Un nuovo caso Roggero? Quello di Roberto Mollo, il trentacinquenne di Baldissero d’Alba che ha ucciso un ladro albanese mentre si introduceva nella sua cascina in ristrutturazione, «è diverso per tanti motivi».
La replica del pm Mazzeo a La Russa
Le parole del procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, rassicurano un po’ chi ormai teme che ogni cittadino che si difende da un rapinatore sia destinato a un calvario giudiziario. «È plausibile» che l’autotrasportatore «abbia agito per paura», ha aggiunto il magistrato, citato dalla Stampa. «E la Procura, in questi casi, cerca di applicare criteri di interpretazione delle norme più indulgenti, ma si deve tenere sempre presente che è stata stroncata una vita umana».
È il motivo per cui, ha sottolineato Mazzeo, gli uffici sono stati costretti a mettere sotto indagine per omicidio Mollo, «per poter procedere con gli atti garantiti. Potremmo nasconderci dietro a un dito iscrivendo per omicidio colposo, ma ai fini pratici quello che interessa è arrivare alla nomina del difensore e alla possibilità, per la difesa, di partecipare all’autopsia e ai vari atti. Purtroppo non c’è altro modo», ha insistito il procuratore.
Che così ha voluto replicare a Ignazio La Russa: ieri, a Ping Pong, su Rai Radio 1, il presidente del Senato aveva definito «assurdo» accusare il trentacinquenne del Cuneese di omicidio volontario. «Non so in base a cosa il presidente ne abbia parlato», ha reagito il magistrato, ricordando che «l’iscrizione non è una condanna».
Le indagini sul caso di Alba
Fatto sta che Mazzeo ha pure confermato ciò che non era ancora accertato: che Mollo è un normale indagato. Il suo nome non è finito in quel registro separato che il centrodestra aveva voluto introdurre, qualche mese fa, per riservare una sorta di corsia preferenziale a forze dell’ordine e cittadini comuni che avessero agito in circostanze di palese scriminante per legittima difesa.
La possibilità di utilizzare il cosiddetto modello 54-bis, ha spiegato il procuratore, è praticabile «solo se appare subito evidente che l’indagato abbia agito in stato di legittima difesa. Non è questo il caso».
In sintesi: Roberto non è un altro Roggero, ma soltanto per il momento. «Il tema», ha osservato il magistrato di Asti, «è sempre l’uso legittimo delle armi da parte del cittadino: quando vi sia legittima difesa e quando invece c’è un eccesso o qualcosa di più grave».
Sulla vicenda, a suo parere, «sono più le domande che le risposte. Ci sono molti nodi da sciogliere». Alcuni, intanto, li ha individuati Roberta Sisimbro, la legale della famiglia dell’albanese morto, Gjovalin Lazri: sono il «numero dei colpi, la direzione e la distanza».
Delle indagini si occuperà il procuratore aggiunto, Laura Deodato, la quale dovrà disporre (entro questa settimana, forse già oggi, più probabilmente domani) autopsia e perizia balistica.
Diestro le quinte della morte del ladro albanese
Il trentaseienne ucciso abitava nella zona Nord di Torino con la compagna e il figlioletto. Gestiva un bar e aveva la fedina penale sporca: reati contro il patrimonio, i cui dettagli non sono stati meglio specificati dalle autorità. Evidentemente, mentre svolgeva un normale lavoro, aveva trovato altre strade per arrotondare. L’avvocato giura: «Stava cercando in ogni modo di reintegrarsi». Bizzarra maniera di farlo, andare a svaligiare un cantiere…
I parenti della vittima hanno chiesto «che venga rispettato il loro momento di lutto». L’avvocato ha ribadito: «Viviamo in uno Stato di diritto, c’è la Carta costituzionale e la legge da rispettare». Sì. Compresa quella che vieta le rapine.
«Ho sbagliato, non dovevo sparare», ha sospirato intanto Roberto. «Ero nel panico. E ora la mia vita è distrutta, ho paura di finire in carcere».
Il pentimento e la paura di Roberto Mollo
Il cuore non può non stringersi, dinanzi alla contrizione di un uomo che si è trovato una banda di malviventi nella sua proprietà e ha temuto per la sua incolumità, oltre che per quella della madre e del fratello.
«Gli è caduto il mondo addosso», ha detto il suo avvocato, Piermario Morra, che alla Verità ha dato qualche dettaglio in più: «Si è un po’ riposato, ma è affranto. Anche per la persona che è morta. D’altronde, se la sua intenzione fosse stata davvero quella di uccidere, dato che la banda era composta sicuramente da più di quattro individui, non ci sarebbe stato almeno qualche ferito in più, se non una seconda vittima? Conosco l’esperienza, la lealtà e la bravura del dottor Mazzeo e della dottoressa Deodato», i magistrati della Procura di Asti. «I loro sono atti a nostra tutela. Se non avessero iscritto il mio cliente nel registro degli indagati, non avrebbe potuto conferirmi l’incarico».
A quanto pare, per tutta la giornata di ieri, il povero Roberto ha continuato a ripetere: «Ho sbagliato. Ho sbagliato». Beh, questo lo vedremo.
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