L’Iran attacca una base Usa in Arabia. Trump prepara l’offensiva via terra
Donald Trump (Ansa)
  • Colpita con missili e droni l’infrastruttura americana «Prince Sultan», nel Golfo: «Due militari sono gravi». Foto di mine anti carro made in Washington nel Sud della Repubblica islamica. Danni all’industria marittima.
  • JD Vance: «Terminiamo il compito e ce ne andiamo» .Domani a Islamabad l’atteso vertice con i Paesi mediatori.
  • Al G7 Kaja Kallas striglia il repubblicano per la linea morbida con Vladimir Putin. La replica: «Sapete fare meglio?».

Lo speciale contiene tre erticoli

Il rafforzamento della presenza militare statunitense in Medio Oriente prosegue mentre sul terreno si moltiplicano attacchi, dichiarazioni contraddittorie e rivendicazioni difficili da verificare. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver individuato e neutralizzato 120 bombe a grappolo nella provincia meridionale di Fars. Gli ordigni sarebbero stati sganciati durante i raid condotti da Stati Uniti e Israele nei pressi del villaggio di Kafri. L’affermazione non è stata accompagnata da elementi verificabili in modo indipendente e si inserisce in un contesto dominato dalla guerra dell’informazione.

Altri elementi arrivano da un’analisi open source. Il gruppo di ricerca Bellingcat, in un’inchiesta rilanciata dal New York Times, sostiene che gli Usa potrebbero aver disperso mine anti carro nel Sud dell’Iran, forse propedeutiche a un’offensiva via terra. Immagini circolate sui social mostrerebbero ordigni compatibili con mine americane Blu-91 e Blu-92, rilasciate da una bomba a grappolo esplosa in quota. Gli oggetti sarebbero stati individuati a Kafari, vicino alla base missilistica di Shiraz. La tv iraniana ha riferito di possibili vittime, invitando la popolazione a non toccare gli ordigni. Anche in questo caso mancano verifiche indipendenti. A questo si aggiunge il tema dell’intensità degli attacchi statunitensi. Nelle prime quattro settimane di guerra, secondo il Washington Post, gli Stati Uniti avrebbero impiegato oltre 850 missili Tomahawk. Il dato ha spinto il Pentagono a valutare un aumento della disponibilità. Tuttavia, la produzione annua resta limitata a poche centinaia di unità, creando problemi di scorte. Secondo fonti dell’amministrazione, il numero di missili disponibili in Medio Oriente sarebbe già sceso a livelli bassi, con il rischio di avvicinarsi alla fase di «Winchester», cioè l’esaurimento delle munizioni.

Le tensioni si sono intensificate anche dopo un attacco iraniano contro la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Media statunitensi riferiscono che almeno dodici soldati americani sono rimasti feriti, due in condizioni gravi. L’attacco avrebbe coinvolto un missile e diversi droni. Teheran ha giustificato l’operazione come rappresaglia contro i Paesi del Golfo accusati di offrire supporto logistico agli Stati Uniti. Anche qui la macchina propagandistica iraniana ha diffuso numeri molto diversi. L’agenzia Fars ha sostenuto che oltre 40 militari americani sarebbero stati colpiti, senza fornire riscontri indipendenti. In questa cornice si inserisce la smentita del Comando centrale degli Stati Uniti su un presunto attacco iraniano a Dubai. «Nessun militare statunitense è stato attaccato a Dubai. Il regime iraniano sta diffondendo menzogne sui social media per nascondere che le sue capacità militari sono innegabilmente sopraffatte e indebolite», ha scritto il Centcom su X. I pasdaran avevano sostenuto che missili e droni iraniani avessero colpito due postazioni negli Emirati Arabi Uniti con oltre 500 soldati americani. L’Iran ha anche rivendicato di aver preso di mira una nave statunitense impegnata, secondo Teheran, in attività di supporto logistico alle operazioni militari americane. L’azione sarebbe avvenuta «a una distanza considerevole» dal porto di Salalah, in Oman. A renderlo noto è stato Ebrahim Zolfaghari, portavoce del Comando militare centrale iraniano, in una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato. Anche qui, però, non c’è nessuna conferma.

Sul fronte israeliano, un attacco missilistico iraniano ha provocato undici feriti a Eshtaol, nei pressi di Gerusalemme, secondo il servizio di emergenza Magen David Adom. Nel frattempo, il conflitto si intreccia con nuovi equilibri regionali. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha effettuato visite a sorpresa negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar mentre Kiev cerca di utilizzare la propria esperienza nel campo dei droni per aiutare gli Stati del Golfo a contrastare gli attacchi iraniani. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina ha già firmato accordi di sicurezza decennali con Arabia Saudita e Qatar e prevede un’intesa simile con gli Emirati Arabi Uniti. L’Ucraina è diventata uno dei principali produttori di droni intercettori a basso costo, collaudati contro l’invasione russa.

L’aeronautica israeliana ha bombardato il quartier generale dell’Organizzazione iraniana per le industrie marittime, incaricata della produzione di armi e navi militari. Secondo l’Idf, la struttura era responsabile della ricerca e dello sviluppo di armamenti navali, comprese navi di superficie, sottomarine e sistemi senza equipaggio.

Secondo fonti dell’intelligence statunitense, citate da Reuters, dopo circa un mese di guerra gli Stati Uniti avrebbero distrutto circa un terzo dell’arsenale missilistico e dei droni iraniani. Un ulteriore terzo sarebbe danneggiato o nascosto in tunnel e bunker, quindi non immediatamente utilizzabile. Nonostante le perdite, Teheran conserverebbe capacità significative. Il conflitto appare segnato da una crescente sovrapposizione tra operazioni militari, diplomazia parallela e guerra dell’informazione. Le fake news diffuse dai media iraniani, insieme alle rivendicazioni non verificabili, rendono complesso l’accertamento dei fatti.

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