- Comparando le offerte dei titoli pubblici italiani con quelle fatte da Germania, Francia e Spagna emerge un dato inspiegabile: alla comparsa del coronavirus, tutti hanno accelerato, il nostro Tesoro invece è restato al palo. Perché questi tentennamenti?
- Raccolti dal Tesoro 22 miliardi, con le domande inevase sarebbero stati 35: quasi la cifra promessa dall’Ue Soldi non soggetti a condizioni e vincoli, a differenza di quelli prestati dal Meccanismo europeo di stabilità
Lo speciale contiene due articoli
Perché il Tesoro ha tirato il freno nelle settimane più delicate dell’emergenza Covid? Come mai, mentre i nostri partner aumentavano le aste per scongiurare strette di liquidità, il Mef è andato in senso opposto? Ecco le cifre che rendono ineludibile la domanda, a maggior ragione visto il successo del collocamento dei Btp Italia, che hanno portato 22,3 miliardi. Se a questi ultimi sommassimo anche gli ulteriori 12 di domanda potenziale non soddisfatta, saliremmo a quasi 35 miliardi di incasso per lo Stato. In soli 4 giorni. Senza missioni di monitoraggio, senza verifiche post programma, senza analisi di sostenibilità del debito, senza condizioni poste in ordine alla destinazione di quelle somme. Potremmo costruire nuovi ospedali a prescindere dalle spese sostenute per la crisi da Covid 19 oppure fare assunzioni per rinforzare gli organici di medici e infermieri ridotti all’osso da anni di tagli – in termini di mancata fisiologica crescita – al bilancio del Servizio sanitario nazionale. Il tutto nel pieno esercizio dei poteri del governo e del Parlamento. Invece da mesi il dibattito appare paralizzato dalla discussione su uno strumento di finanziamento, come il Mes, concepito per Paesi sull’orlo del fallimento, i cui titoli del debito pubblico non trovano compratori.
Ieri abbiamo documentato l’inspiegabile esitazione nelle emissioni di titoli pubblici avvenuta a marzo. Con i rimborsi (58 miliardi) che hanno superato le emissioni (35 miliardi) per ben 23 miliardi. Nel momento del maggior bisogno, con titoli in scadenza per 58 miliardi, il Tesoro ha pensato bene di procedere con il freno tirato e fare leva sulle disponibilità liquide ridottesi al minimo dai tempi della crisi dello spread di fine 2011.
Che a marzo ci siano stati sobbalzi di notevole entità sui flussi finanziari riguardanti il nostro Paese è stato confermato anche dai dati relativi alla bilancia dei pagamenti pubblicati da Bankitalia. Vendite nette per 51 miliardi di titoli pubblici da parte degli stranieri, oltre a 13 miliardi in azioni e obbligazioni private. Ma soprattutto il primo dato va letto congiuntamente con le mancate emissioni del Tesoro. In altre parole, come accade ogni anno in agosto, se i rimborsi di titoli superano le emissioni, cos’altro possono fare gli stranieri se non alleggerirsi di nostri titoli pubblici? Abbiamo quindi ritenuto opportuno allargare l’orizzonte di osservazione e comparare le emissioni di titoli pubblici italiani sia con gli anni precedenti sia, soprattutto, con quelle degli altri tre maggiori Paesi dell’eurozona (Germania, Francia e Spagna).
I risultati avvalorano i peggiori dubbi sulle tensioni e i tentennamenti che ci sono stati in quelle settimane a Roma, tra via Nazionale e via XX Settembre.
Nel primo trimestre 2020, le emissioni nette italiane sono state pari alla modesta cifra di 13 miliardi. Negli stessi mesi Germania, Spagna e Francia, mietevano a piene mani raccogliendo rispettivamente 33, 24 e 64 miliardi. Il dato della Spagna, rispetto a quello dell’Italia, risulta ancora più clamoroso, considerando che il debito italiano (in cifra assoluta) è circa il doppio di quello spagnolo e quello francese è quasi uguale. Ma l’anomalia dei 13 miliardi del primo trimestre risulta ancora più evidente facendo il confronto con il primo trimestre del 2019 e del 2018, quando l’Italia effettuò emissioni nette, rispettivamente, per ben 48 e 35 miliardi. Confrontando il primo trimestre 2020 rispetto a quello dell’anno precedente, le emissioni nette francesi sono cresciute da 48 a 64 miliardi, quelle spagnole da 22 a 24 miliardi, quelle tedesche esplose da 10 a 33 miliardi. Solo noi siamo rimasti al palo.
Finalmente ad aprile, soprattutto nella seconda quindicina, il Tesoro ha battuto un colpo. Le emissioni nette sono salite a 37 miliardi e quelle lorde a 66 miliardi. Un dato sicuramente rilevante, ma ancora inferiore a quello della Francia che ha emesso titoli per 95 miliardi. Nel frattempo il nostro governo, con un Paese già proiettato verso un calo del Pil annuale intorno al 10-12% (qualcosa come 170 miliardi) si baloccava ancora con una richiesta di maggior indebitamento per soli 20 miliardi.
I dati, reperibili sul dabatase della Bce, rivelano ancora un altro aspetto interessante. Il tasso nominale medio del nostro debito è pari al 2,6%, ma le nuove emissioni hanno un tasso medio che da gennaio decresce fino allo 0,4% di aprile, mentre i titoli rimborsati hanno un tasso medio del 1,4%. C’è un’occasione d’oro per mettere fieno in cascina, facendo entrare titoli con rendimenti storicamente bassissimi.
Ma qui arriva il convitato di pietra: il Presidente della Bce, Christine Lagarde. Pur con tutti i limiti «autoimposti» – ma dopo le sentenze della Corte di giustizia Ue e della Corte di Karlsruhe sull’Omt (2015-2016) e sul Qe nel (2018-2020), sappiamo che sono limiti superati i quali l’azione della Bce sarebbe giudicata in violazione dei Trattati – senza la Bce la speculazione martellerebbe senza pietà sul debito italiano. È lo «short» perfetto. Il programma Pspp partito a novembre 2019, ma rinforzato considerevolmente a marzo col Pepp, ha fatto registrare acquisti settimanali consistenti sin dalla seconda metà di marzo, fino a giungere a circa 45 miliardi medi settimanali a maggio. Su 26 miliardi di acquisti di debito degli Stati membri di aprile, il debito italiano ha fatto la parte del leone con 11 miliardi, il 42%. Il programma Pepp è arrivato a 182 miliardi al 15 maggio e conosceremo a breve la quota italiana.
Pur con molte remore e limitazioni, la Bce sta svolgendo il suo ruolo da tempo. Perché, se la fontana era aperta, il cavallo non è stato portato ad abbeverarsi? Lo si vuole condurre verso la pozza maleodorante del Mes?
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