- Gli Usa bombardano la Cirenaica per spazzare via gli ultimi combattenti dell’Isis e favorire il governo di Khalifa Haftar. L’obiettivo è quello di ridimensionare il ruolo di mediazione di Parigi nell’area. Una strategia che sostiene i nostri interessi fino al Niger.
- Malta ferma un’altra nave delle Ong ma la Commissione Ue rema contro. Dopo la Lifeline, La Valletta blocca anche la Sea Watch. Mentre Frontex approva la linea della fermezza Bruxelles si mette di traverso: «Le imbarcazioni con bandiera europea non riportino indietro i migranti».
Lo speciale contiene due articoli.
I droni americani sono gestiti dal comando Africom strategicamente posizionato a Gibuti. I velivoli in gran parte decollano dalla base di Sigonella. In questi giorni i mezzi di Donald Trump hanno bombardato Derna, una importante città a pochi chilometri da Bengasi. Le bombe americane hanno aiutato il generale Khalifa Haftar a far sloggiare gli ultimi terroristi dell’Isis. Adesso il target è cambiato e i droni stanno prendendo di mira l’area di Ras Lanuf, grosso terminal petrolifero della Cirenaica.
Se l’impegno sarà il medesimo dedicato a Derna, in pochi giorni anche il grosso rubinetto di greggio tornerà nelle mani del governo di Tobruk. L’effetto sarà dirompente perché spostare gli equilibri nel Paese magrebino e di conseguenza in tutto il Sahel. La strategia di alleggerimento operata da Barack Obama aveva lasciato enormi praterie a favore della Francia. Da ultimo ad approfittarne è stato Emmanuel Macron. Prima di lui François Hollande pigiò il piede sull’acceleratore dell’occupazione del Mali, del Niger e della Repubblica Centrafricana.
Il ritorno in campo della Casa Bianca inevitabilmente riavvicinerà il governo Haftar agli Usa e renderà ancora più forte l’alleanza con il presidente egiziano Al Fattah Al Sisi. La mossa successiva degli Usa dovrebbe essere quella di creare un corridoio in grado di unire le truppe (poche) presenti in Repubblica Centrafricana, in Mali e in Niger alla Libia. Si tratterà sicuramente di piccoli avamposti, ma assai strategici.
Soprattutto saranno nuove opportunità per l’Italia. Trump sembra disposto ad aiutarci a fermare l’avanzata francese nel Maghreb. Il perché è molto semplice. Indebolire Parigi in Africa, significa renderla più debole in Europa e spezzare ancor più l’asse franco tedesco che continua a muoversi in maniera parallela sui temi della Difesa comune e pure dei dazi, alias industria automobilistica.
Non è infatti un caso che il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, abbia rilasciato una lunga intervista a Defence News, principale magazine in lingua inglese. In sostanza la Trenta rassicura gli alleati americani sui caccia F 35. Nonostante gli strilli dei 5 stelle, Roma andrà avanti e manterrà i propri impegni (sia militari sia economici) nel più grande programma di velivoli di quinta generazione targato, più che Nato, lockheed Martin. Il ministro ha quindi ricordato l’incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton. «Gli Stati Uniti sono il nostro storico alleato, non ne abbiamo mai dubitato», è stata ed è la premessa. All’emissario dell’Amministrazione Usa, la Trenta ha ribadito che l’Italia punta a raggiungere l’obiettivo Nato di spesa del 2% del prodotto interno lordo in Difesa. «Ma vorremmo anche che la nostra forte presenza nelle missioni militari fosse riconosciuta come valore aggiunto», ha esplicitato rassicurando gli Usa che il numero di militari italiani in Afganistan resterà stabile almeno nel breve periodo. salvo riferire di aver chiesto aiuto a Bolton per lanciare una missione militare italiana pianificata in Niger per aiutare a combattere i trafficanti di migranti che spediscono migranti attraverso il Sahara verso la Libia, dove si imbarcano su gommoni diretti verso l’Europa. Il mese prossimo il ministro italiano sarà a Tripoli incontrerà i vertici del governo di Tripoli guidato da Fayez Al Serraj, l’unico riconosciuto ufficialmente da Roma. Le diplomazie si stanno però muovendo. Stando quanto risulta alla Verità, venerdì scorso Haftar avrebbe dovuto incontrare l’ambasciatore italiano a Tripoli, quello francese e pure l’inviato speciale dell’Onu. Sarebbe stato un passo definitivo verso la riapertura delle trattative per la riunificazione della Libia. L’incontro è saltato perché non ci sono ancora le premesse. E perché nell’operazione di pacificazione del Paese dovrà essere coinvolto l’Egitto.
Il nuovo governo sta cambiando posizione nei confronti di Al Sisi riportando la vicenda dell’omicidio di Giulio Regeni nella posizione diplomatica che più compete. Cioè separando il dramma dalla ragion di Stato più ampia e dalla necessità di tornare a essere partner primari per il filone economico ed energetico. C’è da scommettere che anche con Il Cairo gli Stati Uniti si muoveranno da mediatori. A quel punto sarà necessario per Roma prendere una nuova strada sulla Libia. Sostenere la pacificazione e la riunificazione della nazione africana, riagganciare i rapporti con Haftar per mettere in fuorigioco Macron e gli interessi francesi.
Claudio Antonelli
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