La Turchia si avvicina all’Egitto
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l'omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi (Ansa)

Uscito vincitore dalla crisi siriana, Recep Tayyip Erdogan continua a rafforzare i legami con Il Cairo. E non è detto che per Mosca sia una buona notizia.

Pochi giorni fa, il presidente turco si è recato in Egitto, per partecipare al summit della D-8 Organization for Economic Cooperation. A margine del vertice, il sultano ha incontrato il suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi. I due leader hanno discusso principalmente della situazione in Siria, ma hanno affrontato anche altre questioni, tra cui Gaza e la Libia.

Secondo una nota del governo di Ankara, «il presidente Erdogan ha affermato che il popolo siriano ha pagato un prezzo elevato negli ultimi 13 anni, sottolineando che i siriani determineranno autonomamente il proprio futuro». «Ha sottolineato l’importanza dell’unità politica e dell’integrità territoriale della Siria e ha ribadito il continuo sostegno della Turchia alla ricostruzione e alla riconciliazione interna della Siria», si legge ancora.

Si è trattato del secondo viaggio di Erdogan in Egitto quest’anno, dopo quello che aveva effettuato lo scorso febbraio, avviando un disgelo con al Sisi. I due erano infatti storicamente ai ferri corti a causa dello storico sostegno turco alla Fratellanza musulmana. Non solo. A settembre, il presidente egiziano era stato ricevuto ad Ankara da Erdogan. «La mia visita in Turchia apre la strada a una nuova fase nelle relazioni economiche e commerciali», aveva dichiarato al Sisi nell’occasione, per poi aggiungere: «Abbiamo assistito a un aumento delle comunicazioni tra due nazioni negli ultimi anni». «Miglioreremo le nostre relazioni multiformi in modo win-win», aveva replicato il sultano. Sempre in quella circostanza, furono firmati 17 accordi tra i due Paesi.

L’avvicinamento di Erdogan all’Egitto ha varie spiegazioni. Innanzitutto, va inserito all’interno delle rivoluzioni diplomatiche a cui il presidente turco ci ha ormai abituato. Rafforzando i legami con Il Cairo, Erdogan punta a estendere ulteriormente la propria influenza sul Mediterraneo. In secondo luogo, il suo obiettivo è anche quello di ridurre la presa russa sull’area. Ricordiamo infatti che Mosca intrattiene legami piuttosto solidi con l’Egitto. Una strategia, quella di Erdogan, che diventa ancor più centrale a seguito della caduta di Bashar al Assad: una caduta che il sultano ha indirettamente contribuito a provocare. Erdogan vuole approfittare della debolezza russa nell’area. E si comporta di conseguenza.

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