- Fermi da un anno i rimborsi degli acconti incassati dalla società che non ha mai consegnato le mascherine. L’opposizione va all’attacco. La Procura di Roma accelera sull’inchiesta per frode in pubblica fornitura.
- Il partito che si considera il più istituzionale ha preso una legnata dopo l’altra senza mai fare una scelta che non fosse contraddittoria. Il segretario-ologramma ha una precisa idea del potere ma nessuna di Paese.
Lo speciale contiene due articoli.
Le mascherine, in questo Carnevale sottotono, continuano a dare dispiaceri e non solo al commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri. Per esempio il governatore del Lazio Nicola Zingaretti non riesce a farsi restituire gli acconti versati per dispositivi mai arrivati. E non parliamo di noccioline, ma di quasi 13 milioni di euro versati sulla fiducia alla Ecotech Srl, ditta specializzata in lampadine che si era spericolatamente lanciata nel business.
L’ultimo aggiornamento sulla vicenda è arrivato ieri attraverso la replica a un’«interrogazione a risposta immediata» del 29 ottobre 2020 (sic). Il consigliere della Lega Orlando Tripodi chiedeva «chiarimenti urgenti sulle penali applicate (da 10.000 euro al giorno, ndr) alle ditte inadempienti per la fornitura dei Dpi e sui fondi pubblici anticipati dalla Regione Lazio» e il 3 febbraio, in diretta streaming, ha avuto la soddisfazione di ricevere una risposta. L’assessore al Bilancio Alessandra Sartore ha, infatti, riepilogato che alla Ecotech, «oltre alla richiesta di restituzione degli acconti versati sono state applicate penali per complessivi 320.000 euro e 730.000 euro a titolo di esecuzione in danno», con tanto di ricorso al decreto ingiuntivo. Ma se le sanzioni ammontano a poco più di un milione, che fine ha fatto l’intero tesoretto accreditato a marzo dalla Regione alla Ecotech? Non si sa. «Sono stati a oggi recuperati complessivamente 1.746.000 euro» ha dovuto ammettere la Sartore. Cioè esattamente la stessa cifra che era stata già restituita nel maggio del 2020. Da allora più niente.
Sulla carta la Ecotech avrebbe dovuto fornire alla Regione Lazio 7,5 milioni di dispositivi di protezione (Ffp3, Ffp2 e chirurgiche), per un valore complessivo di 35,8 milioni di euro, e in cambio aveva incassato un sontuoso anticipo da 14,6 milioni di euro. Le consegne sarebbero dovute avvenire tra il 23 marzo e il 6 aprile 2020. Ma l’11 aprile era stata consegnata solo la fornitura di mascherine chirurgiche con marchio cinese (mentre tutte le altre dovevano essere prodotti della 3M), costate 1,4 milioni di euro.
Per questi ritardi, con due atti del 29 marzo e del 2 aprile, la Protezione civile, nella persona di Carmelo Tulumello, aveva revocato alla Ecotech due affidamenti da 25,2 milioni di euro, confermando solo quello da 10,6 milioni di euro per le mascherine chirurgiche. Ma il 10 aprile, a sorpresa, la Regione aveva rinnovato la fiducia alla Ecotech. I due contratti erano stati confermati perché la Ecotech, a detta della Regione, aveva rilasciato «idonea garanzia fidejussoria» pari al valore dell’acconto, dopo aver dimostrato «l’effettiva realizzabilità della fornitura», anche attraverso la consegna della copia di una certificazione delle mascherine, che si è poi scoperto essere fasulla.
In realtà anche le polizze firmate dalla Regione con la Seguros Dhi-Atlas ltd di Andrea Battaglia Monterisi si sono dimostrate carta straccia. La giunta laziale ha provato a escuterle, ma la società di intermediazione finanziaria con base a Londra si sarebbe opposta al risarcimento. «Per questo ci siamo rivolti all’autorità giudiziaria e sono stati emanati decreti ingiuntivi sia nei confronti della Ecotech che della Seguros» spiegano dall’ufficio di Zingaretti.
In questa torbida vicenda l’unica buona notizia è che Battaglia Monterisi a novembre è stato assolto in un processo di camorra.
Di fronte a una tale débcle gli inquirenti capitolini hanno iscritto sul registro degli indagati i vertici della Ecotech, Sergio Mondin e la moglie Anna Perna, con l’accusa di frode in pubblica fornitura. Gli imprenditori hanno subito scaricato la colpa sui loro subfornitori, la Exor Sa del milanese Paolo Balossi e la Giosar della padovana Stefania Cazzaro.
Dalla Procura guidata da Michele Prestipino fanno sapere che, a livello giudiziario, potrebbero esserci presto novità.
Cesare Gai, avvocato dei manager della Ecotech, commenta: «Non mi risulta nessuna novità se non la proroga del termine delle indagini preliminari». E la restituzione dei denari a che punto è? «Siamo fermi alla solita cifra perché i mediatori ci prendono in giro da maggio. Abbiamo iniziato una serie di azioni, perché è inaccettabile quello ciò che hanno fatto. Auspico che vengano restituiti i soldi o che almeno arrivino le mascherine, visto il protrarsi della pandemia». Però anche il legale ammette che a marzo di un anno fa i dispositivi erano stati valutati un prezzo oggi impensabile.
L’11 maggio scorso la Regione aveva comunicato di aver recuperato, attraverso due distinti bonifici, 1 milione dalla Exor e 746.000 euro dalla Ecotech. Da allora più niente, anche se l’azienda importatrice di lampadine aveva presentato un piano di rientro rapido dei 13.520.000 euro di anticipi. In particolare la Exor avrebbe dovuto restituire 3,5 milioni entro il 22 maggio, la Giosar 4,74 entro la fine dello stesso mese e 3,5 milioni avrebbero dovuto essere ricavati dalla vendita di altri dispositivi di protezione. Niente di tutto questo è successo.
Ma la Ecotech non è l’unica azienda alla quale si era rivolta la Regione per acquistare Dpi mai arrivati: «Nei confronti della Internazionale Biolife sono state applicate penali per 2,74 milioni complessivi e si sta procedendo all’accertamento in entrata» ha dichiarato ieri l’assessore Sartore. Mentre alla European Network sono stati contestati ammanchi nelle forniture per un importo complessivo di 320.900 euro, «che la ditta stessa ha riconosciuto, emettendo le relative note di credito».
Dopo le dichiarazioni della Sartore è intervenuta anche la consigliera di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo, la quale, per prima, aveva denunciato le stranezze dell’affare Ecotech.
«Nella casse della Regione di Zingaretti mancano più di 12 milioni di euro, ma tutti i responsabili continuano ad essere saldamente ai loro posti, capo della protezione civile regionale in testa […]. I soldi da qualche parte saranno transitati, i cittadini del Lazio attendono fiduciosi risposte certe almeno dalla Giustizia». Che non dovrebbero tardare.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >