- Daniele Ruvinetti, analista geopolitico e Senior Advisor della Fondazione Med Or, spiega: «Gli investimenti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni sono segnali di apertura al mondo occidentale. Il grande consenso intorno al mondo sportivo permette loro di ottenere visibilità e consenso».
- Non solo Manchester City, Paris Saint-Germain e Newcastle: in Europa 11 club sono di proprietà dei paesi del Golfo. A comandare la mappa è proprio l’Arabia Saudita con cinque squadre. E il fondo Pif è pronto a sbarcare anche nel golf.
Lo speciale contiene due articoli.
«Nei paesi del Golfo c’è una grande passione per il calcio. Vanno pazzi per quello europeo. Molti bar e ristoranti trasmettono le partite. Non hanno gli spazi né le temperature elevate permettono di avere campionati competitivi, quindi investono all’estero, in Europa, anche per un discorso di tipo geopolitico. Il calcio sta diventando uno strumento di geopolitica». Daniele Ruvinetti, analista geopolitico e Senior Advisor della Fondazione Med Or, spiega alla Verità l’attivismo degli ultimi 10 anni di paesi come Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Barhein nel mondo del pallone. Abu Dhabi è stata tra i primi a investire nel Manchester City. Poi si è subito accodata Doha, con gli investimenti milionari nel Paris Saint-Germain. Da poco è entrata in scena Ryad, che con Moḥammad bin Salman ha deciso di rilevare la squadra inglese del Newcastle. Infine, anche il piccolo emirato del Barhein ha rilevato il 20% della seconda squadra parigina, il Paris Fc che milita in Ligue 2, la serie B francese.
«Gli investimenti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni» spiega Ruvinetti «non riguardano solo la passione per il calcio. Sono segnali di apertura al mondo occidentale. È sempre la strategia di fare geopolitica con il denaro. In questo modo possono entrare in paesi con cui non hanno grande confidenza, ma il grande consenso intorno al mondo sportivo permette loro di ottenere visibilità e consenso». Tra le monarchie del golfo, come noto, non esiste ormai solo una competizione calcistica. Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, stanno gareggiando da tempo al rinnovo delle loro rispettive economie, incentrate in particolare sul petrolio. Hanno sviluppato progetti di diversificazione economica, incentrati sulla tecnologia del futuro, prevedendo per il 2030 persino nuove città dove tutto sarà automatizzato, in modo da diventare nuovi hub di attrazione economica per l’occidente. «Le monarchie lavorano sul piano internazionale in modo differente. Basta seguire cosa accaduto in Libia, dove Qatar e Emirati Arabi sono su fronti opposti. Se i primi supportano i Fratelli Musulmani, i secondi invece sono contro, come anche l’Arabia Saudita». Allo stesso tempo le monarchie cercano amici in Europa. Hanno bisogno di instaurare un dialogo costruttivo. «Sono paesi piccoli, non hanno grandi eserciti, quindi la geopolitica si fa con il denaro». Il calcio è uno dei mercati più interessanti, ma anche non particolarmente redditizi. «In Libia il Qatar ha avuto sempre posizioni distanti dalla Francia. Eppure investendo nel Paris St Germain ha la possibilità di aprire un canale di comunicazione. Lo stesso si può vedere con gli Emirati o con l’Arabia Saudita, impegnati in Inghilterra, nazione da tempo vicina proprio ai Fratelli Musulmani». Le relazioni commerciali tra Francia e Qatar non sono mai andate così bene. The Peninsula, quotidiano in lingua inglese dell’emirato, ha spiegato nel dettaglio gli ultimi investimenti del Paese del Golfo in quello europeo. Si parla di oltre 20 miliardi di dollari (circa 17,21 miliardi di euro) investiti negli ultimi anni sul territorio francese. Inoltre, sono 120 le aziende transalpine che hanno cominciato a operare sul territorio qatariota. Le relazioni bilaterali, sottolinea il quotidiano, coprono una vasta gamma di settori, dalla sicurezza allo sport, il cui esempio principale è rappresentato dal Paris Saint-Germain. Tali investimenti, inoltre, sono realizzati sia a livello pubblico che privato, attraverso le entità affiliate alla Qatar Investment Authority, tra cui la Qatar Sports Investment proprietaria del Psg, e attraverso investimenti privati. Non è un caso che proprio ieri, Doha abbia preso parte alla riunione preparatoria per discutere la bozza di dichiarazione finale della Conferenza di Parigi sulla Libia, prevista per il 12 novembre.
Il Direttore del dipartimento degli Affari Arabi presso il Ministero degli Affari Esteri, l’Ambasciatore HE Nayef bin Abdullah Al Emadi ha rappresentato lo Stato del Qatar all’incontro che si è tenuto ieri durante una conferenza stampa. A fine ottobre lo sceicco Hamad bin Khalifa bin Ahmed Al Thani, presidente della Qatar Football Association (QFA), ha ricevuto nel suo ufficio lo sceicco Ahmed Al Eissi, presidente della Yemen Football Association (YFA). Lo Yemen fa parte del Gruppo A di qualificazioni alla coppa del mondo con Qatar, Siria e Sri Lanka. Le qualificazioni si svolgeranno a Doha dal 25 al 31 ottobre. I due hanno parlato dei modi per rafforzare la cooperazione congiunta per rafforzare i legami tra le due federazioni e contribuire al loro sviluppo. E intanto in queste settimane i tifosi del Newcastle, festeggiano l’arrivo del Fondo per gli investimenti pubblici (PIF) di Riyad che ha acquisito una quota di controllo dell’80% della squadra in un’operazione dal valore di 300 milioni di sterline (circa 353 milioni di euro). I sauditi, come noto, sono invece rivali del Qatar nello Yemen. Dallo sport alla guerra, insomma, il passo è breve.
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