Conte insegue Salvini con i controtavoli sociali per limitare l’effetto flat tax
  • Il premier, superato dal ministro dell’Interno, incontra industria e sindacati. E contrappone il taglio delle tasse al cuneo fiscale.
  • L’Istat vede la ripresa dell’economia: «L’Italia è in lieve miglioramento». Secondo l’istituto si è interrotta «la flessione in atto». Sale la fiducia delle imprese.

Lo speciale comprende due articoli.

Una delle battute più divertenti e perfide pronunciate da Matteo Salvini nei confronti di Giuseppe Conte, alcune settimane fa, davanti alla reiterata rivendicazione del ruolo di premier da parte dell’«avvocato del popolo», suonava più o meno così: «Io non sento tutte le mattine il bisogno di ripetere a me stesso che sono il ministro dell’Interno».

Punzecchiature a parte, proprio il tema del dialogo con le parti sociali rende plasticamente l’idea dei «due governi paralleli» al lavoro, e dell’inseguimento un po’ affannoso da parte del premier rispetto al ministro dell’Interno. Curiosamente, l’effetto si riverbera su Confindustria e sindacati, chiamati a una specie di giro turistico tra Viminale e Palazzo Chigi, sedi di due distinti cicli di consultazioni.

Salvini, accompagnato dalla squadra economica della Lega, fu a onor del vero il primo a iniziare questa fase di ascolto, il 15 luglio. Al Viminale furono accolte, tutte insieme, decine di sigle datoriali e sindacali, a ciascuna furono concessi tre minuti di intervento, e al termine il leader leghista tenne una significativa conferenza stampa, marcando per la prima volta una visibile leadership anche sui temi economici. Una giornata da primo ministro, ben più che da azionista di riferimento dell’esecutivo. Così, nelle due settimane seguenti, diverse associazioni hanno fatto giungere al titolare del Viminale suggerimenti e proposte, sicché Salvini, il 30 luglio, ha preso carta e penna chiedendo agli interlocutori se fossero disponibili a un nuovo incontro per il 6 agosto, cioè per stamattina. Il primo agosto, avendo ricevuto quella che Salvini definisce una «netta maggioranza» di risposte positive, il leader leghista ha confermato la convocazione: per oggi, dalle 10 alle 15.

Nel frattempo, per risalire la china e per ricordare a tutti che il capo del governo sarebbe lui, pure Conte si è organizzato. E, in fretta e furia, ha dato vita a Palazzo Chigi a tre distinti appuntamenti di ascolto. In tutti e tre i casi, non ricevendo le parti sociali tutte insieme, ma scaglionando gli appuntamenti: un’ora per la trimurti Cgil-Cisl-Uil, un’ora per gli altri sindacati, un’ora per le cooperative, un’ora per l’agricoltura, e così via, fino al surreale blocco (solo un’ora) per ben 11 sigle del mondo produttivo, dell’industria, del commercio, dell’artigianato, delle professioni e della proprietà immobiliare. Ritardi pazzeschi, discorsetti rituali del premier (del tipo: «Siamo qui per ascoltare»), sforzo degli auditi di concentrare al massimo richieste e proposte, e brevi repliche di qualche ministro.

Il primo incontro da Conte è stato il 25 luglio sulla riforma fiscale; il secondo incontro il 29 luglio sul cosiddetto «piano per il Sud» (in entrambi i casi, tra i presenti, il vicepremier Luigi Di Maio e i ministri Giovanni Tria e Barbara Lezzi); il terzo (forse un piccolo dispetto da parte di Conte anche sul piano del calendario, per anticipare Salvini di mezza giornata) si è tenuto ieri pomeriggio su lavoro e welfare. Ieri, insieme a Conte, ancora Di Maio e Tria, più i ministri della Salute, Giulia Grillo, e della Famiglia, Alessandra Locatelli, oltre ai viceministri all’Economia, Massimo Garavaglia e Laura Castelli.

E la novità di ieri è che Conte ha annunciato un nuovo round di incontri a settembre, quando si entrerà nel vivo della preparazione della manovra. Insomma, Conte (non casualmente, sempre accompagnato da Di Maio) cerca come può di marcare il territorio e di arginare la forza di Salvini.

Anche ieri, per il resto, il premier non ha detto granché di nuovo: «La prima fase della nostra azione di governo si è concentrata sul contrasto al profondo disagio che ha interessato le fasce più deboli della società». «Con la prossima manovra», ha proseguito, «intendiamo dare attuazione alla “fase 2″ per realizzare un patto per la crescita e lo sviluppo sociale basato su quattro pilastri: la tutela della sicurezza sociale, le politiche attive del lavoro e la formazione, un quadro fiscale e normativo favorevole alla competitività e, infine, il sostegno agli investimenti privati e pubblici». Infine, un cenno agli interventi necessari «a favore di famiglie e natalità».

Formalmente, nulla di sbagliato. Ma siamo dinanzi a intenti generici, vaghi, omnicomprensivi, un po’ alla democristiana. Nessun cenno alla flat tax intesa come choc fiscale: tutto ridotto alla tenue evocazione, come abbiamo visto, di «un quadro fiscale favorevole alla competitività». L’unico passaggio meno incolore sul fisco (segnale politico evidente) va semmai nella direzione di una bandiera agitata dal M5s (insieme al salario minimo), quella relativa al cuneo fiscale, curiosamente messa dai grillini in contrapposizione alla flat tax: «Bisogna affrontare l’emergenza salariale. Intendiamo perciò procedere con un significativo taglio del cuneo fiscale e contributivo», ha scandito Conte. Facile immaginare che stamattina al Viminale toni e contenuti saranno piuttosto diversi: flat tax e estensione della pace fiscale.

Tra le organizzazioni ascoltate ieri, Cgil-Uil-Cisl, l’Ugl, l’Alleanza delle cooperative, il Forum del terzo settore, le organizzazioni del mondo agricolo, e poi Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Cna, Ance, mentre hanno chiuso la sequenza Ania (assicurazioni) e Abi (banche). Quanto a Confedilizia, l’organizzazione dei proprietari immobiliari, ha insistito sul fatto che «l’occupazione si favorisce anche con la mobilità delle persone sul territorio, per ottenere la quale è indispensabile incentivare l’affitto».


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