Gas, Cingolani non ha un piano. I gestori sì: staccare la luce
  • Non ci sono gli atti di indirizzo per un’eventuale emergenza: priorità, quote di solidarietà europea, distacchi programmati. I fornitori invece fanno liste nere: via la corrente ai morosi e stop ai contratti a chi è in difficoltà.
  • Si disdettano forzatamente e più velocemente di un tempo i contratti a morosi o insolventi. O non li si rinnova a chi non ha saldato una vecchia bolletta. Federconsumatori chiede un blocco dei distacchi come con il Covid.
  • La prima mossa per non restare al buio è rateizzare il più a lungo possibile il debito. Poi passare dal mercato a maggior tutela a quello libero. In attesa del decreto Aiuti quater del nuovo governo.

Lo speciale contiene tre articoli.

La crisi energetica che sta sconvolgendo l’Europa si sta avvitando sempre di più in vista dell’inverno. Nel complesso e frastagliato quadro europeo attuale, la questione energetica italiana assume una sua particolare curvatura, stretta com’è tra professioni di ottimismo governativo (di solito smentite dai fatti dopo poche ore) e fondati timori sulla tenuta del sistema. Poche cose sono sicure al momento: tra queste, il fatto che se non viene attuato con immediatezza un robusto sostegno finanziario a famiglie e imprese il Paese scivolerà nella desertificazione industriale e nella povertà, a causa dei costi insostenibili dell’energia.

Un’altra cosa sicura è la mancanza di alcuni provvedimenti importanti per poter superare l’inverno, che sarà presumibilmente assai difficile dal punto di vista delle restrizioni sui consumi energetici che si prospettano. Queste restrizioni, chiamate soavemente «risparmi» da chi le impone, sono di origine diversa e si applicano a cose diverse. La prima dose di razionamenti riguarda il gas, per il quale l’Unione europea, con il regolamento 2022/1369, ha chiesto agli Stati membri di fissare obiettivi volontari di riduzione dei consumi. Oggi esiste quindi un obiettivo italiano (auto-imposto) di riduzione del 15% dei consumi nazionali nel periodo da agosto a marzo. Forse tale obiettivo potrebbe essere ridotto al 7%, ma su questo non è stata fatta chiarezza. L’Italia si è impegnata in tal senso attraverso il ministro Roberto Cingolani, il quale ha presentato a settembre un Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas che prevede l’accensione posticipata dei riscaldamenti civili, il loro spegnimento anticipato, l’obbligo di non superare i 19 gradi di temperatura in casa. A questo si aggiunge l’utilizzo prioritario delle centrali termoelettriche a carbone, che dovrebbe diminuire il consumo di gas, e una campagna di informazione per spingere al risparmio i cittadini. Complessivamente, da queste misure di austerità il governo si aspetta di evitare il consumo di ben 8,2 miliardi di metri cubi di gas.

A queste riduzioni si aggiungono quelle decise, sempre dall’Unione europea, sull’elettricità, con un regolamento che dovrebbe essere approvato domani dal Consiglio europeo: si dovrà risparmiare energia proprio nei periodi di maggior consumo, tagliando i picchi orari del 5%. Una norma piuttosto complessa da applicare e sulla cui reale efficacia ci sono dubbi.

Ma non è tutto. Prima ancora di queste restrizioni esisteva già un piano di emergenza nazionale, che è in uno status di pre-allarme dallo scorso febbraio ma che da allora giace, dimenticato, nel limbo (vedi La Verità del 28 febbraio 2022). Questo piano, che esiste in base a una legge italiana di oltre dieci anni fa, contempla tra l’altro il distacco programmato di grandi utenze e disposizioni al gestore del sistema di trasporto e stoccaggio del gas per aumentare la disponibilità di gas. La legge 5 aprile 2022, n. 28 prevede che il ministero della Transizione ecologica possa attuare questo piano di emergenza senza indugio, sulla base di direttive dello stesso Mite. Peccato che proprio di questi atti di indirizzo non ci sia traccia: se l’emergenza venisse dichiarata oggi, non è chiaro cosa bisognerebbe fare. Gli atti mancanti sono importanti perché devono definire le procedure con cui, ad esempio, i soggetti interrompibili (grandi consumatori industriali che danno la disponibilità a vedersi sospese le forniture di gas) verranno chiamati in causa, così come le priorità e l’utilizzo del gas risparmiato. Dove verrebbe reimpiegato il gas non consumato? Con quale priorità di allocazione? Non solo: il piano di emergenza nazionale deve essere coordinato con il piano volontario di risparmio gas (quello da Regolamento 2022/1369 di cui si è parlato sopra), anche per evitare duplicazioni e magari sacrifici inutili alla popolazione. E ancora, è possibile che ci siano utilizzatori di gas disposti a rinunciare volontariamente al proprio consumo: a chi e come questi soggetti dovrebbero manifestare tale disponibilità?

Il Mite non deve chiarire solo su questi punti. Esiste anche il tema della solidarietà europea con gli altri Paesi membri: nel caso in cui questa venisse invocata, come dovrebbe svolgersi? La solidarietà dovrebbe prevedere la cessione fisica di gas da un Paese all’altro, magari rinunciando a parte dell’importazione per lasciarla nel Paese di transito che ha chiesto l’attivazione della solidarietà. Ma questa può attivarsi mentre il Paese si trova già in situazione di emergenza conclamata? In che misura?

Il quadro normativo per l’applicazione delle riduzioni di consumo e la gestione dell’emergenza, come si può intuire, non solo è assai complesso, perché vede la stratificazione di regole di origine diversa in tempi diversi, ma è anche largamente incompleto nella parte attuativa. Come già sottolineato, al Mite in particolare è demandato il compito di sviluppare una regolamentazione di dettaglio molto tecnica, ma molto importante e soprattutto urgente. Il Paese viaggia verso un inverno che già si preannuncia assai difficile, durante il quale ai cittadini e alle imprese saranno richiesti sacrifici pesanti. Lasciarlo sospeso in una lacuna normativa su un argomento tanto spinoso sarebbe imperdonabile.


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