- Per soddisfare il gigantesco fabbisogno nazionale di pesce, il Dragone si è spinto al limite delle acque territoriali dell’arcipelago. Ecuador e ambientalisti protestano: a rischio specie protette e riserve naturali.
- Un altro schiaffo alla democrazia dell’ex colonia britannica con il plauso di Xi Jinping. Si alza la tensione tra Pechino e Washington. Ora l’Italia dovrà prendere una posizione.
Lo speciale contiene due articoli.
La politica e l’azione espansionistica di Pechino sulle zone di pesca preoccupano sempre di più le nazioni dell’area asiatico-pacifica. Nella notte tra martedì e mercoledì scorso una flottiglia di 260 navi da pesca, delle quali la metà armate, si trovava in acque internazionali appena fuori dalla zona economica esclusiva larga 188 miglia che circonda le isole Galapagos, territorio della Repubblica dell’Ecuador.
Gli ambientalisti e il governo locale sono preoccupati per l’impatto dannoso che potrebbero avere sul delicato ecosistema marino dell’arcipelago che ospita una grande varietà di animali selvatici e biodiversità, tra cui specie di balene in via di estinzione e squali martello. I pesci e i mammiferi marini non conoscono certo le linee di confine, dunque anche se non fosse nelle intenzioni cinesi pescarli di proposito, qualsiasi operazione di cattura, effettuata in prevalenza con reti a strascico, potrebbe causare danni collaterali uccidendo questi rari esemplari.
L’ex ministro dell’ambiente ecuadoriano, Yolanda Kakabadse, insieme a Roque Sevilla, ex sindaco della capitale dell’Ecuador, Quito, è stata incaricata di elaborare una strategia di protezione per le isole, situate a 563 miglia al largo della costa occidentale del Sud America. L’Ecuador stava cercando di stabilire un corridoio di riserve marine tra Costa Rica, Panama e Colombia nel tentativo di isolare aree di diversità marina, ha affermato Kakabadse, e Pechino, pur conoscendo queste intenzioni ha permesso alla sua milizia del mare (questo il nome dei pescherecci) di avanzare fino al limite delle acque territoriali per soddisfare una richiesta del mercato interno che cresce del 30% annuo, ovvero a ritmo decisamente insostenibili dal punto di vista ambientale.
Sevilla ha aggiunto: «La pesca cinese non controllata ai margini della zona protetta sta rovinando gli sforzi dell’Ecuador per proteggere la vita marina nelle Galapagos, cercheremo di far rispettare gli accordi internazionali volti a proteggere le specie migratorie. Le navi cinesi sono visitatori abituali delle nostre acque, ma quest’anno il loro numero è significativamente aumentato».
Negli ultimi anni in Equador ci sono state proteste contro le operazioni navali ai limiti delle acque nazionali; nel 2017 la Marina ecuadoriana aveva dichiarato che una nave battente bandiera cinese, la Fu Yuan Yu Leng 999, era effettivamente entrata nella zone economica esclusiva che circonda le Galapagos catturando circa 300 tonnellate di pesci, tra i quali almeno due specie di squalo classificate come vulnerabili.
Il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha dichiarato che le Galapagos sono «una delle zone di pesca più ricche e un vivaio di vita unico per l’intero pianeta», mentre l’Unesco le descrive come un museo vivente e una vetrina per l’evoluzione.
Riferendosi all’incursione di tre anni fa, il ministro della Difesa dell’Equador, Oswaldo Jarrin ha dichiarato: «Siamo in allerta, conduciamo la sorveglianza, pattugliamo per evitare un incidente ma questo comportamento è assolutamente insostenibile dal punto di vista naturalistico».
La Blue Planet Society, un’organizzazione non governativa che fa campagne contro la pesca incontrollata nei mari di tutto il mondo, ha comunicato sui social la posizione della flottiglia cinese dall’inizio di questo mese, commentando che centinaia di pescherecci cinesi stanno attualmente formando uno schieramento a linea sotto le isole Galapagos e che sta per avvenire una distruzione dell’oceano visibile in tempo reale attraverso i siti Web che monitorano la posizione delle navi nel mondo. La Cina possiede la più grande flotta di pescherecci a livello globale con circa 300.000 navi e quasi otto milioni di addetti, rappresentando un terzo della produzione ittica mondiale, ovvero i cinesi uccidono per il consumo umano oltre 17 milioni di tonnellate di vita marina ogni anno.
Anche l’Onu ha calcolato che con una popolazione di 1,3 miliardi di persone che consumano 26 kg di pesce all’anno ciascuno (ovvero quasi il doppio della media mondiale) e una tradizione costituita da piatti realizzati con specie marine rare, quando non in via di estinzione, come l’Orecchia di mare e la zuppa di pinne di squalo, è difficile immaginare una maggiore minaccia per la salute dei nostri oceani.
Le flotte cinesi si sono spinte tanto lontano dai mari cinesi anche a causa dell’impoverimento delle acque nazionali causato proprio dalla pesca intensiva, che l’Equador definisce un appetito rapace e incontrollato.
Purtroppo però Pechino ha contrattato la possibilità di avvicinarsi alle coste altrui in cambio di investimenti in quei Paesi, tuttavia attraverso flotte battenti bandiere di stati africani viola costantemente gli accordi che prevedevano la riduzione della flotta a 3.000 unità entro quest’anno. Ma la forza aero-navale di Quito che dovrebbe contrastare quella cinese è troppo modesta per essere considerata una minaccia: tra aerei ed elicotteri possiede soltanto 25 unità, mentre oltre a una nave scuola sono operative tre fregate lanciamissili, sei corvette, sette pattugliatori ausiliari e tre sommergibili, tutte unità un po’ datate, escluse le due navi per la ricerca scientifica Orion e Sirius.
Alcune, come il pattugliatore Basento, sono state acquistate usate dalla nostra Marina Militare negli anni Ottanta.
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