» Vero; di solito si affittano quelli di altre donne, magari in Ucraina pagando per il servizio. Saman invece era una donna che amava un uomo e forse avrebbe voluto avere dei figli. Nella civilissima Emilia Romagna dove governa Elly Schlein che è una donna, non è una madre, ma soprattutto se ne frega delle donne morte ammazzate semplicemente perché aspirano a una vita normale.

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