Il nuovo piano pandemico? Prima il danno, poi la beffa
  • Il ministero della Salute ha mentito su documenti segreti, task force, report dell’Oms, mascherine, vaccini e siringhe. Ma pare preoccuparsi solo di «non creare stereotipi».
  • L’ex generale Pier Paolo Lunelli, che ha svelato i difetti del piano pandemico, ammette: «Aderire al Regolamento sanitario internazionale avrebbe aiutato. E valutare quanto avvenuto nella prima ondata sarebbe stato utile per evitare i nuovi errori».

Lo speciale contiene due articoli.

Da un paio di settimane, il ministero della Salute ha preso a diffondere le bozze di un documento intitolato Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023. L’operazione è ben oltre i limiti del ridicolo: trattasi, infatti, del famigerato piano pandemico che l’Italia avrebbe dovuto aggiornare (al più tardi) nel 2013. Che al ministero si siano messi a lavorarci ora, quando ormai il disastro ci ha investiti in piano, è semplicemente offensivo. In ogni caso, le bozze del nuovo piano hanno da subito suscitato perplessità. In particolare il paragrafo in cui si prospettava una sorta di eutanasia ai danni dei pazienti più fragili in caso di «scarsità di risorse». Dopo le polemiche sul tema, il ministero è corso ai ripari: ha corretto il tiro, ha elaborato una ulteriore bozza di piano, e l’ha inviata per approvazione alla conferenza Stato-Regioni. Il nuovo testo è privo dei passaggi sulla selezione dei malati, però contiene altri paragrafi che lasciano basiti. Ci riferiamo alla parte del piano relativa alla gestione della comunicazione istituzionale in caso di epidemia.

Intendiamoci: tutti i modelli di piani pandemici prevedono sezioni dedicate all’informazione. È ovvio, del resto, che in caso di emergenza sia fondamentale una adeguata gestione delle comunicazioni. Le linee guida dell’Oms, ad esempio, insistono sul fatto che i governi dovrebbero relazionarsi ai cittadini con la massima trasparenza. E infatti nella nuova bozza uscita dal ministero si parla di «coinvolgimento delle comunità nei casi di allerta e minacce per la salute pubblica».

Purtroppo, però, il piano ministeriale contiene anche un altro capitoletto, nel quale si spiega che in caso di emergenza si deve «attivare un monitoraggio dei casi di divulgazione di notizie false, confondenti, non verificate e fake news e garantire immediata risposta per prevenire la creazione di stereotipi sulle persone malate, i loro familiari, o su razze e gruppi sociali particolari che possono portare ad adottare comportamenti discriminatori e di stigma sociale».

Leggendo queste frasi viene da rabbrividire. Finora, chiunque abbia osato avanzare critiche o porre domande sgradite è stato trattato dal governo, dalla maggioranza e dai media compiacenti come un pericoloso sovversivo, un negazionista. Se ci fosse una struttura governativa con il compito di fare la guerra alle fake news, come pensate che agirebbe? Con tutta probabilità si trasformerebbe in una specie di Ministero della Verità con la censura come primo obiettivo.

La parte sulla «prevenzione» della «creazione di stereotipi» riguardanti «razze e gruppi sociali particolari» è ancora più sconvolgente. Sapete che cosa vuol dire in concreto? Che se qualcuno dovesse, ad esempio, scrivere che i centri di accoglienza per migranti possono trasformarsi in focolai, potrebbe essere censurato, con la scusa di evitare discriminazioni e «stereotipi».

Il bello (si fa per dire) è che a parlare di fake news è un ministero che, finora, ci ha mentito su tutto. Roberto Speranza e i suoi collaboratori hanno detto bugie sul piano pandemico non aggiornato. Hanno rifiutato (di nuovo mentendo) di fornire i verbali degli incontri della mitica task force ministeriale. Hanno spacciato menzogne – come sostiene il Tar del Lazio – riguardo al «piano segreto» utilizzato nei primi giorni di epidemia. Hanno confuso le acque relativamente al report sull’Italia censurato dall’Oms. Ci hanno rifilato falsità pure sulle mascherine, sui vaccini e sulle siringhe con cui somministrarli. E dovrebbe essere gente del genere a giudicare quali siano le «fake news» da eliminare? Per carità.

Abbiamo un ministro che continua a mentire su tutti gli aspetti più scottanti della gestione di questa emergenza. E quando non mente, si nasconde dietro il silenzio. In compenso, il suo ministero si preoccupa di «prevenire» le «discriminazioni» ai danni delle minoranze. Ecco come funziona: sui migranti è vietato persino dire la verità (qualora sia politicamente scorretta). Ai cittadini italiani, invece, si possono rifilare fregnacce a non finire.

Non solo non ci proteggono come dovrebbero: ci pigliano pure per i fondelli.


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