Hamas apre a negoziati con Donald: «Pronti a lasciare il potere a Gaza»
Un gruppo di miliziani di Hamas (Ansa)
  • L’ufficio politico dei miliziani elogia il tycoon: «Un presidente serio». Lui imita Israele e prepara un decreto per dotare gli Usa di un Iron dome. L’Italia spedisce altri sette carabinieri per la missione europea a Rafah.
  • Morti otto prigionieri che dovevano essere rilasciati. Giovedì e sabato ci saranno altre scarcerazioni. Uccisi due leader della jihad in Cisgiordania. Scontri nel Sud del Libano.

Lo speciale contiene due articoli.

Migliaia di palestinesi in viaggio verso Nord, a piedi. Israele, nonostante gli scettici, ha mantenuto la promessa e ha aperto il corridoio Netzarim per la prima volta dopo 15 mesi di guerra. Le immagini riprese dai droni sono impressionanti e per la prima volta dal 7 ottobre si ha l’idea di una distensione senza precedenti.

L’arrivo di Donald Trump ha cambiato il verso del conflitto in Medio Oriente, che piaccia o meno. E anche se la sua proposta di far evacuare la Striscia, trasferendo i rifugiati in Egitto e Giordania, è stata presa male praticamente da tutti, c’è anche chi, tra gli avversari, ne riconosce la serietà. Moussa Abu Marzouk, un membro dell’ufficio politico di Hamas, ha fatto sapere che i miliziani sono disposti a lasciare il governo di Gaza e a negoziare con gli Stati Uniti una soluzione per il «martoriato territorio palestinese». Marzouk ha poi dichiarato di ritenere Donald Trump «un presidente serio» alla luce dell’accordo di cessate il fuoco con Israele che il suo inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha aiutato a chiudere.

Hamas, ha spiegato Marzouk, è conscia che una nuova autorità che guidi la Striscia di Gaza avrebbe bisogno di appoggio sia regionale sia internazionale e dovrebbe essere sostenuta dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Il mese scorso Hamas e Al Fatah avevano trovato un’intesa sulla creazione di un comitato di dieci-quindici figure che amministri Gaza con il consenso di entrambe le fazioni. Un piano impossibile da accettare per Israele, che da una parte vuole escludere completamente Hamas dalla Striscia e dall’altra non ritiene gli attuali vertici dell’Anp in grado di svolgere un compito così complesso. Il timore è che presto Gaza diventi di nuovo un covo di terroristi nascosti tra scuole e ospedali. Marzouk, d’altro canto, a sua volta ha spiegato che non intende aprire «al dialogo con Israele» e dopo gli apprezzamenti a Trump ha puntualizzato: «Nessun palestinese o arabo accetterà l’idea di sfollamento di Trump», riferendosi all’idea di evacuare la Striscia, facendo rifugiare la sua popolazione tra Giordania ed Egitto, Entrambi i Paesi si sono opposti con risolutezza.

Ieri, Hamas finalmente ha consegnato a Israele la lista dei 33 ostaggi che ha promesso di liberare: 25 sono vivi e 8 sono morti. Nessun nome, solo numeri, con le famiglie disperate in attesa. Le autorità israeliane hanno fatto sapere alla stampa che le informazioni fornite coincidono con quelle di cui già erano a conoscenza. Hamas ha poi confermato che libererà tre ostaggi entro venerdì prossimo, 31 gennaio. Altri tre saranno rilasciati sabato 1° febbraio. Venerdì dovrebbe esserci anche Arbel Yehud, la ventinovenne rapita a Nir Oz che avrebbe dovuto essere liberata già con il secondo rilascio. L’ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu, scrive che Israele ha raggiunto l’accordo con Hamas dopo «trattative forti e determinate» e ribadisce che «non tollererà alcuna violazione dell’accordo». Il premier israeliano, intanto, ha messo in agenda un viaggio a Washington per la prossima settimana: incontrerà il presidente degli Stati Uniti Trump, che proprio ieri ha fatto sapere che intende firmare un decreto esecutivo per la costruzione di un Iron Dome per gli Usa. Lo stesso scudo missilistico che possiede Israele. Decisione assunta a causa della «minaccia di attacchi di missili balistici, cruise e ipersonici» per gli Stati Uniti. In realtà si trattera di un sistema simile, probabilmente, perché Iron Dome non sarebbe in grado di coprire l’intera superficie della nazione americana.

Anche l’Europa riattiva il suo impegno a Rafah. Il Consiglio Affari esteri dell’Unione ha annunciato il ripristino della missione Eubam-Rafah. Lo ha annunciato l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, spiegando: «Tutti concordano che questa missione può giocare un ruolo decisivo nel sostenere la tregua. Oggi i ministri hanno concordato il suo rilancio. Questo permetterà che un certo numero di persone ferite potranno lasciare Gaza e ricevere cure mediche». L’Italia parteciperà inviando altri 7 carabinieri entro fine gennaio, che si uniranno ai due italiani già presenti. Questo personale sarà integrato nella Forza di gendarmeria europea (Eurogendfor). L’Italia si farà inoltre carico del trasporto dell’intero contingente attraverso il Comando operativo di vertice interforze della Difesa (Covi), che coordinerà il trasferimento e il dispiegamento nell’area di militari della Guardia civil spagnola e di gendarmi francesi, che si uniranno alla forza internazionale.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…