Impagnatiello, riconosciuta la premeditazione per l’omicidio di Giulia Tramontano
Alessandro Impagnatiello (Ansa)

«Alessandro Impagnatiello ha una personalità orribile: è un bugiardo e voleva uccidere da tempo». Con queste parole la sostituta procuratrice generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, ha chiesto e ottenuto dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione (esclusa al termine del primo processo di secondo grado) per Alessandro Impagnatiello, l’ex barman di 33 anni già condannato all’ergastolo per aver ucciso la sua compagna Giulia Tramontano (al settimo mese di gravidanza) il 27 maggio del 2023 a Senago, centro dell’hinterland milanese.

La Corte d’Appello riconosce la premeditazione

Il verdetto dei giudici non si è fatto attendere: è bastata una breve camera di consiglio per rovesciare il precedente verdetto (annullato con rinvio dalla Cassazione) e ripristinare l’aggravante (quelle della crudeltà e del legame con la vittima erano già state confermate) che oltre al carcere a vita porterà l’assassino di Giulia anche a tre mesi di isolamento diurno.

Una decisione che per la famiglia Tramontano va però ben oltre l’aspetto giudiziario anche perche’, come evidenziato dall’avvocato Nicodemo Gentile che ha seguito i familiari della ragazza in questo doloroso percorso «se l’omicidio di Giulia fosse avvenuto il 27 maggio 2026 non saremmo qui a discutere sulla premeditazione del delitto che avrebbe avuto una sua specifica connotazione giuridica, di quello che è a tutti gli effetti un femminicidio».

Le ricerche online e gli elementi della pianificazione

Impagnatiello, presente in aula e seduto in prima fila, per la sostituta pg avrebbe deciso di uccidere Giulia dopo che la fidanzata aveva scoperto la sua doppia vita, incontrando la donna con cui Alessandro portava avanti una storia parallela. E per dimostrare la pianificazione del delitto, l’accusa ha messo in fila una serie di elementi, dal cellophane usato per evitare che il divano potesse sporcarsi di sangue alle ricerche sul web effettuate da Impagnatiello (su come disfarsi di un cadavere bruciandolo e come eliminare le tracce della combustione in una vasca da bagno) poco prima di uccidere Giulia con 37 coltellate.

Il tentativo di avvelenamento con il topicida

Ma al centro dell’Appello bis c’era anche il tentativo da parte del barman di avvelenare la compagna (quando era già in attesa del bambino) con il topicida. Episodio che per il primo verdetto d’Appello era legato alla volontà di provocare un aborto a Giulia, ma non di ucciderla. Ricostruzione bocciata dai giudici che hanno deciso per il riconoscimento della premeditazione a carico di Impagnatiello.

La reazione della famiglia Tramontano

Un provvedimento che sarà motivato entro 45 giorni, di fronte al quale Chiara Tramontano, la sorella di Giulia, ha voluto lanciare un messaggio importante: «Prima di affermare se ci sia stata o meno premeditazione si deve affermare la dignità di una donna che è stata uccisa e di tutte le altre donne che sono state vittime come lei».

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