Il carcere di San Vittore a Milano con, nel riquadro, l’annuncio del presidio di solidarietà per i giovani arrestati dopo i saccheggi
Il carcere milanese di San Vittore, davanti al quale è stato annunciato un presidio di solidarietà con i giovani arrestati per i saccheggi e i disordini in centro a Milano (Ansa)

Uno è arrivato dalla Svizzera per saccheggiare un negozio, un altro ha raggiunto Milano dalla provincia di Brescia con un coltello da 15 centimetri in tasca. Il terzo ha detto di cercare «emozioni». Nessuno, almeno stando alle dichiarazioni rese al giudice, aveva bisogno di una vera ragione per partecipare alla guerriglia urbana che domenica 18 ottobre ha devastato il centro di Milano. Bastavano «la curiosità», «l’euforia» o, semplicemente, il richiamo della protesta.

È il ritratto di una violenza quasi senza movente quello che emerge dall’ordinanza del gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo, che ha disposto due custodie cautelari in carcere e un arresto domiciliare con braccialetto elettronico. Ma nelle carte c’è anche un altro elemento: il ruolo dei social, definiti dal giudice un «detonatore esponenziale di violenza».

Le stesse piattaforme sulle quali, mentre scattano gli arresti, si organizzano nuove mobilitazioni e si annunciano sit-in di solidarietà per chi è accusato di aver saccheggiato i negozi. A raccontare come si passa dalla curiosità al saccheggio sono proprio i tre giovani interrogati dal gip. Le loro versioni, raccolte nell’ordinanza, descrivono percorsi diversi che finiscono nello stesso posto: tra le vetrine del Foot Locker di via Passarella e del Decathlon di piazza Cairoli.

Dalla curiosità al saccheggio: le versioni degli arrestati

Sono accusati, a vario titolo, di devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata. Mabrouk Farouk, che compirà 19 anni tra qualche giorno, era arrivato a Milano da un piccolo paese della provincia di Brescia, dove vive da irregolare e, precisa il gip, «senza un domicilio idoneo», oltre a essere già stato segnalato per rapina e furto.

Al giudice ha detto di essersi accodato a «una massa di persone che entrava al Foot Locker e prendeva vestiti». La polizia lo aveva trovato con felpe e magliette in mano, ma soprattutto con un «coltello pieghevole» di 15 centimetri nella tasca destra dei pantaloni, «in posizione tale da risultare pronto all’uso». Al giudice ha però detto di essere andato a Milano domenica scorsa solo «per soddisfare un desiderio di curiosità».

Dietro le sbarre resta anche un diciottenne arrivato dalla Svizzera per prendere parte ai disordini. Ha detto al giudice di essere stato spinto a partecipare al saccheggio del negozio Decathlon per «curiosità ed euforia». E nemmeno dopo l’arresto ha mostrato segni di «pentimento o dispiacere».

Anche il ventunenne di Cesano Boscone era arrivato in piazza Duomo e dintorni in cerca di forti «emozioni». Al giudice ha raccontato di essere in cura per problemi psichiatrici. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Le misure cautelari e il presidio davanti a San Vittore

Il bilancio attuale delle misure cautelari disposte nei confronti degli arrestati maggiorenni per la guerriglia urbana di sabato e domenica scorsi parla di sei custodie cautelari in carcere, tre arresti domiciliari e un obbligo di firma.

Tra i minorenni, invece, tre restano in carcere, mentre per altri 21, come reso noto dalla presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Paola Ortolan, e dal procuratore per i minori, Luca Villa, è stato disposto il collocamento ai domiciliari o in comunità.

Proprio in segno di solidarietà verso i devastatori e i saccheggiatori finiti in galera, ma anche verso tutti i giovani indagati, il Movimento 17 ottobre ha annunciato per questa sera alle 19 un presidio davanti al carcere milanese di San Vittore.

L’annuncio è arrivato dal gruppo Telegram, ormai noto, dove vengono condivise nuove iniziative di piazza da organizzare «ogni sabato alle 15» in decine di città. Nello stesso canale vengono date indicazioni operative agli aspiranti «manifestanti», con manuali e video di rivolte a cui ispirarsi.

«Sempre al fianco di chi si ribella, se toccano uno, toccano tutti. No galere»: è il messaggio che campeggia sul volantino di invito diffuso sui social.

Il gip: i social sono un «detonatore esponenziale di violenza»

I social, appunto. Per il gip sono lo strumento che funge da richiamo principale per invitare «i giovani a mobilitarsi a mantenere un profilo decisamente violento».

Proprio da video e foto postati online, oltre che dai filmati delle telecamere di videosorveglianza, la Digos spera di riuscire a individuare altri responsabili del nutrito gruppo di giovani che aveva messo a ferro e fuoco il centro di Milano.

In vista di domani, intanto, si alza la soglia di attenzione da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Nelle stesse chat in cui qualcuno suggeriva di «aumentare il livello di violenza», è comparso l’appuntamento per ieri pomeriggio ai giardini di Porta Venezia per un’assemblea.

Per sabato 500 paracadutisti della Folgore e 5.000 agenti

Per sabato saranno predisposte misure eccezionali, come delineato dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica alla presenza del vicepremier Matteo Salvini e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Circa 500 paracadutisti della Folgore provenienti da Siena andranno ad affiancare i 5.000 agenti delle forze dell’ordine. È previsto un monitoraggio delle piazze con i droni e controlli nelle stazioni ferroviarie per intercettare l’arrivo di manifestanti da città e regioni limitrofe.

Sempre con un occhio di riguardo al «detonatore esponenziale di violenza» rappresentato dai social.

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