Cappato fa il pesce in barile sull’eutanasia
  • Polemiche dopo la notizia – data dalla «Verità» – della possibile proroga della scadenza della legge sul fine vita. Smentito il contatto tra Sergio Mattarella e il presidente della Consulta. Il radicale attacca Maria Elisabetta Casellati, ma a tifare per un rinvio sono il Colle e la Santa Sede.
  • La legge bioetica di Emmanuel Macron estenderà la fecondazione assistita alle coppie di lesbiche.

Lo speciale contiene due articoli

Si è tenuta a Roma la manifestazione «Liberi fino alla fine»: un evento, promosso dall’associazione Luca Coscioni. «Quasi 800 persone si sono rivolte a Mina Welby e a me per chiedere di poter morire e avrebbero potuto prendere una decisione diversa se fossero state assistite da un medico, uno psichiatra, un assistente sociale», ha affermato Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, nella conferenza stampa introduttiva. Obiettivo dell’evento era quello di spingere il Parlamento a esprimersi entro il 24 settembre sul divieto di aiuto al suicidio, previsto dall’articolo 580 del codice penale. Tutto nasce dal processo sulla morte di Dj Fabo, portato in Svizzera a morire da Cappato, attualmente imputato.

Proprio il 24 settembre è prevista la nuova udienza della Corte costituzionale che, lo scorso autunno, aveva dato un ultimatum al Parlamento: fate una legge entro un anno o dichiareremo incostituzionale l’articolo 580.

All’epoca, Cappato esultò. «La Corte», disse, «ha riconosciuto le nostre ragioni e dà un anno di tempo al Parlamento per fare ciò che chiedevamo da cinque anni. È un risultato straordinario». Da allora nessuna nuova norma è stata approvata. A ridosso della scadenza si è fatta strada l’ipotesi – anticipata dalla Verità – che la Consulta avrebbe potuto concedere una proroga.

A questo proposito, negli ultimi giorni sono scoppiate durissime polemiche. Soprattutto dopo che è emersa la notizia di una telefonata tra la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, e il presidente della Consulta. Telefonata «informale» e senza riferimenti alla sentenza, secondo Palazzo Madama. Ma secondo Cappato, «non esiste alcun modo e alcuna forma per il presidente di un’assemblea parlamentare di fare pressione sul massimo organo giurisdizionale italiano. È gravissimo perché sono due competenze diverse e la Corte costituzionale non ha un modo pubblico per difendersi. Spero che sia il presidente della Repubblica a chiarire che questo tipo di pressioni in una democrazia liberale non devono essere accettate». Sulla stessa linea si sono collocati anche i senatori del Movimento 5 stelle, secondo i quali «non bisogna interferire nei lavori della Corte in modo che si possa esprimere senza ulteriori rinvii».

Ulteriore tensione si è aggiunta ieri pomeriggio, dopo la diffusione della notizia – poi seccamente smentita dal Colle – secondo cui anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, avrebbe telefonato al presidente della Consulta, Giorgio Lattanzi. Cappato è intervenuto su Twitter: «Pare che anche il presidente della Repubblica abbia chiamato il presidente della Corte costituzionale sul processo per il quale rischio fino a 12 anni di carcere. Spero arrivi la smentita, altrimenti sarebbe grave». La smentita è arrivata e ovviamente ne va dato conto. Ricordando però anche alcuni fattori significativi.

In primo luogo, l’attacco alle presunte interferenze della Casellati suona esagerato: se è infatti vero che ricopre un ruolo istituzionale di alto rilievo, non gode certo di legittimazione politica, essendo espressione di un partito che, salvo sorprese, non è certo in maggioranza né lo è stato in questa legislatura. È molto probabile dunque che la sua iniziativa – se c’è stata – sia stata suggerita dall’alto e trovi l’appoggio implicito e indichiarabile di Mattarella. Con ogni probabilità l’intenzione trapelata da molti membri della Consulta di prorogare la sentenza nasce da una considerazione politica: l’attuale maggioranza non ha più forza politica della precedente per legiferare efficacemente su un tema divisivo come il suicidio assistito. La coalizione giallorossa è litigiosa e profondamente eterogenea. In quest’ottica, lo scoglio principale sarebbe rappresentato dalla possibilità di tenuta della stessa maggioranza. Una maggioranza che, su una questione tanto spinosa, potrebbe frantumarsi con deleterie ripercussioni sull’esecutivo, soprattutto davanti a una sentenza che creasse un vuoto legislativo drammatico.

Un simile scenario di certo non piace anzitutto agli ambienti che hanno puntato sulla nascita dell’attuale governo, tra cui il Quirinale e il Vaticano. La Santa Sede e la Cei insomma vedono senza dubbio di buon occhio una proroga. Lo stesso capo dei vescovi italiani Gualtiero Bassetti, dopo lunghi silenzi ha affermato che «l’approvazione del suicidio assistito nel nostro Paese aprirebbe un’autentica voragine dal punto di vista legislativo». Cappato ha quindi parzialmente ragione nel sostenere che la Corte sta operando anche sulla base di considerazioni politiche. Ma di natura politica era, fin dall’origine, anche la richiesta al Parlamento di legiferare sull’eutanasia in tempi e modi «orientati». È quanto meno irrituale infatti che la Consulta, anziché esprimersi sulla costituzionalità di una norma, sospenda di fatto il proprio giudizio e chieda ai parlamentari di colmare un vuoto legislativo che non c’è. Solo che allora a Cappato faceva comodo, ora no.

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.