Vaccini, 10 domande ancora senza risposta
Ansa

Sappiamo che le prime dosi andranno ad anziani con patologie e lavoratori esposti al contagio. Nella prima fase non saranno coinvolti i medici di famiglia e non si sa quando entreranno in azione. Manca un elenco delle strutture dedicate. E poi, come avverrà la chiamata? Quando sapremo che sarà il nostro turno? Riceveremo una lettera a casa o dovremo scaricare un’app sul telefonino? Non c’è nemmeno una stima sui tempi per la copertura di massa. Non si conosce la durata dell’immunità e non è chiaro se chi è stato vaccinato può essere ancora contagioso. Resta anche il grande punto interrogativo sulle reazioni allergiche dopo i casi gravi verificatisi in Gran Bretagna e Usa. Insomma, gli interrogativi sull’efficacia dei vaccini sono ancora molti: ne abbiamo sintetizzati i 10 che hanno bisogno delle risposte più urgenti.

Quanto versa la Ue alle case produttrici?

I vaccini contro il Covid sono stati acquistati dalla Commissione europea così da non creare forme di competizione e disuguaglianze tra gli Stati membri. Ma quanto ha speso la Ue? La domanda è rimasta finora senza risposta. I contratti d’acquisto con le sei case farmaceutiche sono stati secretati. Sollecitata da un’interrogazione parlamentare, la Commissione si è rifiutata di rispondere, tirando in ballo il segreto commerciale. Ma questo di solito si applica solo alle informazioni sensibili per le aziende. Sulle condizioni e il prezzo dovrebbe esserci massima trasparenza. A meno che non si voglia nascondere qualcosa. Secondo l’europarlamentare belga Marc Botenga, autore dell’interrogazione, la Commissione, per fare in fretta, potrebbe aver pagato troppo: «Ha negoziato i contratti velocemente e non sono sicuro che lo abbia fatto nel migliore dei modi». Botenga fa notare anche che «nella squadra dei negoziatori della Commissione c’è Richard Bergstrom, fino al 2016 a capo dell’Efpia, la lobby farmaceutica europea, un personaggio che è in totale conflitto di interessi». L’agenzia di stampa Reuters ha calcolato, riferendosi ai vaccini negli Usa, che i prodotti di Pfizer e Moderna potrebbero costare oltre 10 miliardi di euro. Sulla congruità dei prezzi vigila la Corte dei conti europea ma per un controllo ci vorrà tempo. Il parlamentare ricorda il caso del Remdesivir, l’antivirale anti Covid: «La Ue aveva contrattato un accordo di 1 miliardo a inizio ottobre per 500.000 trattamenti anche se il 23 settembre l’Oms aveva bocciato il farmaco».

Dove ci si potrà vaccinare? Dal medico o in strutture speciali?

I medici di famiglia ancora brancolano nel buio. «”Dottore sarà lei a vaccinarmi, vero?”. I pazienti continuano a chiedermelo», afferma Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici generici. «E poi aggiungono: “Io dal maresciallo non mi faccio vaccinare”, alludendo all’ipotesi di fare intervenire i militari. Ci hanno detto in modo generico che saremo coinvolti ma non sappiamo quando e come. Manca un piano. Forse è un problema legato alla necessità per i vaccini Pfizer di frigoriferi potenti», dice sconcertato Bartoletti. Il medico critica il bando del commissario Domenico Arcuri per reclutare anche medici pensionati: «Mi sembra bizzarro pensare di mandarli nelle Rsa con tutti i rischi che questo comporta. Non penso che risponderanno in tanti».Non si sa nemmeno se e come saranno coinvolti i dipartimenti di prevenzione che sul territorio già si occupano delle vaccinazioni previste dai piani nazionali e regionali. Il presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia, Salvatore Scondotto, non scioglie i dubbi: «Si prevede di identificare referenti che risponderanno direttamente alla struttura di coordinamento nazionale e si interfacceranno con gli attori del territorio, tra cui i dipartimenti di prevenzione». Tradotto: ancora non sappiamo quale sarà il nostro ruolo. Al momento l’unica certezza è che le Regioni hanno individuato 300 centri in ospedali e strutture sanitarie dove saranno effettuati i primi vaccini al personale medico sanitario. È previsto l’allestimento di altri 1.200 padiglioni ma ancora non si sa nulla su tempi e modi. Saranno attivati, spiega la struttura commissariale di Arcuri, quando arriveranno massicce dosi di vaccino destinate a tutta la popolazione.

Basterà una sola puntura oppure ci saranno richiami?

Il vaccino Pfizer, quello che va conservato a temperature bassissime, richiede un richiamo dopo 3 settimane, ma non si sa ancora se ci sarà un meccanismo di avviso per i pazienti. I tempi vanno rispettati altrimenti non c’è l’immunità e questa seconda fase andrà a sovrapporsi con il programma di prime vaccinazioni. Dalle altre case farmaceutiche non si hanno ancora certezze su eventuali richiami. Ancora vaghi anche i tempi di distribuzione: la Johnson&Johnson, che fornirà il maggior numero di dosi (53,8 milioni), ha fatto sapere che sarà pronta per aprile-giugno. Oggi un cinquantenne in buona salute e non appartenente a categorie a rischio non sa quando potrà vaccinarsi.

Ci saranno dosi per tutti? E in che tempi?La procedura di arrivo dei vaccini è lunga e incerta. In base agli accordi d’acquisto della Commissione europea, sono previste per l’Italia in tutto 202 milioni di dosi da sei aziende farmaceutiche. Ma le incognite sono legate ai tempi di somministrazione. Al momento, l’unico fatto acclarato è che la prima tranche di 1.800.000 dosi della Pfizer, la più rapida casa farmaceutica a sottoporre il medicinale all’esame dell’Ema, arriverà ai primi di gennaio. Si parte dal personale medico sanitario e dai centri anziani poi, in una seconda ondata, toccherà ai dipendenti dei servizi pubblici e delle scuole, alle forze dell’ordine e agli anziani più vulnerabili. Sul resto, grava ancora una coltre di nebbia. Dovrebbe essere poi la volta dei prodotti AstraZeneca, CureVac e Moderna. Non ci sono date perché l’avvio della fornitura dipende dall’autorizzazione dell’Ema e dalla fine delle sperimentazioni ancora in atto per due aziende. Sanofi, la quale aveva comunicato di essere pronta a dare 40 milioni di dosi entro il 2021, ha rivisto i piani perché all’ultimo test è emersa una riposta immunitaria bassa negli over 49. AstraZeneca è in ritardo nella consegna all’Ema dei suoi studi. Il piano i vaccinazione dovrà essere prolungato al 2022. Mancano altre informazioni. Per Pfizer e Moderna sappiamo che serve un richiamo per garantirsi l’immunità, nessuna comunicazione è arrivata dalle altre aziende. Le caratteristiche dei vaccini sono un aspetto tutt’altro che secondario per sapere se ci saranno dosi per tutti gli italiani: le modalità di somministrazione e gli eventuali richiami saranno determinanti per avere una risposta.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…