- La Kallas ha esortato Gerusalemme a trattare e a rispondere ad Hamas «in modo proporzionato». Lo Stato ebraico smentisce: mai ricevuto un piano di tregua egiziano.
- Spara sulla folla ad Haifa: due morti. Ucciso l’assalitore. La Cnn: «L’Idf prepara una nuova offensiva con 50.000 soldati a Gaza».
Lo speciale contiene due articoli.
«Riprendere i negoziati è l’unico modo fattibile per porre fine alle sofferenze da tutte le parti. La violenza alimenta altra violenza, i nuovi combattimenti stanno causando un’incertezza insopportabile per gli ostaggi e le loro famiglie, e orrore e morte per il popolo palestinese». Lo ha detto ieri l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, in conferenza stampa a Gerusalemme con il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar. Poi il capo della diplomazia europea ha affermato: «Gli israeliani devono potersi sentire al sicuro nelle loro case. Israele ha il diritto all’autodifesa contro gli attacchi terroristici, che provengano da Hamas, dagli Huthi o da Hezbollah. Tuttavia, le azioni militari devono essere proporzionate». Kallas ha poi spiegato che l’Unione europea è a favore del piano egiziano per la ricostruzione di Gaza e che Bruxelles non prevede alcun ruolo per Hamas nella futura governance della Striscia. Poi a una domanda sugli attacchi israeliani in Siria ha risposto: «Queste cose sono inutili perché la Siria in questo momento non sta attaccando Israele, e questo alimenta una maggiore radicalizzazione, anch’essa contro Israele, che non vogliamo vedere». Ciò che colpisce è che mentre con il conflitto Israele/Hamas l’Unione Europea vuole che si riprendano i negoziati, per quanto riguarda il conflitto russo/ucraino si parla solo di armi, truppe e soldati.
Gideon Sa’ar durante la conferenza stampa ha detto che «Israele non ha ancora deciso se imporre o meno un governo militare a Gaza», poi il ministro ha ribadito che che Israele sta rispettando il diritto internazionale, riferendosi all’articolo 70 del Protocollo di Ginevra del 1949. Sa’ar ha ribadito che i 25.000 camion che Israele ha fatto entrare durante la tregua sono adeguati per le esigenze dei gazawi: «Nessun Paese è obbligato a facilitare una guerra contro se stesso, Israele non deve essere tenuto a uno standard diverso». Il ministro degli Esteri ha inoltre detto che è «naturale» che Israele si aspetti il sostegno dell’Unione Europea nel conflitto in corso contro il terrorismo islamico: «Stiamo combattendo la guerra del mondo libero. Iran, Huthi, Hamas e Hezbollah ci attaccano perché siamo vicini. Ma non fatevi illusioni, la guerra è contro la civiltà occidentale. Contro i suoi valori e i suoi stili di vita». Ieri l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede, replicando all’appello del Papa all’Angelus, ha affermato che a Gaza che viene rispettato il diritto internazionale. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha risposto: «Speriamo sia così. Siamo molto preoccupati per la violazione ormai sistematica del diritto internazionale, abbiamo parlato con la Croce Rossa e sono molto in difficoltà: bombardamenti sui civili, uccisione degli operatori, sono azioni che vanno contro il diritto umanitario, non c’è più rispetto del diritto umanitario». Sul fronte del possibile negoziato una fonte di Hamas ha dichiarato all’Ap che il gruppo terroristico ha risposto affermativamente alla proposta egiziana di un cessate il fuoco a Gaza. Il notiziario panarabo Al-Araby al-Jadeed ha riferito che l’offerta include la cessazione immediata dei combattimenti a Gaza, che servirà come base per negoziati estesi con l’obiettivo di stabilire un calendario per il rilascio del resto degli ostaggi. Inoltre, la proposta include l’impegno di Hamas a fornire a Israele informazioni dettagliate sulle condizioni di tutti gli ostaggi, sia vivi che morti, insieme a prove fotografiche che dimostrino la veridicità delle informazioni inviate. Ieri Hamas ha diffuso un video di propaganda in cui compaiono Elkana Bohbot e Yosef-Haim Ohana, due ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre durante il festival Nova e tuttora detenuti a Gaza. Il gruppo jihadista ha già pubblicato in passato filmati simili, in quella che Israele definisce una deplorevole strategia di guerra psicologica. Fonti della sicurezza hanno aggiunto che anche gli Stati Uniti avrebbero accettato il piano dell’Egitto, ma un funzionario israeliano ha dichiarato lunedì al Times of Israel: «Non abbiamo sentito parlare di nuove proposte». Infine, sempre a proposito di trattative, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, Steve Witkoff, ha dichiarato in un’intervista che Hamas potrebbe averlo «ingannato» all’inizio di questo mese, poiché inizialmente pensava che il gruppo terroristico avesse accettato la sua proposta ponte per estendere il cessate il fuoco a Gaza, salvo poi tirarsi indietro come accaduto molte altre volte. «Credevo avessimo un accordo accettabile. Pensavo persino che avessimo l’approvazione di Hamas. Forse sono solo io che mi faccio ingannare. Pensavo che fossimo arrivati, ed evidentemente non era così», ha detto Witkoff a Fox News Sunday.
Del futuro del Medio Oriente ieri hanno parlato sia il presidente americano Donald Trump che il suo vice, JD Vance. Il tycoon ha dichiarato: «Non c’erano problemi in Medio Oriente quando ho lasciato l’incarico nel 2021 e ora ci sono molte sfide da affrontare». Mentre Vance ha detto che «altri Paesi sottoscriveranno gli Accordi di Abramo» per la normalizzazione dei rapporti con Israele. Poi ha attaccato l’amministrazione Biden: «Si pensi agli Accordi di Abramo, una delle grandi conquiste diplomatiche sotto la prima amministrazione Trump. L’Amministrazione Biden non ha fatto assolutamente nulla al riguardo. Non ci ha costruito niente. Non ha aggiunto nessun altro Paese. Solo per dispetto politico».
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