È in un video istituzionale che si fa rivedere per la prima volta il presidente russo Vladimir Putin. Un videomessaggio per l’undicesimo Forum internazionale dei giovani industriali che, quasi certamente, è stato registrato prima del tentato golpe dei mercenari della Wagner di sabato scorso. Tanto che non fa cenno a nulla di quanto accaduto ma si concentra solo sui temi delle imprese delle fabbriche del Paese. Anche il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, appare in un video, in questo caso senza audio, in cui fa visita alle truppe ucraine. Anche qui, dunque, nessun commento sul tentato golpe e la sensazione che sia vecchio anche esso.
Arriva poi in serata, il tanto atteso messaggio alla nazione del presidente russo. Putin in 5 minuti di discorso in tv dice che gli
ammutinati non sono riusciti a spaccare la Russia, che i tentativi “criminali” di creare disordine interno sono falliti e che il Paese è stato “salvato dalla distruzione” grazie alla fedeltà dei suoi militari e dei suoi servizi di sicurezza. Il leader del Cremlino ha quindi assicurato che manterrà la parola data, offrendo ai miliziani della Wagner la possibilità di trasferirsi in Bielorussia senza dover essere processati, oppure di mettersi al servizio del ministero della Difesa. Nemmeno una parola invece sul loro capo, Yevgeny Prigozhin. Più tardi ha riunito i principali responsabili della sicurezza: il procuratore generale Igor Krasnov, il ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev, il ministro della Difesa Sergei Shoigu, il direttore dell’FSB (Servizio di sicurezza) Alexander Bortnikov e il capo della Guardia nazionale Viktor Zolotov. “Vi ho convocati per ringraziarvi del lavoro svolto in questi giorni e per discutere della
situazione” spiega Putin. Impossibile non notare che manca Valery Gerasimov, capo di stato maggiore. Girano infatti indiscrezioni su una sua possibile sostituzione. Il generale russo Sergej Surovikin, ex capo delle operazioni militari russe in Ucraina, potrebbe diventare il suo successore. Si rincorrono anche le voci di un defenestramento di Shoigu. Si parla di un imminente nomina di Aleksej Dyumin, nemico giurato del capo dei mercenari Wagner e, da tempo, considerato un delfino del presidente. Dyumin è stato guardia del corpo del leader del Cremlino e, attualmente, ricopre l‘incarico di governatore di Tula. Ha raccontato di aver salvato Putin dall’attacco di un orso. Nel 2018 è stato sanzionato dagli Stati Uniti e quest’anno, con l’invasione dell’Ucraina, dal Regno Unito. Secondo un sondaggio di fine 2022, Dyumin è al secondo posto nella classifica dei governatori russi, mentre nel 2017 la Fondazione politica Pietroburgo lo inserì addirittura tra i possibili successori di Putin.
In ogni caso, ciò che è successo è il frutto di mesi di tensioni interne all’apparato militare e alla gestione del conflitto sul campo. Sono mesi, infatti, che il capo della Wagner Prigozhin critica apertamente e aspramente i vertici militari di Mosca. Il dubbio è che ci sia ben altro sotto ciò che emerge alla luce del sole.
«La situazione in Russia resta complessa e imprevedibile, lo è stato fin dall’inizio. La credibilità dello Stato russo e di Vladimir Putin, a livello personale, è diminuita. Ma la conclusione è chiara: continuare e aumentare il sostegno all’Ucraina, specie quello militare» ha spiegato l’alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell. In Gran Bretagna le forze armate sono meno ottimiste. Il generale Patrick Sanders, capo di stato maggiore dell’esercito britannico, ha invitato a «non sottovalutare mai Mosca» e a non illudersi che le turbolenze interne provocate dalla rivolta dei mercenari del gruppo Wagner possano mettere fuori gioco i russi o significare la fine della guerra in Ucraina in un tempo prevedibile. Secondo il numero uno delle forze armate britanniche, le divisioni interne al sistema russo potrebbero «non essere poi una buona notizia», tanto più che l’oggetto del contendere non sembra essere la prosecuzione della guerra o meno, ma come «migliorare» l’azione di guerra.
Gli Stati Uniti, accusati di essere i manovratori del tentato golpe, si difendono chiarendo di non avere nulla a che fare con la lotta all’interno del sistema russo. «Gli Usa non sono coinvolti», ha detto chiaramente il presidente Joe Biden. Sulla stessa linea anche il primo ministro canadese Justin Trudeau: «Tutti hanno molte domande su cosa significhi effettivamente (questo golpe, ndr) ma non abbiamo ancora molte risposte e troppe speculazioni in questo momento penso che potrebbero essere estremamente controproducenti». Nel frattempo, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov se la prende con Parigi: ha, infatti, accusato il presidente francese Emmanuel Macron di aver visto nell’ammutinamento armato avvenuto in Russia l’opportunità di infliggere «una sconfitta strategica» a Mosca.
Intanto, nonostante le ultime vicende, non si fermano i piani della missione del Vaticano per una soluzione del conflitto. Il cardinale Matteo Zuppi , che ha già visitato Kiev, aveva in programma di visitare Mosca nei prossimi giorni. Piani che, alla luce di quanto avvenuto, non sono cambiati, come confermato anche dal sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana, monsignor Edgar Pena Parra: «Siamo consci di essere dei seminatori. Il cardinale Zuppi è andato in Ucraina a seminare il seme del bene e della pace. Con questo stesso sentimento andrà a Mosca a lottare per la pace. La Chiesa fa questo, ma i risultati non dipendono tutti da noi. Ma così fa il seminatore, lascia il seme e prega Dio affinché cresca e porti frutto. Speriamo di poter avere presto dei frutti di pace in Europa e nel mondo».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >