Era prevista per lunedì la riunione del comitato nomine per indicare il successore al vertice dell’Aise, l’intelligence estera. Ma il premier, dopo una colazione riservata con il direttore di Forte Braschi, ha deciso di rinviare qualunque altra decisione alla prossima primavera. Lo stesso discorso vale per il Dipartimento Informazioni Sicurezza (Dis) e per l’Aisi, il controspionaggio.

E’ servito un pranzo tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il direttore dell’Asie Alberto Manenti per mettere a tacere le voci che davano lo storico ex capitano del Sismi in uscita da Forte Braschi. Come raccontato dalla Verità venerdì 16 novembre, infatti, il governo aveva programmato per lunedì il comitato interministeriale per i servizi segreti. Ma dopo il pranzo è stato annullato. Conte ha quindi deciso di rinnovare la sua fiducia a Manenti. I possibili sostituti di Manenti sarebbero stati tre e torneranno di attualità nel marzo 2019. «Il primo è Enrico Savio, attuale numero due del Dis, che vanta l’appoggio del presidente di Leonardo, Gianni De Gennaro. Poi c’è Luciano Carta, il severo e marziale generale della Guardia di finanza, che in molti avrebbero voluto al vertice della stessa Gdf. Quindi c’ è Gianni Caravelli, il secondo vice dell’Aise, spinto dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Ma Caravelli fu nominato all’Aise proprio da Minniti e fu delegato da Manenti a seguire il dossier libico. E oggi sembra non essere un vantaggio.

Caso vuole che in questi giorni sul tavolo di Palazzo Chigi sia arrivata una relazione dettagliata sugli ultimi anni di gestione MinnitiManenti del dossier libico. Per anni infatti, l’Italia ha sostenuto esclusivamente il Government of national accord (Gna) con a capo Serraj, unica autorità riconosciuta dall’Onu. I motivi della decisione, a detta di fonti diplomatiche, sono da ricondursi alla vicinanza delle scelte prese in passato dagli Stati uniti, in particolare da Hillary Clinton, al tempo segretario di Stato. Minniti, non è una notizia, è sempre stato molto vicino a Washington, come hanno rivelato anche i cablogrammi di Wikileaks. Il problema è che questa gestione è stata deleteria per i nostri interessi nella zona, come dimostra l’avanzata dei francesi di Total». Ma Conte ha preferito rinviare in primavera tutte le nomine del comparto.

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