- Silvio Brusaferro (Iss) ammette: «L’indice si può cambiare». Il premier lascia intendere l’arrivo di nuovi allentamenti: «Voglio riaprire».
- Medici e pazienti contro «Tachipirina e attesa». Erich Grimaldi: «Ora Speranza ci incontri».
Lo speciale contiene due articoli.
«Io, come credo la maggior parte degli italiani, voglio riaprire»: un Mario Draghi tonico e determinato come non mai, da Oporto, pronuncia quelle frasi che gli italiani non vedevano l’ora di ascoltare. Soddisfatto e ciarliero, Draghi scherza per il canto di un pavone, che interrompe di continuo la sua conferenza stampa. Dopo una domanda sul coprifuoco, il premier sorride e dice, rivolgendosi al pennuto: «Ha risposto lui, vediamo che dice». La sensazione è che, anche se il premier non può esporsi più di tanto, per non creare altre fibrillazioni nella sua ampia e variegatissima maggioranza, il coprifuoco alle 22, come anticipato dalla Verità già due settimane fa, finirà nell’archivio dei brutti ricordi alla fine della prossima settimana. Eliminato del tutto o spostato alle 23 o a mezzanotte? Ancora non si sa: ciò che si sa è che Draghi lascia aperto più di qualche spiraglio: «Io voglio riaprire», sorride il premier, «voglio che le persone tornino fuori a lavorare, a divertirsi, a stare insieme, ma bisogna farlo in sicurezza, calcolando bene il rischio che si corre. I dati sono abbastanza incoraggianti. Se l’andamento dovesse continuare in questa direzione, la cabina di regia procederà con altre riaperture. È importante essere graduali», aggiunge Draghi, «anche per capire quali riaperture avranno più effetto sui contagi e quali meno». Il pavone, del resto, nella simbologia cristiana rappresenta la Resurrezione perché in primavera, dopo aver perso le piume, ne acquisisce di nuove ancora più belle. E si avvicina la Resurrezione di questa Italia afflitta da un anno e mezzo di pandemia, che vede finalmente la luce in fondo al tunnel. Non a caso anche il M5s si tuffa a pesce sull’imminente eliminazione, o comunque spostamento in avanti, del coprifuoco: «Il 16 maggio? Credo», dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a L’Aria che tira, su La7, «sia una data auspicabile per superare il coprifuoco, ma ovviamente non è un liberi tutti. Ci siamo passati altre volte». «I dati dei contagi», ribadisce il sottosegretario grillino all’Interno, Carlo Sibilia, a Rainews24, «sono in discesa. Serve ancora prudenza, ma penso ci siano le condizioni per slittare il coprifuoco a mezzanotte a partire da metà maggio, per venire incontro alle attività serali all’aperto. E in base ai dati valutare ulteriori riaperture».
Il coprifuoco alle 22 potrebbe dunque diventare un brutto ricordo tra sette giorni. La prossima settimana, infatti, dopo una riunione della cabina di regia con i capidelegazione dei partiti di maggioranza, il Consiglio dei ministri si riunirà per effettuare la programmata verifica sull’andamento dei contagi dopo le prime riaperture dello scorso 26 aprile. In quella sede, se i dati saranno confortanti, il Cdm adotterà una delibera per spostare o eliminare il coprifuoco, e se sarà possibile per dare il via libera ad eventuali altre riaperture. Sperano in qualche buona novità in particolare i gestori dei bar e dei ristoranti al chiuso, che ancora non hanno potuto tornare a lavorare.
Intanto, un altro dei totem della stagione più buia della pandemia sta per finire in soffitta: il famigerato Rt, l’indice di contagio, in base al quale viene deciso in quale fascia di rischio collocare le Regioni italiane. Il presidente della Conferenza delle Regioni, il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga della Lega, torna a chiedere di rivedere i parametri di rischio «ora che i numeri si sono ridotti. Insistere con l’Rt», dice Fedriga al Corriere della Sera, «rischia di essere discorsivo. Chiediamo nuovi parametri e su questo c’è condivisione. La prossima settimana incontreremo il ministro Speranza e lì esamineremo il lavoro che sta facendo su questo tema un tavolo tecnico. Va fatta una valutazione», aggiunge Fedriga, «sull’opportunità di anticipare anche le riaperture o la ripresa di attività previste per giugno e luglio. Mi riferisco alle palestre, ai parchi tematici, alla ristorazione al chiuso, ai centri commerciali nei weekend». Fedriga già l’altro ieri aveva articolato le sue critiche all’utilizzo dell’Rt: «Un indice da tenere in considerazione», aveva detto Fedriga a Sky Tg24, «è l’Rt ospedaliero: fa capire se aumentano o diminuiscono le richieste di ospedalizzazione ed è un indicatore che può dare segnale importante, e che non dà una visione distorta». L’Rt classico, in sostanza, soprattutto quando i nuovi contagi calano, rischia di non essere più attendibile rispetto al rischio reale, ma di oscillare in maniera consistente anche con pochissimi positivi, portando in zona arancione o rossa regioni con pochissimi ospedalizzati e con le terapie intensive semivuote. Anche l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute stanno studiando un nuovo modello di classificazione del rischio: «Siamo in fase di transizione», dice a Repubblica Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, e portavoce del Comitato tecnico scientifico, «e ci stiamo avvicinando verso un nuovo scenario dove il numero persone vaccinate e protette sta crescendo rapidamente. È chiaro che anche il modello di valutazione del rischio e dell’allerta deve essere modificato».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >