- Lasciano i responsabili di Armamenti, Giustizia e Ambiente. Oggi rimpasto di metà governo. Missili del Cremlino su Poltava: 50 morti e 206 feriti. E il leader ucraino chiede altri aiuti contro la «feccia russa».
- L’Inghilterra sospende 30 licenze di vendita di materiale bellico. Gerusalemme: «Vergogna». Intanto Corbyn forma un gruppo pro Gaza alla Camera dei Comuni.
Lo speciale contiene due articoli.
la guerra con la Russia ha rassegnato le proprie dimissioni, insieme al ministro della Giustizia e al ministro dell’Ambiente, ha annunciato lo speaker del Parlamento. Si tratta del ministro delle Industrie strategiche, Oleksandr Kamyshin, il ministro della Giustizia, Denys Maliuska, e il ministro dell’Ambiente, Ruslan Strilets. Lo speaker del Parlamento ha dichiarato che le loro richieste di dimissioni saranno presto discusse dai legislatori. E oggi è atteso il rimpasto di circa «metà governo». Segno che gli affari esterni, la guerra nello specifico, nonostante la propaganda non sta andando nel verso sperato.
Lo dimostra il campo con le truppe russe che continuano a guadagnare terreno e Kiev, che continua ad accusare colpi sempre più pesanti. Ieri due missili balistici e decine di morti a Poltova in Ucraina centrale. Tra loro moltissimi militari. Colpito infatti l’Istituto militare di telecomunicazioni e informatizzazione. L’attacco è stato effettuato durante un’esercitazione militare, nell’incidente sono state uccise più di 50 persone e ferite circa 206. Una strage in uno dei momenti più complicati sul campo dall’inizio della guerra. Le autorità ucraine hanno decretato tre giorni di lutto a Poltava, 300.000 abitanti, circa 140 chilometri dal confine russo. La zona non aveva mai subito bombardamenti paragonabili a questo.
«Un esempio della brutalità di Vladimir Putin», il commento della Casa Bianca. «La Russia ci sta togliendo la cosa più preziosa: la vita», quello della first lady Olena Zelenska, mentre il presidente ucraino Zelensky ha un motivo in più per lanciare un nuovo appello: «La feccia russa pagherà sicuramente per questo attacco. Continuiamo a sollecitare chiunque nel mondo abbia il potere di fermare questo terrore: l’Ucraina ha bisogno di sistemi di difesa aerea e di missili ora, non in magazzino. Gli attacchi a lungo raggio che possono proteggerci dal terrore russo sono necessari ora, non più tardi. Ogni giorno di ritardo, purtroppo, significa altre vite perse».
Armi che però continuano ad arrivare dagli alleati. La Germania intende donare altri sei sistemi di difesa aerea Iris-T Slm all’Ucraina e intende acquistare altre sei unità Iris-T Slm per la propria forza aerea, ha dichiarato all’agenzia britannica Reuters una fonte coinvolta nelle trattative. Anche Bucarest continua a sostenere Kiev, il Parlamento romeno ha approvato un progetto di legge che autorizza la donazione di un sistema di difesa missilistico Patriot all’Ucraina. La Romania ha deciso di donare uno dei suoi due sistemi Patriot operativi – uno dei cinque sistemi di questo tipo e altre unità di difesa aerea strategica promessi dagli Stati della Nato a Kiev – a condizione che gli alleati lo sostituiscano con un altro sistema Patriot in una data successiva. La Romania ha firmato un accordo da 4 miliardi di dollari per l’acquisto dei Patriot nel 2017, il suo più grande contratto di approvvigionamento fino a oggi. Finora ha ricevuto quattro sistemi, di cui due operativi. Gli Stati Uniti invece sono vicini a un accordo per fornire all’Ucraina nuovi missili da crociera a lungo raggio che potrebbero raggiungere la Russia in profondità, ma Kiev dovrà aspettare diversi mesi perché Washington deve risolvere alcuni problemi tecnici prima di qualsiasi spedizione, hanno detto i funzionari statunitensi. L’invio di questi missili, i Jassm, potrebbe cambiare significativamente lo scenario del conflitto, mettendo una parte maggiore della Russia nel raggio d’azione di potenti munizioni a guida di precisione. Manca tuttavia la decisione ufficiale.
Sul campo continuano gli attacchi anche in territorio russo. Le autorità hanno riferito di un attacco ucraino contro una chiesa nella regione di confine di Belgorod. Secondo il governatore l’attacco è stato effettuato con un drone e ha colpito la cattedrale di San Nicola nella località di Gruzskoye, a sette chilometri di distanza dal confine con l’Ucraina. «Di conseguenza, la cupola della cattedrale ha preso fuoco».
Intanto il presidente russo Putin ha terminato il suo viaggio in Mongolia senza essere arrestato, come era prevedibile. In una dichiarazione rilasciata a Politico Europe, un portavoce del governo della Mongolia ha affermato che il Paese si trova in una posizione di dipendenza energetica e che per questo non può arrestare Putin su mandato della Corte penale internazionale (Cpi) per i crimini di guerra in Ucraina. «La Mongolia importa il 95% dei suoi prodotti petroliferi e oltre il 20% dell’elettricità dalle nostre immediate vicinanze, che in passato hanno subito interruzioni per motivi tecnici. Questa fornitura è fondamentale per garantire la nostra esistenza e quella del nostro popolo», ha dichiarato il portavoce, che ha aggiunto: «La Mongolia ha sempre mantenuto una politica di neutralità in tutte le sue relazioni diplomatiche, come dimostrato dalle nostre dichiarazioni ufficiali fino a oggi».
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