- Primi casi registrati nel nostro Paese, dove però circola da settimane. Gli americani negano che contagi di più. E Matteo Bassetti, consulente del ministero, rassicura: «Il vaccino sarà efficace». L’Ue discute se modificare i test.
- L’odissea di un’emigrata nel Regno Unito: «Io e mio marito siamo negativi e abbiamo pure un neonato. Silenzio da Farnesina e Alitalia. Come noi altri 200 connazionali».
Lo speciale contiene due articoli.
Non era il regalo che avremmo voluto per questo Natale già così provato, e privato di consolazioni, però la variante del Covid che arriva dal Regno Unito non deve essere l’ennesima fonte di angoscia. Lo dice anzitutto Giorgio Palù, nuovo presidente dell’Afida: «Allarmismo ingiustificato», poiché «non ci sono studi che dimostrano maggiore virulenza». Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, osserva: «Si diffonde facilmente». Ma poi ricorda che «il primo caso accertato è in una coppia di due persone che stanno bene e si trovano a casa. Quindi stiamo calmi».
Dopo i primi due contagiati, una donna italiana e il suo convivente rientrato qualche giorno fa dal Regno Unito con un volo atterrato a Fiumicino, entrambi in isolamento, perché i medici dell’ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione del Covid, anche una ragazza di Bari, rientrata giovedì da Londra con la febbre, è risultata positiva al tampone. Le sue condizioni non destano preoccupazioni, si sta verificando se anche la giovane sia stata colpita dal virus mutato. Mentre vengono ricostruiti contatti e movimenti dei primi pazienti italiani, con una variante che avrebbe un indice di trasmissibilità superiore a quello in circolazione (tra il 50 e il 70% in più), tesi però smentita dagli americani, in tutta Europa e in alcuni Paesi extra europei si è scatenato l’allarme. Voli sospesi quasi ovunque con il regno di Sua Maestà, tranne poche eccezioni suggerite dal buon senso: tra queste, Spagna e Portogallo, che vietano gli arrivi da Oltremanica ma non per spagnoli, portoghesi e quanti risiedono nella Penisola iberica. Non c’è ragione di bloccare i connazionali.
Il focolaio del virus mutato, che è stato rilevato il 20 settembre nel Sud Est dell’Inghilterra (forse dalle tre prigioni dell’isola di Sheppey, nel Kent), fa paura anche se gli esperti invitano alla calma. «Sembra più contagioso, ovvero che si trasmette più facilmente da un individuo all’altro, ma non più aggressivo o letale. Si tratta ovviamente di ipotesi che andranno confermate da studi ancora in corso», ha fatto sapere Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. L’infettivologo, che è anche coordinatore scientifico del gruppo di lavoro per la gestione del paziente Covid-19 per il ministero della Salute, ricorda che «ci sono state 17 mutazioni, la più significativa delle quali è la N501y, nella proteina spike che il virus usa per attaccarsi alle cellule umane» e che non sarà nemmeno l’ultima. «Simili mutazioni erano già state descritte in Spagna e altri Paesi. I virus mutano continuamente. È il loro modo di vivere: cambiare per sopravvivere». Quindi bloccare i voli non servirà: «Sono mesi che la variante è in giro per il mondo e, probabilmente, anche in Italia», commenta Bassetti che aggiunge: «Fermare i voli da e per l’Inghilterra sembra simile a quello che si fece nell’inverno scorso con la Cina. Il virus era già arrivato qui tra noi e noi lo cercavamo nei signori con gli occhi a mandorla».
Secondo il documento pubblicato sul sito del Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive (Ecdc), il virus mutato circolava già da novembre: in quel mese, tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca, e uno in Australia, sono risultate collegate al focolaio inglese. Ma probabilmente era diffuso anche prima, forse a partire da settembre non solo nel Regno Unito. E chissà se le impennate di contagi registrati da noi a fine estate non fossero effetto della mutazione, più che degli assembramenti in discoteche e dintorni. «A settembre la notizia (della mutazione del virus, ndr) non è stata diffusa perché era un’informazione tecnica, adesso sta diventando un’informazione di salute pubblica», ha spiegato Carlo Federico Perno, professore di microbiologia all’UniCamillus di Roma. Bassetti ha tranquillizzato circa l’ipotesi che gli antidoti in arrivo non siano efficaci contro il nuovo ceppo: «Funzioneranno lo stesso in quanto i vaccini fanno produrre al nostro corpo anticorpi contro molte parti della proteina spike, e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte. Quindi no panic», scriveva domenica sera sulla sua pagina Facebook. La variante del virus «non arriva solo dall’Inghilterra. Già un mese fa avevo detto di fare attenzione perché c’era l’evidenza di una nuova variante più contagiosa che non altera la letalità, per cui la pericolosità resta inalterata», dichiarava Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità, durante la trasmissione Non è l’arena di Massimo Giletti, su La7.
Secondo l’Oms, la nuova variante «non è fuori controllo». L’Ecdc raccomanda ai governi di «monitorare molto attentamente gli individui vaccinati in modo da identificarne l’eventuale inefficacia e l’insorgere dell’infezione. Inoltre i virus isolati da questi casi dovrebbero essere sequenziali e caratterizzati». Ieri a Bruxelles si è tenuto un vertice d’emergenza per coordinare la risposta a questa variante Covid, rimane ancora da definire la questione test molecolari o rapidi. Ovvero se quelli oggi a disposizione restano o meno validi. «Il cosiddetto “tampone” consente di rilevare l’infezione da Sars-CoV-2 compresa quella causata dalla variante inglese, ma per distinguere i vari ceppi varianti attualmente in circolazione è necessario procedere con il sequenziamento», ha precisato Antonio Mastino, microbiologo associato all’Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift). Secondo il ricercatore, però, «al momento non vi sono elementi per aumentare il livello di preoccupazione». Veneto e Lombardia sono state le prime Regioni a disporre disposto l’obbligo di tamponi per i cittadini che sono stati in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord negli ultimi 14 giorni. Intanto Covid (e Brexit) hanno affondato la sterlina, ieri scesa a 0,916 per un euro. Un lunedì nerissimo per Borse europee che hanno bruciato 202,63 miliardi di euro.
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