- Decisivo il ruolo del braccio destro del ministro, già dirigente ai tempi del Pd. Roberto Reggi via dal Demanio: lascia in eredità le sue assunzioni in ruoli chiave.
- Torna in pista Benedetto Mineo, ex ad di Equitalia, uomo dello staff di Totò Cuffaro detto Vasa Vasa. Messo in disparte da Matteo Renzi, è il nuovo direttore di Dogane e monopoli.
Lo speciale contiene due articoli
In un colpo solo il governo ha licenziato il numero uno dell’Agenzia delle entrate, il renziano Ernesto Maria Ruffini, il responsabile del Demanio, già sindaco del Pd, Roberto Reggi, e il capo delle Dogane, Giovanni Kessler, in precedenza parlamentare piddino. Se la scelta di avviare lo spoils system è chiara, a destare sorpresa è stato il nome del successore di Ruffini. Per la prima volta a prendere le redini delle Entrate e della riscossione è stato chiamato un generale della Guardia di finanza. Si chiama Antonino Maggiore. Il prescelto ha un legame di parentele indiretta con il generale di Divisione, Carmine Lopez, che dal 2015 collabora con proprio con il gabinetto del Mef. A voler Maggiore (al di là dell’unanimità di facciata) è stato infatti il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, consigliato dal suo capo di gabinetto, Roberto Garofoli, già dirigente nel Mef del governo Renzi e in quello di Paolo Gentiloni.
Sul tavolo per la successione a Ruffini c’era anche il nome di Giovanna Alessio, attuale direttore della Regione Campania spostata dalla Lombardia, che ha gestito per anni con ottimi risultati. A quanto risulta alla Verità non avrebbe superato il vaglio del capo di gabinetto.
Garofoli ha grande consuetudine con i vertici delle Fiamme gialle e anche con il consigliere militare di Sergio Mattarella, il potente Rolando Mosca Moschini, già comandante generale della Gdf e e capo di Stato maggiore della Difesa. Da questa filiera nasce l’idea di mettere un militatre al vertice delle Entrate. Il leader dei 5 stelle, Luigi Di Maio, ha subito approfittato per far presente soprattutto ai propri elettori che il messaggio è diretto ai grandi evasori. Sul piano tecnico, bisognerà vedere come reagiranno funzionari e dirigenti delle Entrate.
Se l’idea è quella di fare tabula rasa con le nomine interne avvenute negli ultimi due anni, le premesse ci sono tutte. Se la figura di Maggiore sarà quella giusta per gestire la nuova rottamazione delle cartelle da 3,5 miliardi di euro è invece tutto da scoprire.
D’altronde a finire a coordinare le Dogane e i monopoli è Benedetto Mineo, già vice capo di gabinetto di Totò Cuffaro e capo di Equitalia ai tempi di Attilio Befera. A Mineo va un incarico molto delicato e conteso. Il manager avrà sei mesi per riorganizzare il comparto giochi che dipende dai Monopoli. Ci sono numerose gare e concessioni di Stato che vanno in scadenza a fronte di introiti miliardari. Resta infine da analizzare l’incarico di direttore del Demanio che, sottratto a Roberto Reggi, finisce al prefetto Riccardo Caprino. Peccato che l’ex sindaco del Pd lasci in eredità il suo tocco sulle nomine.
Nelle ultime settimane ha infatti pubblicato e assegnato la gara per cambiare il logo del Demanio, esigenza improrogabile evidentemente, in piena finestra spoils system, con un bando aperto lo scorso 5 luglio e chiuso il 18 luglio con una base d’asta di 50.000 euro. Ma è a febbraio che Reggi ha l’intuizione. Fiuta che l’aria sta cambiando e che il suo Pd non ce la farà a vincere le elezioni e pubblica bandi di gara per un centinaio di assunzioni a tempo indeterminato, tra cui quella del direttore dei Servizi al patrimonio. Una coincidenza – come La Verità ha già avuto modo di scrivere – che desta qualche dubbio: perché fare una selezione con un anno e mezzo di anticipo?
Forse perché c’era il sentore di un forte cambio di passo. L’unico infatti che fino all’ultimo ha sperato di rimanere al suo posto è stato Ruffini, forte della sua esperienza nel gestire la rottamazione delle cartelle. Vedremo se Tria ha in mente un direttore di pace o di guerra. Stando al contratto di governo dovrebbe apparecchiare un periodo di pace fiscale, ma potrebbe far prevalere il lato di inquirente. In ogni caso c’è il motto: si vis pacem para bellum.
Claudio Antonelli
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