Gli estremisti americani reclamano poltrone
Hakeem Jeffries, Leader della minoranza della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti (Ansa)

I democratici hanno appena stravinto le elezioni di metà mandato. E già iniziano a litigare. Con il risultato storico di martedì, sembrerebbe scontato che la guida del nuovo Congresso debba andare ai due attuali leader della minoranza alla Camera e al Senato, Hakeem Jeffries e Chuck Schumer. Eppure, i neoparlamentari più spostati a sinistra stanno già facendo capire che potrebbero non sostenerli.

Jeffries nel mirino dei socialisti: dubbi sullo Speaker della Camera

Eletta alla Camera martedì, Claire Valdez, esponente dei Democratic socialists of America e assai vicina a Zohran Mamdani, ha infatti detto di non aver ancora deciso se appoggerà Jeffries nel suo tentativo di diventare Speaker della Camera a gennaio, vale a dire quando si insedierà il nuovo Congresso. Una posizione simile era stata espressa, già a fine settembre, da Darializa Avila Chevalier: un’altra esponente dei Democratic socialists of America che, appoggiata da Mamdani e convertitasi all’islam nel 2018, ha conquistato un seggio alla Camera alle ultime Midterm. Non è del resto un mistero che Jeffries sia ai ferri corti con i socialisti. «Non appoggio il programma dei Democratic socialists of America, così come è stato articolato dagli stessi Democratic socialists of America», dichiarò ad agosto. Dal canto loro, i socialisti non hanno mai perdonato a Jeffries le sue posizioni filo-israeliane. Ed è per questo che nutrono dubbi sull’eventualità di sostenere la sua corsa verso la presidenza della Camera.

Schumer contestato al Senato: El-Sayed punta su Van Hollen

La situazione non migliora al Senato, dove alcuni dei dem appena eletti non hanno intenzione di appoggiare l’ascesa di Schumer a nuovo leader della maggioranza. Giovedì, un esponente dell’estrema sinistra come Abdul El-Sayed ha dichiarato che l’incarico dovrebbe infatti andare al senatore Chris Van Hollen. «Sono stato molto chiaro: penso che sarebbe un leader della maggioranza al Senato straordinario», ha dichiarato. Aspro critico di Israele, Van Hollen ha fatto sapere di non ambire alla poltrona di leader della maggioranza. Tuttavia, le parole di El-Sayed fanno capire come l’estrema sinistra punti a rendere la vita complicata a Schumer. Del resto, secondo Fox News, a esprimere scetticismo nei confronti del senatore di New York sarebbero anche altri neoeletti dem alla camera alta, come Troy Jackson, Julianna Stratton e Peggy Flanagan. Si tratta, neanche a dirlo, di tutti profili decisamente spostati a sinistra.

Israele divide i democratici: i rapporti difficili tra Schumer e Mamdani

L’astio verso Schumer, che è ebreo, è di antica data. La sinistra non gli perdona le sue posizioni storicamente a favore di Israele. Si tratta di un tema che, nell’ultimo anno, ha innescato non poche tensioni. È d’altronde in questo quadro che, nel 2025, il senatore si rifiutò di dare il proprio endorsement a Zohran Mamdani. Schumer era infatti significativamente irritato dalle posizioni visceralmente anti-israeliane dell’attuale primo cittadino della Grande Mela. Ma non è tutto. Durante le ultime primarie parlamentari dem del Michigan, Schumer si schierò con la deputata democratica Haley Stevens: l’avversaria di El-Sayed. Ciò non impedì comunque al capogruppo dem al Senato di dare il proprio endorsement allo stesso El-Sayed dopo la sua vittoria ad agosto contro la Stevens. Un endorsement che non sembra sia tuttavia bastato a rasserenare i rapporti tra loro.

Fetterman contro El-Sayed: la frattura interna si allarga

Ma non è finita qui. Subito dopo le Midterm, Schumer aveva invocato unità all’interno della pattuglia parlamentare dem della camera alta. Come detto, il nuovo Congresso si insedierà a gennaio e il diretto interessato ha bisogno di coesione sia per essere eletto capo della maggioranza sia per portare avanti un’agenda parlamentare coerente. Tuttavia, al di là dei suoi detrattori interni, emerge per lui un ulteriore problema. Come sottolineato da Fox News, già stanno volando gli stracci tra El-Sayed e il senatore dem della Pennsylvania, John Fetterman, che è noto per essere un ferreo sostenitore dello Stato ebraico. In particolare, Fetterman ha da mesi puntato il dito contro i legami tra El-Sayed e Hasan Piker: uno streamer noto per aver difeso Hezbollah e per aver affermato, in passato, che gli Stati Uniti si sarebbero meritati gli attacchi terroristici dell’11 settembre. Insomma, le premesse non sembrano essere troppo favorevoli a un clima di coesione.

A questo si aggiunga che, già da qualche mese, si parla di un possibile cambio di casacca di Fetterman. Non è al momento dato sapere se veramente quest’ultimo passerà con i repubblicani: del resto, anche se ciò avvenisse, i dem manterrebbero comunque una maggioranza abbastanza comoda al Senato. Il nodo riguarda semmai l’unità effettiva in seno all’Asinello. Un’unità che, neanche una settimana dopo la vittoria alle Midterm, già scricchiola significativamente.

Wall Street teme le divisioni dei dem dopo le Midterm

Si tratta di una situazione che potrebbe impensierire anche i mercati. Certo, il crollo del Nasdaq di giovedì è stato principalmente dovuto all’ostilità mostrata dai dem, durante la campagna elettorale, nei confronti dei data center necessari ad alimentare l’Intelligenza artificiale. Non si può tuttavia escludere che Wall Street possa anche essere preoccupata dell’eventualità che il partito di maggioranza al Congresso si spacchi internamente a causa di dissidi intestini. I democratici sono del resto maestri in questo tipo di «sport». Una delle principali difficoltà che afflissero l’amministrazione Biden fu proprio rappresentata dai frequenti scontri parlamentari tra i dem centristi e quelli di estrema sinistra. Una dinamica che, adesso, potrebbe riesplodere. E che, anzi, forse è già riesplosa.

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