Negli ultimi giorni ho partecipato a diversi dibattiti sulle piazze calde e sulle tensioni generate dai maranza. E dovunque andassi, mi ritrovavo puntualmente l’ospite in quota opposizione che attaccava la solfa degli «otto decreti che il governo ha già prodotto» e che «al governo c’è la Meloni e quindi se certe cose accadono ve la dovete prendere con chi governa», e bla bla vari.
Maranza e guerriglia urbana, la sinistra scarica le colpe sul governo Meloni
Ovviamente l’idea che – numeri alla mano – gli immigrati siano arrivati quando governava il centrosinistra o che i migranti siano stati coccolati dalla sinistra in ogni modo possibile, fino a farli diventare i padroni delle città (tant’è che le città più insicure sono quelle governate da loro: Milano, Firenze, Roma, Bologna e Torino, stando alla classifica del Sole 24 Ore), non li sfiorava minimamente.
Così come non avevano già passato in fanteria tutti i punti di contatto della sinistra con i centri sociali, o con quei mondi «global» dove si consentiva di predicare ribellioni in nome di quell’antifascismo ormai passe-partout per sostenere qualsiasi fesseria.
E così oggi la sinistra si ritrova all’angolo, perché l’integrazione è raffigurata da Yousef Siher, le piazze sono una evidente manipolazione politica e soprattutto il tanto disprezzato nuovo decreto ha impedito che l’Italia venisse rivoltata come un calzino da questi delinquenti.
Eccolo il punto di cui è bene evidenziare il risultato: se sabato non c’è stato il bis di quel che avevamo visto a Milano sette giorni prima è perché il governo ha avuto ragione a lavorare sul nuovo decreto. In barba alle litanie della sinistra che, al contrario, non riuscirà mai a garantire sicurezza e ordine pubblico, perché sostanzialmente è allergica al senso dell’ordine e agli agenti!
Milano, dai 700.000 euro di danni ai cortei senza devastazioni: cosa è cambiato
La domanda allora è: perché a Milano il primo sabato delle manifestazioni un corteo di circa 5.000 persone era finito in saccheggi e incendi, mentre quello dell’altro giorno no? La differenza non sta nel tema della protesta, ma nel momento in cui lo Stato è intervenuto.
Il bilancio del 24 parla di 4.454 identificati, 207 fermi preventivi, 15 arresti e 100 denunce, con tensioni a Torino, Roma e Bologna ma senza quelle devastazioni che Confcommercio Milano – la settimana prima – ha stimato in oltre 700.000 euro di danni. Nelle giornate del 17 e del 18, invece, la Digos aveva potuto portare in Questura «solo» 271 persone, 220 delle quali minorenni, alcune di appena 12 anni.
La bontà del decreto, che la sinistra ha denigrato e considerato inutile propaganda, ha consentito alle forze dell’ordine di muoversi il 24 mattina e fare terra bruciata attorno ai facinorosi: perquisizioni preventive, controlli nelle stazioni, presidi e identificazioni a tappeto.
Fermi preventivi e controlli a tappeto: così il decreto ha anticipato i facinorosi
Il dato chiave sono proprio i fermi preventivi, che hanno «neutralizzato» fino a 12 ore alcune persone sulla base di elementi concreti, prima che raggiungessero i cortei. A Roma le perquisizioni concordate con la Procura hanno portato a 28 fermi; a Torino, la piazza più difficile, gli identificati sono stati 413.
Youssef Siher fermato prima del corteo: per i magistrati evitata una sommossa
Milano, con 2.885 persone controllate, ha visto sfilare il corteo degli studenti da piazza Cairoli senza danni importanti. E poi il colpo più importante: poco prima delle 14.30, quando sui social dovevano comparire i punti di raduno, è stato individuato il presunto promotore del «Movimento 17 ottobre», Youssef Siher. Per i magistrati milanesi quel fermo ha evitato una sommossa.
Il quadro giuridico era cambiato il giorno prima, col nuovo decreto legge che ha introdotto il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni (articolo 420 bis del Codice penale): da 2 a 5 anni per chi agisce in un gruppo di almeno cinque persone con oggetti atti a offendere, da 4 a 12 per chi organizza o istiga, anche via social.
Dal reato di violenza organizzata alle sanzioni per i genitori: le nuove misure
Il fermo preventivo vale ora anche per i minori, l’arresto in flagranza differita si estende a devastazione e saccheggio, i genitori rischiano sanzioni da 500 a 1.000 euro. Il provvedimento chiude una serie di cinque decreti varati dal 2022, ciascuno nato dopo un’emergenza di piazza.
Il governo garantisce le manifestazioni e blocca la guerriglia: la sfida alla sinistra
Su quei decreti il centrosinistra ha fatto la sua «piazzata», la «sceneggiata» degli otto decreti sicurezza inutili ma nello stesso tempo propri di uno Stato repressivo. E al centro delle critiche erano finite proprio quelle misure che, invece, hanno salvato le città e neutralizzato i male intenzionati.
In poche parole, il governo di centrodestra ha garantito la protesta, bloccando la guerriglia.
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