Graduatorie errate e cattedre vuote. Le chiamate ai prof sono un altro flop
  • Oggi riaprono molti asili senza le indicazioni dell’Iss e il Dpcm sui trasporti. Mentre le liste dei supplenti restano nel caos. La trovata dell’assessore milanese: «Andate a scuola a piedi o in bici». E chi abita lontano?
  • Alberto Zangrillo: «Decorso regolare, però non si deve ancora cantar vittoria». Ricoverato Arturo Lorenzoni, sfidante di Luca Zaia positivo al Covid, dopo due svenimenti in diretta streaming

Lo speciale contiene due articoli

Oggi riapriranno molte scuole materne e non ci sono ancora il nuovo Dpcm del premier Giuseppe Conte sul trasporto scolastico e le linee guida dell’Istituto superiore di sanità sulla scuola. Martedì 8, a sei giorni dalla campanella, in commissione Istruzione del Senato spetterà proprio al ministro Lucia Azzolina fare il punto sulla situazione. Ma la situazione si prospetta già molto caotica. A partire dai trasporti.

«Accompagnateli a piedi», intima alle famiglie alla vigilia dell’apertura di nidi e materne l’assessore all’Educazione del Comune di Milano, Laura Galimberti. E anche per i ragazzi che rientreranno in classe la settimana prossima, l’invito è all’uso dei mezzi pubblici o, in alternativa, della bicicletta. Come se tutti gli studenti avessero la possibilità di scegliere una scuola a due passi dall’abitazione. Ma il vero tasto dolente scolastico riguarda gli insegnanti.

Dal sindacato Anief fanno sapere che «le graduatorie provinciali per le supplenze si confermano stracolme di punteggi non corretti per le valutazioni sbagliate di titoli e servizi, e di esclusioni immotivate di migliaia di candidati». Alcuni uffici scolastici regionali addirittura hanno pubblicato più versioni delle graduatorie. Gli elenchi, contenenti grossolani errori di calcolo, con il caso limite di un insegnante della Sicilia al quale sono stati assegnati 52 anni di servizio, alla vigilia della riapertura sono di nuovo in aggiornamento. E, così, l’Anief invita gli insegnanti a presentare i reclami il prima possibile, «perché l’amministrazione centrale, anche a seguito di una nota ufficiale inviata agli Uffici scolastici regionali, ha preso l’impegno di valutare con immediatezza i reclami dei docenti, con l’obiettivo di portare in cattedra i candidati posizionati meglio in graduatoria entro il 14 settembre». Ma al momento sembra un’utopia. «Solo tre aspiranti in Lazio, 56 in Lombardia, 54 in Veneto». A snocciolare i numeri dell’ennesimo flop della «call veloce», ovvero l’assunzione in una Regione diversa rispetto a quella in cui il docente ha vinto il concorso (senza neanche togliere il blocco quinquennale), voluta per fare un favore ad Azzolina che così puntava a compensare i vuoti creati dal suo no al nostro piano di stabilizzazione da graduatorie per disporre di tutti gli insegnanti titolari al riavvio delle lezioni, è il senatore Mario Pittoni, responsabile Scuola della Lega e vice presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. «È la certificazione del fallimento di una procedura», sottolinea Pittoni, «che ha sottratto tempo prezioso per organizzare le convocazioni dei supplenti e che ha avuto un costo amministrativo enorme, per non parlare di quello dell’infrastruttura informatica». Ma il ministro continua a raccontare un mondo assolutamente virtuale. Anche se sul Covid Azzolina è cauta: «Abbiamo lavorato per ridurre al minimo il rischio contagio ma la scuola non è un posto fatato, asettico, dove il rischio è zero. Per questo abbiamo lavorato con l’Iss per avere un protocollo e stabilire cosa si fa se c’è un contagiato in classe». Un protocollo che ancora non è arrivato ai dirigenti scolastici. Il ministro Francesco Boccia, invece, mette già le mani avanti: «I contagi ci saranno». Ma è convinto di riuscire a «gestirli in sicurezza».

Il governo punta su una nuova figura: il referente Covid. Dovrà promuovere azioni di informazione al personale e alle famiglie, ricevere segnalazioni nel caso in cui risultassero contatti stretti con un caso di contagio e trasmetterle alla Asl competente. E in attesa delle linee guida annunciate dal governo, l’associazione nazionale presidi ha dovuto mettere a punto un vademecum. Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, sostiene di essere favorevole al ripristino della figura del medico scolastico: «Un tempo c’era ed era dedito soprattutto al controllo delle vaccinazioni. Il Covid può spingerci a ripristinare questa figura, magari temporaneamente». Ma a pochi giorni dalla riapertura siamo ancora nel campo delle ipotesi. Nel Lazio, l’ufficio dell’assessore regionale alla Scuola è bersagliato da fax ed email di sindaci e dirigenti scolastici che denunciano le criticità che non riescono a risolvere per adeguare le scuole entro il 14 settembre. «Per questo motivo chiediamo al presidente Nicola Zingaretti di valutare seriamente la possibilità di posticipare l’apertura dopo le elezioni referendarie», chiede Fratelli d’Italia.

Il rientro, d’altra parte, avverrà in date e modalità diverse da Regione a Regione, da città a città e persino da scuola a scuola. Rispetto alla data generale hanno fatto subito una scelta autonoma la Provincia di Bolzano, dove i ragazzi torneranno in classe oggi, il Friuli dove si rientrerà il 16, la Sardegna (22 settembre), la Puglia, la Calabria, la Basilicata e l’Abruzzo (24 settembre). A queste rischia di unirsi la Campania. Il governatore Vincenzo De Luca ha già detto che «alle attuali condizioni formalizzeremo il rinvio dell’apertura dell’anno scolastico». E il leader del Carroccio Matteo Salvini commenta: «Far entrare in classe i ragazzi è la prima cosa da fare. I ministri Azzolina e Gaetano Manfredi sono due fantasmi e ora è il caos».

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