Mosca dopo un anno di sanzioni cresce molto più di Berlino e Londra
Ansa
  • Altro che crollo dell’economia: le stime Fmi danno il Pil russo in rialzo del 9,4%. Pioggia di missili su Kiev. La Farnesina agli italiani ancora in Ucraina: «Lasciate il Paese». Il Cremlino: «Zelensky incarna Giuda».
  • L’ambasciatore americano a Pechino, Nicholas Burns, ha incontrato il ministro degli Esteri Qin Gang ora impegnato in un tour in Germania, Francia e Norvegia. Resta la spina di Taiwan.

Lo speciale contiene due articoli.

Poco più di un anno fa l’allora premier Mario Draghi, in conferenza stampa, disse che bisognava scegliere tra la pace in Ucraina e l’aria condizionata. Un concetto semplice, un ricattino come quelli a cui eravamo abituati in pandemia, che ci portava a credere che, con poche rinunce, avremmo posto fine all’invasione russa.

Draghi parlava delle sanzioni verso Mosca, i leader occidentali credevano, infatti, che la Russia si sarebbe potuta schiacciare con armi economiche e finanziarie. Il Fondo monetario internazionale (Fmi), in quel periodo, prevedeva che l’economia russa sarebbe crollata dell’8,5% nel 2022 e del 2,3% quest’anno. Da allora, però, il Fondo ha rivisto le stime sul Pil russo per il 2022 e il 2023 di ben 9,4 punti percentuali. In rialzo.

Secondo le ultime previsioni infatti, la Russia nel 2023 crescerà più della Germania o della Gran Bretagna e come Francia e Italia. Per assurdo potrebbe, quindi, superare quattro dei Paesi del G7 che hanno imposto le sanzioni al Cremlino più di un anno fa. «Uno scarto di queste dimensioni non è frutto di un semplice errore di previsione, bensì il segno della sopravvalutazione, da parte di noi occidentali, della nostra capacità di controllare il commercio e altri aspetti strategici dell’economia globale. La realtà è che l’Occidente non domina più la globalizzazione».

Queste valutazioni sono frutto di un saggio che il giornalista del Corriere della Sera, Federico Fubini, ha scritto insieme ad Alexandra Prokopenko del Center for East european and international studies di Berlino ed ex consigliera della Banca centrale della Russia fino all’inizio della guerra.

Com’era prevedibile, infatti, le sanzioni non hanno avuto l’impatto atteso e non lo hanno avuto per svariati motivi. Paesi del Sud est asiatico come Cina, India, Malesia e Singapore, ad esempio, hanno intensificato le importazioni di petrolio russo e, a loro volta, le imprese occidentali hanno aumentato gli acquisti di prodotti petroliferi che queste economie emergenti ricavano grazie al greggio comprato a Mosca. La Cina, inoltre, fornisce ai russi semiconduttori, droni e altre tecnologie utilizzabili sia per scopi civili che militari. Il commercio con la Russia, per di più, continua tramite intermediari: Paesi come la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, il Kazakistan, l’Armenia e altre ex repubbliche sovietiche rivendono qualsiasi cosa, dagli smartphone alle macchine utensili (dopo un crollo del 43% nei primi mesi della guerra, nel novembre 2022 le importazioni russe erano già tornate in gran parte ai livelli prebellici).

Un modo come un altro per aggirare le sanzioni, ma c’è anche tanta ipocrisia anche da parte nostra perché, nonostante l’Europa abbia smesso di comprare gas russo da Gazprom, non ha invece tagliato i suoi rapporti con Gazprombank tanto che a Cipro è diventato il terzo istituto di credito del Paese e continua a operare sotto la sorveglianza della Banca centrale europea.

Il tentativo di schiacciare la Russia economicamente, almeno per il momento, sembra fallito. D’altronde prima del febbraio 2022, i regimi di sanzioni a tappeto prendevano di mira Paesi ai margini dell’economia globale. L’Iran, l’economia più importante colpita prima della Russia, non è nemmeno tra le prime quaranta al mondo, con un prodotto lordo annuo che raggiunge a stento i 365 miliardi di dollari. La Russia, invece, ha un’economia da duemila miliardi di dollari, undicesima al mondo. È per questo che questa settimana al Consiglio Ue si inizierà a discutere dell’undicesimo pacchetto di sanzioni che prenderà di mira i Paesi terzi che stanno permettendo alla Russia di aggirare le misure restrittive introdotte finora da Bruxelles.

La guerra ibrida tra Russia e resto del mondo deve comunque fare i conti tutti i giorni con quello che accade sul campo. A farne le spese, da 14 mesi a questa parte, sono sempre gli ucraini. Kiev è stata nuovamente colpita con ferocia: secondo il sindaco, si tratta dell’attacco più massiccio dall’inizio della guerra. Nelle ultime 24 ore, le forze russe hanno bombardato dieci regioni dell’Ucraina, colpendo 127 insediamenti e 139 infrastrutture. Almeno tre persone risultano morte e altre 28 ferite. Inoltre, a causa dei bombardamenti, ci sono state interruzioni di corrente in sei regioni: una bambina di 7 anni è morta per un incendio scoppiato nell’appartamento in cui viveva a causa di queste interruzioni.

Proprio per colpa di questi attacchi, l’unità di crisi della Farnesina ha sconsigliato «tutti i viaggi verso l’Ucraina, a qualsiasi titolo» nonché fortemente raccomandato a «i connazionali ancora presenti nel Paese» di «lasciare immediatamente l’Ucraina negli orari in cui non è in vigore il coprifuoco».

In questo scenario non si placano neanche i botta e risposta tra Kiev e Mosca. Fanno ancora discutere le parole del capo dell’intelligence ucraina Kirill Budanov: «Chiunque abbia commesso crimini di guerra o contro l’umanità in Ucraina, compresi lo stupro e l’omicidio di civili e bambini, sarà trovato e distrutto in qualsiasi parte del mondo». Ieri è arrivata la risposta del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: «Le dichiarazioni delle autorità ucraine sulla loro disponibilità a “uccidere russi in tutto il mondo” indicano che Kiev è diventata non solo uno sponsor, ma un organizzatore diretto di atti terroristici».

Intanto oggi la Russia celebra la vittoria sul nazismo nella seconda guerra mondiale e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di cambiare la data con l’8 maggio, istituendo per oggi, 9 maggio, la Giornata dell’Europa cui parteciperà il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Severa la reazione del portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Cosa c’è di peggio di un nemico? Un traditore. Questo è Zelensky. La nuova incarnazione di Giuda nel XXI secolo».

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