- Sciopero in tutta Italia: «Pochi aiuti e tante imposte, rischia di sparire un’intera categoria». Gli introiti sono crollati del 30% in un anno. E dal governo non è nemmeno arrivata una stretta contro l’abusivismo
- Commercianti e partite Iva sfilano davanti alla casa del sindaco, che voleva il lockdown già a ottobre. La sinistra insorge e parla di squadrismo per delegittimare la protesta
Lo speciale contiene due articoli
Tra le categorie più in difficoltà per il Covid-19 c’è sicuramente quella dei tassisti. Da tempo in crisi, ieri gli autisti della auto bianche hanno scelto di manifestare a livello nazionale contro l’ultimo dpcm del governo. Dalle 6 di ieri mattina fino alle 22 l’adesione alla «rivolta» è stata pressoché totale. Tutte le principali unioni dei lavoratori del settore sono scese in piazza a Roma per protestare davanti ai ministeri delle Finanze e dei Trasporti: erano presenti Claai, Usb Taxi, Tam, Orsa taxi, Unimpresa, Federtaxi Cisal, Uritaxi, Ati taxi, Ugl taxi, Unione tassisti italiana, Satam, Associazione tutela legale taxi. Oltre a Roma , ci sono state manifestazioni in tutte le principali città italiane.
Come spiega una nota congiunta firmata dalle sigle sindacali aderenti allo sciopero, ieri mattina, a seguito del presidio davanti ai due ministeri guidati da Roberto Gualtieri e Paola De Micheli, «una nostra delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario Alessio Villarosa che ha assicurato la velocizzazione dell’attivazione dei fondi previsti dal decreto Agosto», relativo ai ristori previsti per l’attività collocate nei centri storici delle principali città italiane, nonché il pagamento entro il 15 novembre del contributo erogato anche in nostro favore nel recente decreto Ristori».
Il sottosegretario Villarosa ha poi confermato l’apertura di un prossimo tavolo intergovernativo, al fine di valorizzare e rendere strutturale il «bonus taxi», con nuove risorse che dovrebbero essere trovare con la manovra di bilancio e l’utilizzazione dei fondi europei.
Lo stesso problema è stato poi anche evidenziato nel pomeriggio di ieri ad alcuni funzionari del ministero dei Trasporti ai quali si è anche chiesto di completare l’iter normativo di riforma del settore, previsto dalla legge 12/2019, con l’approvazione dei previsti decreti necessari a contrastare l’abusivismo.
«Su queste ultime e specifiche tematiche», conclude la nota, «nella giornata di giovedì saremo ricevuti dal sottosegretario che segue le tematiche taxi e Ncc, per proseguire in modo serrato il confronto e riuscire a trovare possibili soluzioni per gli operatori egli utenti del settore».
Nonostante tutto, ieri il servizio per anziani, portatori di handicap e persone con problemi di salute è stato comunque garantito, ma in una nota inviata a governo, Comuni e Regioni, i tassisti spiegano che il settore soffre di «aiuti economici insufficienti o inadeguati e l’assoluta inconsistenza di ogni attività di contrasto all’abusivismo, che trova nella mancata stesura di adeguati decreti attuativi e del dpcm sulle piattaforme tecnologiche un ulteriore elemento critico».
Del resto, ieri, nei pressi della stazione romana di Termini campeggiava uno striscione molto eloquente: «Oggi sciopero taxi. Ci scusiamo con l’utenza ma non abbiamo più nemmeno i soldi per il carburante».
A Milano, secondo Emilio Boccalini, presidente del maggior radiotaxi della città, Taxi blu, l’adesione dei tassisti alla manifestazione contro l’ultimo dpcm del premier Giuseppe Conte è stata del 100%.
«Il dpcm non ci consente manifestazioni e quindi gran parte dei colleghi è a casa e non, come di consueto, nei parcheggi», ha detto ieri, «Circolano solo i taxi, con uno speciale cartello, che svolgono servizi di carattere sociale e che trasportano persone malate o invalide senza farle pagare. Siamo fermi oggi», ribadisce Boccalini, «ma in realtà siamo fermi da mesi, siamo ai minimi storici con le corse. Qui non rischiamo di perdere solo il lavoro, ma di veder scomparire un’intera categoria», conclude.
«Siamo costretti a fermarci perché non abbiamo neanche più i soldi per il carburante», aggiunge Alessandro Genovese, responsabile Ugl taxi. «Abbiamo trasportato per mesi medici e pazienti, abbiamo adeguato le nostre auto con paratie per il Covid, ci siamo comprati mascherine, guanti e gel a spese nostre dandoli spesso anche agli utenti sprovvisti, ma a oggi gli aiuti che ci sono arrivati sono davvero minimi. E in più lo Stato continua a chiederci le tasse. Così non si può andare avanti».
La categoria dei tassisti, d’altronde, è fiaccata da tempo da diversi problemi. Oltre alla concorrenza di piattaforme online come Uber e dei nuovi sistemi di mobilità come il car sharing, nel 2020 ci si è messo il Covid a dare l’ennesima batosta alla categoria. Con l’azzeramento degli eventi fieristici e dei voli, il numero di clienti, complice anche la paura di salire in macchina e rischiare un contagio, è crollato.
Le stime in arrivo dalla categoria mostrano un crollo del fatturato del 90% durante i mesi del primo lockdown, mentre ora la media si aggira intorno al 30% rispetto a quanto si guadagnava un anno fa.
Se non altro dal governo arrivano segnali di apertura: oltre alla conferma del ristoro per i mancati guadagni durante i mesi di lockdown, due giorni fa il ministero dei Trasporti ha annunciato che saranno distribuiti 35 milioni di euro di voucher destinati a persone con difficoltà motorie che desiderino muoversi in taxi o Ncc.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >