Braccio di ferro Pd e 5 stelle sulle nomine. Raggi vuole Simioni (Atac) in Enav
  • L’amministratore delegato della società dei trasporti di Roma cerca una via d’uscita. Anas e Rfi sono state commissariate dal ministro dei Trasporti, Paola De Micheli. L’unico spazio disponibile è l’azienda di assistenza di volo dove c’è Roberta Neri, renziana al secondo mandato.
  • Nella riunione di sabato tra Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte c’era anche il sottosegretario Lorenzo Fraccaro. Non si è parlato solo di misure per aiutare le aziende in emergenza coronavirus ma anche di nomine nelle partecipate. Si stanno formando le liste da presentare nelle assemblee di Eni, Leonardo, Poste e molte altre.

Lo speciale contiene due articoli

C’è un rompicapo di nome Simioni, nel senso di Paolo Simioni, presidente e amministratore delegato di Anac in quota 5 stelle, pupillo del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Simioni è uno dei pochi manager grillini in questo momento spendibile per la prossima tornata di nomine pubbliche. Lo sanno bene nel partito di Beppe Grillo, come lo sa bene lo stesso Simioni che vorrebbe sfilarsi al più presto da un’azienda come l’Atac, sempre più in difficoltà economiche e con una possibile bancarotta alle porte. Del resto come anticipato anche dal Messaggero la settimana scorsa, per risanare l’azienda di trasporto pubblico della capitale servono almeno 200 milioni di euro. Su 11.000 dipendenti quasi 4.000 sono in solidarietà. L’emergenza coronavirus non farà che peggiorare le cose.

Il nome di Simioni circola da tempo negli ambienti delle partecipate. I grillini avevano persino provato a piazzarlo in Fincantieri, senza successo. Negli ultimi mesi si era parlato di lui per un possibile posto in Anas, al posto di Massimo Simonini oppure in Rfi, al posto di Maurizio Gentile. Ma anche questi due posti sono sbarrati. Il 31 marzo scorso il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, ha chiamato entrambi gli amministratori delegati e ha annunciato che per decreto diventeranno commissari per l’emergenza per altri tre anni. In sostanza niente da fare per Simioni, che però sta provando in tutti i modi a uscire da Atac.

Cresciuto nel gruppo Ferrovie dello Stato, come amministratore delegato di Centostazioni, poi è stato nel gruppo Save che si occupa della gestione aeroportuale sistema Venezia-Treviso che, con oltre 12,3 milioni di passeggeri nel 2016, si posiziona al terzo posto in Italia dopo i sistemi di Roma e Milano. Nel 2016 c’è stato il grande salto a Roma, prima come managing director del gruppo Acea, poi con un ruolo in Atac.

Nel frattempo Simioni è anche consigliere del gruppo Maltauro e consigliere di Sias del gruppo Gavio. A quale poltrona potrebbe aspirare delle circa 400 che andranno in scadenza tra maggio e luglio? Di sicuro quella di Enav con cui ha lavorato ai tempi di Save. La società di assistenza ai voli ha in calendario un’assemblea per 5 il maggio. L’amministratore delegato Roberta Neri e il presidente Nicola Maione potrebbero essere entrambi sostituiti.

Del resto Neri è al suo secondo mandato, fu nominata dal governo di Matteo Renzi. È quindi considerata una renziana, di sicuro vicina al Pd. Simioni potrebbe essere un profilo giusto, anche se avrebbe un’inchiesta in corso scoppiata alla fine del 2018, quando fu indagato dalla Procura di Roma per violazioni sulla normativa anti infortunistica. È stato l’effetto dell’incidente del 23 ottobre di quell’anno, quando una scala mobile della fermata Metro A di Repubblica crollò provocando diversi feriti. La procura all’epoca guidata da Giuseppe Pignatone aprì un’indagine per disastro colposo a cui si aggiunsero rilevazioni da parte dei Vigili del fuoco sulla mancanza di manutenzione nelle metropolitane di Roma.

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