- Fi smorza la polemica innescata dal governatore calabrese. Zaia e Fontana brindano. Musumeci: «Il Sud smetta di piangere». E il M5s chiede a Mattarella di non firmare.
- Si tratta dei «residui passivi» che le Regioni più ricche ora restituiscono allo Stato. In futuro potrebbero finire in un «vaso trasparente» prima di essere distribuiti.
Lo speciale contiene due articoli.
Nel day after dell’approvazione dell’Autonomia, è la soddisfazione a prevalere nel centrodestra. Anche i settori che avevano manifestato disagio, e cioè una parte degli eletti meridionali (segnatamente quelli calabresi) di Forza Italia, sembrano essere tornati a più miti consigli e dichiarano di sentirsi rassicurati dalle garanzie fornite dal segretario Antonio Tajani. Grande la gioia in casa Lega, accompagnata però dalla consapevolezza che si tratta di una legge complessa, con una fase attuativa molto lunga. L’attribuzione di maggiore autonomia alle Regioni a statuto ordinario sulla maggior parte delle 23 materie individuate dal ddl è sottoposta all’individuazione dei Lep, i livelli che stabiliscono la soglia minima delle prestazioni. Finché il governo non avrà adottato i decreti legislativi che fissano i Lep (entro 24 mesi), non sarà possibile procedere al negoziato tra le singole Regioni e lo Stato, che a sua volta costituisce un processo complesso. Ragion per cui a Via Bellerio sono tutti convinti che nella nottata tra martedì e mercoledì sia stato fatto solo il primo step del percorso.
Tra i più impazienti di «inaugurare» il ddl Calderoli, il governatore del Veneto Luca Zaia, che assieme al suo allora omologo lombardo e compagno di partito dell’epoca, il compianto Roberto Maroni, indisse la consultazione referendaria per interpellare i cittadini delle due Regioni circa la volontà di ottenere maggiori attribuzioni, ottenendo un risultato netto a favore del sì. Zaia, infatti, ha già annunciato di voler avviare il negoziato con il governo per ottenere subito più autonomia su nove materie che non sono sottoposte a Lep, quindi trattabili sin da ora. Inoltre, il governatore ha citato alcuni dati del rapporto Crea sanità 2024, presentato ieri, che a suo avviso «fornisce alcuni esiti che, di fatto, smentiscono i presagi di sventura paventati con l’approvazione dell’autonomia differenziata». «Ci dice ad esempio», ha sottolineato, «che le Regioni del Sud, fatto questo molto positivo, negli ultimi cinque anni sono migliorate del 75,9% in media, contro il 44,9% del Nordest, il 40,9% del Nordovest e il 37,4% del Centro». Secondo Zaia «ne esce una bella sorpresa, e cioè che le Regioni in piano di rientro, quelle più in difficoltà, hanno un Isp di 0,40, mentre le Regioni che hanno chiesto l’autonomia si fermano allo 0,36 rispetto allo 0,40 delle altre. Se il Crea ha ragione, e non ho motivo di dubitarne, significa che l’autonomia in sanità, quando con i dovuti tempi verrà definita, porterà benefici per tutti».
Sulla stessa lunghezza il governatore lombardo Attilio Fontana, per il quale «fare polemica sulla legge Calderoli è veramente la dimostrazione della malafede». «Chi non la vuole», ha spiegato, «ed è contento di andare avanti in questo modo vada avanti in così. Sono tutte polemiche strumentali e pretestuose. Far discendere delle conseguenze dall’approvazione della legge Calderoli è veramente la dimostrazione che in Italia si deve parlare per fare polemica, non per fare una costruttiva proposta migliorativa ma solo per cercare di strappare qualche squallido consenso».
Dal siciliano Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile, è arrivato un appello: «Il Sud deve smettere di continuare a piangere», ha detto, «Noi abbiamo bisogno di competere con il Nord, sapendo che i nostri obiettivi sono diversi da quelli delle Regioni settentrionali. Ma per fare questo dobbiamo liberarci dalla teoria della questione meridionale».
In Fratelli d’Italia nessuna voce fuori dal coro: il partito del premier è infatti compattamente a favore della legge, e anche dentro Forza Italia la «fronda» calabrese sembra rientrare. Per quanto riguarda Fdi, il vicecapogruppo alla Camera Augusta Montaruli ha puntato i riflettori su chi, nello schieramento opposto, si era pronunciato a favore di maggiori prerogative per le Regioni e poi ha preferito fare dietrofront per ragioni di opportunità politica: «Viene da domandarsi se lo Stefano Bonaccini che oggi ipotizza crepe della maggioranza sull’autonomia e disdegna la misura sia la stessa persona che voleva l’autonomia differenziata senza che fossero individuati i Lep o, ancora, quello che ha sottoscritto la pre intesa per il trasferimento di alcune competenze statali all’Emilia-Romagna con il governo Gentiloni».
Come detto, dopo la sfuriata di mercoledì, il governatore azzurro della Calabria, Roberto Occhiuto, e i parlamentari più vicini a lui (che non hanno votato il provvedimento) sembrano aver corretto in parte il tiro: il coordinatore calabrese del partito Francesco Cannizzaro ha specificato che «non c’è nessuna fronda», mentre è tornato sull’argomento Tajani: «Si tratta di una riforma» ha detto, «che va nella giusta direzione, ci sono legittime preoccupazioni nel Sud del Paese che però saranno fugate dall’applicazione dei nostri ordini del giorno proprio a garanzia del Meridione».
Sul fronte dell’opposizione, continuano gli attacchi alla maggioranza. Michele Emiliano parla di «secessione mite», mentre il M5s ha scritto a Sergio Mattarella per chiedergli di non firmare la «riforma Spacca Italia».
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