Sono 13 i colpi sparati con la Beretta calibro 9 regolarmente denunciata: un proiettile ha colpito un ladro tra collo e spalla, uccidendolo. La vittima era uno dei quattro, forse cinque, malviventi che sabato notte, alle 2, sono entrati nel cortile del cascinale a Baldissero d’Alba, provincia di Cuneo, per rubare materiale edile che Roberto Mollo, di professione autotrasportatore di animali, 35 anni, aveva comprato pagandolo col sudore della fronte. Voleva, infatti, ristrutturare quella che un tempo era stata la grande casa dei nonni a lui lasciata in eredità
Questa mattina ad Asti sul corpo della vittima Gjovalin Lazri, un albanese con precedenti penali, 36 anni padre di un bimbo piccolo e gestore di un bar a Torino, nelle cui tasche i carabinieri hanno trovato una mazzetta di oltre 2.000 euro oltre a un cacciavite, verrà effettuata l’autopsia che sarà fondamentale per stabilire con certezza la traiettoria dei colpi sparati. Solo a quel punto, con i risultati dei rilievi balistici in mano, si potranno formulare accuse precise nei confronti di Roberto Mollo, al momento indagato per omicidio volontario. Al momento, dunque, solo ipotesi e ricostruzioni, quelle sommariamente fornite dall’indagato nell’immediatezza dei fatti. «Ho sparato in aria», avrebbe detto, «non per colpire tanto meno per uccidere».
Unica certezza: ad aver armato la mano di Roberto Mollo è stata la paura, non la rabbia, non un sentimento di vendetta, ma la paura, quella che ti prende e non ti fa capire più nulla così come lo stesso ha già più volte spiegato nel descrivere la scena che si è trovato davanti, nel buio della notte, accecato dalle torce accese dei malviventi. «Nessuna giustificazione per un gesto che ha tolto la vita a un uomo ma a Roberto va tutta mia mia solidarietà e compassione», ha dichiarato il sindaco del paese, Michele Lusso.
Nel frattempo a Baldissero d’Alba, che ironia della sorte dista appena 12 km in linea d’aria e 20 minuti di auto da Grinzane Cavour, il paese del gioielliere Mario Roggero, porte e finestre sono chiuse a quattro mandate e da dietro le gelosie di queste case , tutte ex cascine elegantemente ristrutturate: gli abitanti guardano spaventati e incuriositi il via vai continuo di agenti delle forze dell’ordine, giornalisti e telecamere. E come dar loro torto? Da domenica notte quattro banditi, dopo la tentata rapina nel cascinale, hanno fatto perdere le loro tracce, Dove sono finiti? Dove si stanno nascondendo? La signora Anna, amica di Roberto e sua vicina di casa, la maledetta notte tra sabato e domenica si è svegliata di soprassalto per i rumori degli spari: ha sentito tutto e, soprattutto, quando è uscita sul balcone ha visto una scena che difficilmente dimenticherà: «Ho visto passare proprio sotto i miei occhi due uomini con il cappuccio calato sul viso. Mi sono passati davanti cosi vicini che ho persino sentito il loro respiro affannoso». E poi? «Poi ho visto Roberto piegato su sé stesso, seduto sul marciapiede, la testa tra le mani: piangeva come un bambino e ripeteva a mo’ di cantilena: “cosa ho fatto, cosa ho fatto”.»
Al bar la signora dietro al bancone, senza farsi troppi scrupoli, dichiara: «Povero Roberto gli hanno rovinato la vita questi delinquenti». Dall’altro lato della strada è una donna più anziana ad alzare la voce: «Bisognerebbe mandarli via tutti». E ci racconta che domenica, nell’ora in cui si trovava in chiesa per la messa, qualcuno le si è introdotto in casa e le ha portato via gioielli e soldi. «E chi crede che siano stati?» gente di qui? No. Quelli vengono da fuori. E qui in paese non abbiamo alcuna telecamera».
Ed è proprio l’assenza di telecamere he sta mettendo in difficoltà i carabinieri, come afferma il tenente colonnello Daniele Riva del nucleo operativo di Cuneo: il militare spiega che al momento non è ancora stato chiarito con quale mezzo siano arrivati i ladri. Nessuno ha visto né sentito auto o furgoni sgommare nella notte e che, come dichiarato dalla testimone, almeno due banditi se la sono date a gambe levate. Ma dove sono nascosti? Le ricerche si sono allargate in tutto il circondario con posti di blocco e droni.
Ciò che è accaduto a Baldissero riporta alla memoria l’episodio avvenuto nel 2019 a Pavone, nel Canavese, sempre in Piemonte. Un tabaccaio, Marcello Franco Bonvin, che abitava sopra la sua attività, la notte tra il 7 e l’8 giugno sparò dal balcone contro tre ladri che stavano tentando di svuotargli la macchinetta cambiamonete. Ne uccise uno, colpendolo alle spalle mentre già stava fuggendo. Si chiamava Jon Stavila, aveva 24 anni ed era moldavo. Gli altri riuscirono a fuggire e soltanto uno di loro, anni dopo, grazie a un mandato di cattura internazionale venne rintracciato senza, però, subire alcuna conseguenza. Con la riforma Cartabia la posizione del ladro moldavo venne stralciata perché contro di lui non venne mai presentata querela da parte dei titolari della tabaccheria.
Il tabaccaio in primo grado venne condannato a 5 anni. Lo scorso luglio Bonvin, oggi 74 anni, dopo sette anni di processi è stato condannato in Appello a un anno e otto mesi per omicidio colposo. All uomo sono state riconosciute le attenuanti con la riduzione per la scelta del rito abbreviato e con il beneficio della sospensione della pena.
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