- Le presenze sono diminuite di oltre 31 milioni e le perdite stimate fino a maggio toccano i 7,4 miliardi di euro Dopo l’emergenza, tra distanze da mantenere e sospetti di altri contagi, l’intero settore deve essere ripensato.
- Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: «Il flusso dei visitatori calerà del 70%, non possiamo aspettare la burocrazia. Chiediamo finanziamenti a 5-10 anni a tassi agevolati. Spero che gli italiani riscoprano le ferie nel loro Paese».
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Continuiamo a leggere che quando l’emergenza sarà terminata, nulla sarà come prima, che il nostro stile di vita cambierà. Ma come? Il turismo, la ristorazione e le attività ricreative e sportive, cioè quei settori che comportano aggregazioni sociali, si dovranno riorganizzare almeno fino a quando il blocco non sarà annullato completamente. Un traguardo che nessuna autorità sanitaria è ancora in grado di tracciare. Sappiamo che passeremo Pasqua e Pasquetta a casa, che non si saranno gite fuori porta, scampagnate, tavolate con amici e parenti al ristorante o vacanze nelle città d’arte. Ci dicono che forse qualcosa comincerà ad aprirsi per fine mese e comunque gli ultimi settori interessati saranno quelli legati al turismo. Tempi e modalità ancora tutti da definire. Nel frattempo tra gli operatori serpeggia il pessimismo per lo sviluppo di una stagione estiva data per persa. Oltre all’evoluzione del contagio ci sono altre variabili che pendono sul settore come una scure. Ci saranno direttive per tenere distanziate le persone? E come reagiranno gli italiani alle precauzioni? Riprenderanno a frequentare bar, ristoranti, centri ricreativi, musei, gallerie per starsene uno lontano dall’altro, con barriere per evitare i contatti e quindi le occasioni per socializzare? E nelle spiagge, negli stabilimenti balneari come impedire le classiche partite a carte tra i vicini di ombrellone, o le numerose attività sportive che caratterizzano l’estate? Ci saranno boe-transenne in mare per impedire aggregazioni in acqua? Tutte domande che non trovano una risposta. C’è poi l’incognita economica. Ammesso che a maggio si aprano le attività in modo scaglionato, molti italiani potrebbero avere il portafogli vuoto o decidere di stringere la cinghia, in vista della paventata gelata finanziaria autunnale.
Un altro fattore penalizzante per il settore è che non può contare sul tradizionale flusso dei turisti stranieri. Le cancellazioni dalla primavera si sono estese anche ad agosto.
Un sondaggio effettuato da Confturismo-Confcommercio con Swg, può aiutarci a capire quale potrebbe essere lo scenario futuro. Tutta la filiera turistica, dalla ricettività alla ristorazione, dai tour operator e agenzie di viaggio ai servizi di spiaggia, è ferma e le previsioni fino a maggio indicano perdite di quasi 90 milioni di presenze tra italiani e stranieri. Oltre 500 mila stagionali sono a rischio. Ma gli italiani hanno mantenuto comunque una gran voglia di viaggiare. La metà degli intervistati ha intenzione di fare una vacanza appena l’emergenza sanitaria finirà e l’allarme sarà cessato. Per l’83% la meta sarà l’Italia ma il 16% teme di non avere una disponibilità economica sufficiente e il 10% non sa se avrà ferie, utilizzate da molte aziende, durante la chiusura.
Il turismo potrebbe essere un volano per la ripresa economica se, come dice l’Istat, 100 euro di transazioni ne generano ulteriori 86 in altri comparti, secondo il meccanismo dei moltiplicatori. Il settore rappresenta il 13% del pil nazionale e impiega il 14% della forza lavoro. Il presidente di Confturismo Luca Patanè, ha chiesto di rendere detraibili per due anni le spese di vacanze di almeno tre notti delle famiglie italiane che soggiornano nelle strutture ricettive.
Gli operatori sono convinti che occorre una cura importante per rianimare una filiera che stima, solo nel trimestre marzo-maggio, di perdere 7,4 miliardi di euro. Dall’inizio della pandemia c’è stato un calo di 31,625 milioni di turisti. Grandi piattaforme per la ricezione delle case-vacanza come Airbnb stanno correndo ai ripari con politiche di cancellazioni più flessibili e rimborsi dei costi tramite voucher.
Al momento nessuno azzarda previsioni sui numeri della riapertura che sarà scaglionata nei diversi settori e il turismo potrebbe stare in coda. Poi è ipotizzabile che rimarranno alcune precauzioni come la distanza tra le persone e l’uso delle mascherine. Da scordarsi la calca al bar per il caffè, i tavolini dei ristoranti assiepati in pochi metri quadrati, i mega raduni dei concerti e il tutto esaurito delle sale di musica o la platea gomito a gomito dei cinema e la ressa ai buffet nei villaggi vacanze. Che dire poi delle palestre, dove il contatto fisico fa parte di numerose discipline e spesso le strutture hanno piccole sale. I grandi assembramenti preoccupano gli esperti nonostante, con la stagione estiva, si svolgeranno per lo più all’aperto.
Sono numerosi i punti interrogativi che attendono una risposta. Nel frattempo la stagione estiva si avvicina. Qualche operatore (festival e concerti) sta riprogrammando la stagione ma nessuno se la sente di smontare cartelloni già definiti prima di avere qualche certezza dal governo. Tanto più di organizzare i locali prevedendo restrizioni nel numero della clientela che con misure di sicurezza sanitaria, dovrà necessariamente essere ridotta.
Ma c’è anche chi non è così pessimista. Johnny Melerba consigliere di Anbba, l’Associazione degli operatori di bed&breakfast e case vacanza, sostiene che il settore potrebbe essere tra i primi a ripartire veloce. «Non è detto chela stagione estiva sia compromessa. Certo dobbiamo rinunciare agli stranieri ma gli italiani trascorreranno le vacanze nel proprio Paese. L’alloggio extra alberghiero può essere una formula agile e a buon prezzo per il periodo di crisi». A conferma del suo ottimismo ci sono i numeri bassi delle disdette. «Solo 1.200 prenotazioni annullate in tutta Italia».
Ma il suo ottimismo è una voce fuori da un coro che vede nero. Noi abbiamo fatto un viaggio tra gli operatori del turismo e delle attività ricreative, raccogliendo idee per ripartire, perplessità e tanti, tanti dubbi. Per tutti il refrain è lo stesso: il governo ci impone di navigare a vista.
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