- The Donald vede nel premier italiano un partner ideale nel Vecchio Continente e lo invita subito a Washington. L’obiettivo è condurre a suo vantaggio le trattative economiche e lo scontro con Angela Merkel. L’Italia può conquistare un ruolo di mediazione.
- Sul commercio i sette leader trovano un’intesa. Scongiurata la rottura sui dazi, si lavora per aggiornare il sistema basato sul Wto.
Lo speciale contiene due articoli
Agli altri premier non era accaduto. Nello stesso fine settimana Giuseppe Conte sbarca al primo G7, conosce i colleghi delle principali economie del globo e ottiene un invito alla Casa Bianca da Donald Trump. Non immaginiamo che l’esordio con il botto sia frutto della sua eleganza e neppure della caratura politica (deve ancora essere tutta dimostrata), ma che al contrario si tratti di essere al posto giusto al momento giusto. Il presidente degli Stati Uniti si sta muovendo come uno Sherman in direzione Berlino.
L’intento è consolidare la sua politica di divisione e di tensione commerciale, adottando un metodo semplice: prima sparare a zero e poi mettere in piedi un tavolo di trattative dal quale spunta la posizione più favorevole possibile per gli Usa. È successo con la Cina e sta succedendo con l’Ue. Trump ha imposto i dazi con l’intento di piegare nel medio termine soprattutto l’industria pesante tedesca. Per agevolare la propria posizione di forza ha però bisogno di una leva interna al Vecchio Continente. È chiaro che quella leva è il nuovo presidente del Consiglio italiano che durante il discorso di insediamento si è dichiarato populista. Per l’inquilino della Casa Bianca Conte è il politico da accalappiare e utilizzare per ampliare la crepa già esistente dentro l’Unione europea. Per il nostro Paese possono esserci numerosi vantaggi. D’altronde siamo stati per decenni in una posizione diplomatica a dir poco opportunistica. Vedremo se Roma stavolta riuscirà a utilizzare un po’ di dollari per rafforzare la propria presenza nell’area euro.
Stando alle premesse sembra che gli intenti di Conte si stiano incamminando su una buona strana.
Arrivando a Charlevoix, in Canada, il primo obiettivo del governo italiano è stato subito quello di cercare una sponda che rompesse l’isolamento al quale Conte, appena insediato a Palazzo Chigi e alla sua prima esperienza internazionale di questo livello, sembrava condannato. L’operazione, stando a quanto riferiscono fonti della delegazione italiana, sembra dunque riuscita. Anche perché – viene spiegato – alla vigilia del vertice Trump avrebbe dovuto confrontarsi con Emmanuel Macron, capo di Stato e di governo come il presidente Usa e dunque suo unico pari grado in Canada.
Il resoconto di quanto avviene dentro il Mansoir Richelieu è ampio e dettagliato: Trump e Conte si parlano al termine della seconda sessione di lavori di ieri, un colloquio cordiale – come viene riferito – in cui il presidente si congratula per la vittoria alle elezioni di Lega e M5s, chiamando il presidente del Consiglio «il vero vincitore» delle urne. Lo scambio di cordialità tra i due leader è andato avanti, poi, a fine serata durante lo spettacolo del Cirque du Soleil, al quale Trump e Conte hanno assistito seduti vicini. Ma – riferiscono le fonti italiane – è una imprevista appendice alla giornata a regalare il sorriso più largo al viso del capo del governo: i sette leader si riuniscono per un vertice «improvvisato» per cercare di scongiurare il rischio di un G7 senza documento finale. Al contrario i leader dovrebbero raggiungere una sintesi e siglare un comunicato congiunto finale, scongiurando una spaccatura. Il documento dovrebbe trattare soprattutto la questione dei dazi. Al contrario escluderà il tema dell’ambiente, totalmente snobbato dagli Usa.
«Parto dal principio che avremo un testo comune sul commercio ma non risolve i problemi nel dettaglio: abbiamo opinioni differenti da Washington», ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, parlando con i giornalisti a margine della riunione. Toni aspri sono stati utilizzati da Macron che ha sottolineato la posizione isolata degli Usa sul tema della lotta ai cambiamenti climatici. «Inammissibile che si chiuda un accordo a sei sull’ambiente», ha detto.
Del resto l’isolamento di Trump si è plasticamente visto ieri quando – come preannunciato – il presidente americano ha lasciato in anticipo i lavori del vertice. Ufficialmente per preparare l’incontro di martedì a Singapore con il nordcoreano Kim Jong Un, ma in realtà riservando l’ennesimo schiaffo agli alleati. Così come è stato plateale lo sgarbo di arrivare tardi alla colazione di lavoro dedicata alle donne, che ha provocato a Trump gli sguardi di disapprovazione di tutti i leader. Dimenticando che il presidente americano si nutre di tali sguardi che evidentemente lo aiutano ad alzare il livello di tensione e pure la posta. Vediamo se la differenza di atteggiamento con l’Italia significhi un asse saldo o una posizione momentanea.
Claudio Antonelli
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