Appena 10 milioni di euro per rilanciare il sistema dei musei e teatri a livello nazionale. È quello che ha previsto fino adesso nel decreto Cura Italia il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Perché a ben guardare tra le righe degli aiuti stanziati dal governo si scopre che di fondi freschi ne arriveranno davvero pochi. A Roma c’è chi sostiene che il ministro sia più impegnato nella campagna elettorale in vista del 2022, quando si nominerà il nuovo capo dello Stato. Franceschini è uno dei candidati. Quindi ci sono da tenere buone le istituzioni, in particolare il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, strattonato a destra e a manca da tutti i ministeri per trovare risorse utili per fronteggiare la crisi economica dopo l’emergenza sanitaria.
A Milano intanto, l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno se la prende con la Regione Lombardia, sostenendo che serva un piano regionale di rilancio del musei. Il problema è che Del Corno soffre della crisi economica di Palazzo Marino come delle mancate risorse del governo. Perché la tanto criticata regione amministrata da Attilio Fontana è riuscita negli ultimi mesi a mettere sul piatto già 5, 6 milioni di euro per riaprire la maggior parte dei musei lombardi. Sono i numeri a dirlo. Il Comune di Milano ha pubblicato un bando per erogare il fondo chiamato «Mutuo soccorso per la cultura» pari a 2 milioni di euro. Il problema è che non sono fondi comunali, ma frutto di donazioni di banche e privati, appena un quinto di quello raccolto in totale in questi mesi in piazza della Scala. L’assessore all’Autonomia e cultura in Regione Stefano Bruno Galli, invece, ha già stanziato per lo spettacolo e la promozione educativa culturale 5.175.000 euro. A questi va aggiunto un altro mezzo milione di euro per il circuito regionale delle opere nei teatri. Non solo. Sono stati anticipati 6, 5 milioni di euro alle partecipate regionali, tra cui il Teatro alla Scala, il Piccolo Teatro e molti altri ancora.
Del resto in Lombardia la cultura vale più di 25,4 miliardi di euro, con 365.000 addetti ai lavori, che incidono per il 7,3% sull’occupazione e il 7,5% sul fatturato regionale. Per di più, mentre a livello nazionale c’è stata una flessione nei visitatori, anche perché c’è stato un aumento dei biglietti, in Lombardia il sistema nell’ultimo anno ha fatto registrare un aumento di affluenza e sembra tenere nonostante l’emergenza coronavirus.
Su 585 musei hanno già riaperto in 100. Ripartito il 18 maggio, il Vittoriale – la residenza sul Lago di Garda dove il poeta vate Gabriele D’Annunzio trascorse gli ultimi anni della sua vita – ha registrato il 31 maggio cifre simili a quelle del 2019: quasi 1.000 visitatori con una diminuzione di appena 19 unità. Non solo. Il presidente della Fondazione del Vittoriale Giordano Brun Guerri ha stanziato anche 100.000 ingressi gratuiti per i medici. La situazione non è semplice. Dal 2019 a oggi la casa di D’Annunzio ha avuto un aumento di visitatori del 40%, come anche il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano (+26%) mentre la Triennale di Milano ha avuto una leggera flessione.
Nei prossimi mesi la Regione dovrà varare nuove misure per portare nei luoghi di cultura soprattutto i cittadini lombardi, anche perché il turismo italiano e estero subirà una flessione. Bruno Galli ha già previsto un bando per innovare dal punto di vista tecnologico tutti musei. Soprattutto saranno premiate le realtà che durante l’emergenza avranno saputo investire sulla tecnologia, come per esempio il Museo Risorgimentale di Solferino della battaglia che ha offerto visite virtuali, rubriche digitali e percorsi online molto seguiti durante la pandemia.
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