- Esultanza del governo: «Dicevano che avremmo fallito, ci siamo riusciti in soli 7 mesi. Dedichiamo la riforma a Monti e Fornero».
- Reddito per 5 milioni di persone. Fino a 1.330 euro ai nuclei con 3 figli. Il 53% dei beneficiari al Sud e nelle Isole. I soldi saranno erogati con una prepagata di Poste entro aprile. Presenti gli sgravi per le aziende che assumono. Dopo 18 mesi obbligatorio accettare offerte in tutta Italia.
Lo speciale comprende due articoli.
Alla fine il decretone è diventato legge. E quota 100 riguarderà nei prossimi tre anni più o meno un milione di persone che decideranno di uscire dal mondo del lavoro prima rispetto ai vincoli della legge Fornero. Si basa sullo schema dei 62 anni di età e dei 38 di contributi e costerà – sempre nel triennio – 22 miliardi di euro. Quest’anno potrà essere abbracciato da 350.000 persone di cui almeno 130.000 sono dipendenti della pubblica amministrazione.
Per i privati ci sarà un’attesa di tre mesi rispetto alla data in cui scattano i requisiti, mentre nel pubblico il lasso di tempo sale a sei mesi. Per tutti c’è un divieto di cumulo. Chi ottiene l’uscita anticipata, potrà al massimo guadagnare 5.000 euro all’anno di prestazioni occasionali. D’altronde uno dei punti dello schema è quello di evitare che venga sottratto lavoro ai giovani e in qualche modo stimolare il ricambio generazionale.
Nel complesso l’obiettivo è coinvolgere più o meno 350.000 persone all’anno e dal quarto dare la spallata definitiva alla Fornero, introducendo quota 41 (la possibilità di andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica con 41 anni di contributi). Nel frattempo (significa già da subito) il decreto si impegna a ridurre «l’anzianità contributiva per accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica». Tradotto, il secondo punto della bozza di decreto taglia cinque mesi dalla legge Fornero. Quest’ultima per il 2019 prevedeva l’uscita dal mondo del lavoro con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 43 e 3 mesi per le donne. Congelando l’aumento l’uscita è possibile da 42 anni e 10 mesi e da 41 e 10 mesi per le donne. Mentre per i lavoratori precoci resterà (quarto punto del decreto) a quota 41 e non 41 anni e 5 mesi come deciso da Elsa Fornero.
Viene poi confermata Opzione donna e pure rinnovato per un anno l’Ape social, la possibilità (voluta dal governo Gentiloni) di andare in pensione con finestre anticipata per le 15 categorie di lavoratori usuranti. L’estensione durerà solo per l’anno in corso e si applica a chi ha almeno 63 anni di età e 30 o 36 di contributi con bonus di un anno per figlio fino a un massimo di due nel caso in cui l’ape social sia diretta a una donna. L’assegno è di fatto un’indennità sostitutiva fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia.
Altri due capitoli del documento confermano la pace contributiva e fissano nuovi termini di prescrizione dei contributi di previdenza per le amministrazioni pubbliche. Nel primo caso le aziende private hanno la possibilità di riscattare periodi di buco contributivo non obbligatori per un massimo di cinque anni: sarà detraibile il 50% degli oneri purché divisi in cinque quote annuali e fino a un massimo di 60 rate. La condizione è che prima del 31 dicembre del 1995 non ci sia alcuna contribuzione e, ovviamente, che l’interessato non sia in pensione.
Buone notizie per chi ha meno di 45 anni e voglia riscattare il periodo di di laurea. Avrà condizioni agevolate. Solo che i dettagli saranno comunicati in futuro. Un capitolo veramente innovativo tocca tutti coloro che non possono accedere a pensioni integrative e sono costretti a subire il massimale contributivo. Chi è stato assunto dopo il 1996 riceverà un assegno totalmente con il sistema contributivo, il quale prevede uno stop nell’imponibile definito in una cifra massima di 102.000 euro.
Significa che se non ha un altro bacino dove versare e alzare l’importo finale, qualunque cifra superiore finisce nel vuoto. Insomma, si può guadagnare cifre altissime ma sopra quella soglia non si può andare. Una sorta di ingiustizia che senza voler essere troppo maliziosi viene smontata dal testo in questione che ha una firma e una impronta prettamente leghista. Ieri sono stati infine risolti gli ultimi problemini legati alle coperture. Mancavano 200 milioni di euro sul reddito di cittadinanza, avendo la Lega ottenuto un extra budget per sostenere i disabili e le famiglie con figli disabili. Sono stati così previsti tagli ulteriori ai ministeri per far quadrare il cerchio. Infilato anche il tassello per il Tfr e il Tfs dei dipendenti pubblici. Come più volte abbiamo riportato, il trattamento di fine rapporto ai lavoratori pubblici non sarà erogato nei tempi previsti dai contratti nazionali. Ma dopo mesi o anni, in ogni caso nella data prevista originariamente dalla legge Fornero. Si è così deciso che il titolare riceverà in ogni caso subito 30.000 euro e ad anticipare la somma complessiva potranno essere le banche che pur di fronte a una garanzia di Cassa depositi e prestiti chiederanno ai nuovi clienti interessi sul capitale. Che potranno essere messi in detrazione. Nella conferenza stampa di presentazione hanno parlato il premier Giuseppe Conte e i due vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Hanno festeggiato il successo. «Dicevano che non l’avremmo mai fatto, invece in sette mesi ci siamo riusciti». «Queste paginette sono dedicate a Monti e Fornero», ha detto Salvini, celebrando il suo particolare successo che a differenza del reddito di cittadinanza sarà molto più semplice da applicare e quindi da misurare.
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