I misteri del governo sulla app per il tracciamento. Quelle regionali già hackerate
Ansa
  • Il governo di Giuseppe Conte non ha ancora preparato il decreto per il lancio dell’applicazione che dovrebbe aiutare l’Italia durante l’uscita dal lockdown. Annunciata in pompa magna dal ministro per l’Innovazione Paola Pisano, chiuso il bando venerdì scorso, non c’è traccia della lista delle aziende che hanno partecipato. Ne sarebbero state selezionate 70, ma non si conoscono nemmeno i componenti della commissione che le sceglierà.
  • Lazio e Sicilia lanciano programmi per tracciare i malati, ma un hacker etico è già riuscito a perforarle, in meno di mezz’ora, mostrando gravi carenze nella privacy e nella gestione dei dati.
  • In Francia già pronta Covidom. I malati hanno un diario medico, vengono seguiti quotidianamente e possono chiedere anche supporto psicologico.

Lo speciale contiene tre articoli

Resta ancora avvolta nel mistero la lista dei partecipanti al bando per creare l’applicazione di tracciamento dei pazienti Covid-19 in Italia. Si era aperto il 23 marzo scorso, per tre giorni. Ora è chiuso, ma del decreto della presidenza del Consiglio non c’è traccia. Fatto singolare, perché nelle ultime settimane erano girate sempre alcune bozze sui decreti che dovevano uscire da palazzo Chigi per il lockdown in Italia. A quanto pare il tema tracciamento non è ancora stato pienamente discusso nell’esecutivo. Anzi, si vocifera di un certo malumore da parte del premier Giuseppe Conte che non sarebbe stato informato dell’iniziativa lanciata la scorsa settimana del ministro dell’Innovazione Paola Pisano.

Da qui la lentezza con cui il governo si sta occupando dell’intera vicenda. Eppure bisogna fare in fretta. Il ministro era stata chiara nei giorni scorsi, ricordando la necessità che attraverso una registrazione volontaria al servizio ci fosse un monitoraggio dei malati di Covid-19. Sempre la scorsa settimana palazzo Chigi ha anche contattato il governo di Singapore che ha già lanciato un modello di applicazione per il tracciamento. Nel Paese asiatico la app viene utilizzata solo a chi è stata confermata la notifica (ovvero i malati o chi è entrato in contatto con loro) e quindi limitata a casi sospetti di contagio, perché vicini a soggetti positivi o perché hanno già fatto il tampone. Chi la utilizza viene contattato più volte durante il giorno e condivide la sua posizione tramite smartphone. Ci sono poi controlli a campione per vedere chi rispetta le regole. Chi non rispetta la quarantena può ricevere multe fino a 10.000 euro, il carcere fino a 6 mesi e perfino la perdita della cittadinanza.

A quanto apprende La Verità delle centinaia di proposte (più di 300) arrivate in chiusura del bando ne sarebbero state selezionate 70, ma la lista non è ancora stata pubblicata dal ministero.Non è chiara nemmeno la composizione dei cosiddetti saggi selezionati per scegliere l’azienda o l’università che svilupperanno l’applicazione. C’è persino la possibilità che alla fine le applicazioni siano persino due, una per i malati e un’altra per i sani o i guariti. Da quel che sembra si brancola nel buio. Però bisogna sbrigarsi, perché secondo le ultime analisi statistiche pubblicate dal Corriere della Sera, sarà nel mese di aprile che l’Italia dovrà affrontare l’uscita dalla chiusura totale delle attività non essenziali. Per di più ci saranno regioni che usciranno prima dalla quarantena, come Veneto e Piemonte. In che modo gestiranno i guariti? Secondo chi sta seguendo la pratica forse un applicazione di tracciamento potrebbe non nascere mai. Del resto c’è chi come il professore Raffaele Bruno dell’Università di Pavia ha già fatto altre proposte, tra cui quella di un grande esame epidemiologico digitale di massa con un questionario, evitando il tracciamento dei cittadini.

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