E Gualtieri la fa pagare ai romani
Lo stop agli aiuti mette a rischio i 14.000 cantieri aperti nella Capitale. Un regalo del sindaco che, quand’era ministro, celebrava la norma «nel segno del green deal».

«Sostenibilità e sicurezza al centro della nostra azione. Con la firma del decreto interministeriale che definisce le caratteristiche tecniche che devono soddisfare gli interventi di efficienza energetica, diventa pienamente operativo il superbonus 110% previsto dal decreto Rilancio». Pensieri e parole del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ad agosto 2020, epoca governo giallorosso, in qualità di ministro dell’Economia e proponente, mise il suo nome sotto il provvedimento nato in casa grillina, a contendersi la paternità del quale furono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Il ministro dem esultava: «Nel segno del green new deal andiamo avanti per un futuro più sostenibile e per fare dell’Italia il primo Paese a impatto zero sul clima a cominciare dalle nostre case». Un impatto zero, ma non per il bilancio dello Stato, visto che l’attuale titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato perché è stato necessario un decreto di stop delle agevolazioni edilizie: «I crediti legati al superbonus hanno raggiunto i 110 miliardi, dovevamo bloccare gli effetti di una politica scellerata che ha prodotto benefici per alcuni cittadini ma ha messo in carico a ciascun italiano, dalla culla a 90 anni, 2.000 euro a testa». Un esito tutt’altro che sostenibile, di cui Gualtieri non si è reso conto. E anche se Mario Draghi aveva messo in guardia sui «meccanismi di cessione crediti senza discernimento o discrimine», il Pd, grande sostenitore di super Mario e storico difensore dei conti pubblici, ora attacca il governo Meloni: «Fanno un danno alle persone meno abbienti e affossano il settore dell’edilizia».

Non pervenuto il sindaco Gualtieri, anche se in campagna elettorale per la conquista del Campidoglio aveva promesso: «Una delle mie prime delibere da sindaco sarà quella di trasferire le case di proprietà del Comune a Risorse per Roma, così da poter usufruire del 110%». I Comuni, infatti, non sono soggetti Irpef e non possono accedere direttamente del superbonus. Ma il dem pensava di utilizzare lo stesso escamotage pensato da Beppe Sala: attribuire il patrimonio comunale a una società partecipata rendendola «house providing». Ma mentre Gualtieri ha riconosciuto il diritto di residenza a chi occupa abusivamente le case, le periferie romane, con 5.000 alloggi popolari, non sono proprio «riqualificate».

In attesa del vertice di domani tra governo e imprese, dall’analisi del Cresme, centro di ricerche sociali ed economiche, commissionata dall’Ance Roma-Acer, l’associazione nazionale costruttori edili lo scorso dicembre, i dati erano chiari: nel Lazio, in particolare, a fine 2022 erano stati avviati 28.229 cantieri per 5,080 miliardi di euro. Dei cantieri aperti nella regione, ben il 66% si trova a Roma e provincia: quasi 14.000 cantieri con lavori progettati che hanno generato detrazioni per oltre 3 miliardi di euro. Nel Lazio, il 64,3% delle asseverazioni approvate per il superbonus aveva portato alla realizzazione effettiva dei lavori, una percentuale di completamento tra le più basse d’Italia (seconda solo alla Campania con il 62,5%). Nel complesso gli interventi finanziati valgono il 10% di quelli autorizzati a livello nazionale. E a lanciare l’allarme per la stretta sui crediti è il presidente Ance Roma-Acer, Antonio Ciucci: «Il blocco del superbonus rischia di bloccare il settore dell’edilizia. Il decreto non risolve il problema dei crediti incagliati, legati ai bonus edilizi. Si tratta di 15 miliardi di euro, già maturati, che se non pagati mettono a rischio 90.000 cantieri di ristrutturazione delle case delle famiglie italiane in corso in tutta Italia, 25.000 imprese e 130.000 lavoratori». Lo stesso Ciucci a dicembre però già sosteneva la necessità di «una riflessione più attenta per correggere ciò che non funziona in termini di costi per le casse dello Stato e mettere a sistema una misura più sostenibile».

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