Colpita da Kiev o guasto tecnico? L’ultimo giallo è sulla nave Moskva
  • Gli ucraini annunciano di aver affondato l’incrociatore avversario vicino all’Isola dei serpenti. I russi negano: «Le esplosioni sono state causate da un incendio». In ogni caso per il Cremlino è un brutto colpo.
  • Della città del Sud Est non resta nulla. Gli invasori ripuliscono le strade per la parata del 9 maggio. Mosca accusa: «Bombardati due villaggi nella regione di Belgorod»

Lo speciale contiene due articoli

Secondo la Cnn e il New York Times l’incrociatore missilistico russo Moskva (Mosca) è rimasto «seriamente danneggiato» da un’esplosione. Ma è stato un guasto tecnico oppure sono stati gli ucraini a colpire quella che è ritenuta la nave ammiraglia dei russi che incrociava nelle acque territoriali ucraine? Il ministero della Difesa ucraina ha comunicato di aver lanciato due missili Neptune, che hanno un raggio di circa 300 chilometri, nei pressi dell’Isola dei serpenti, a soli 35 chilometri dalle coste dell’Ucraina e della Romania. Anche stavolta, secondo alcune fonti ucraine, sarebbero stati della partita dopo i successi conseguiti sulla terra ferma, i micidiali Bayraktar TB2, i droni turchi sviluppati dalla azienda Baykar Technologies che avrebbero attaccato la nave prima del lancio dei missili, in modo da ostacolare l’equipaggio e compromettere le difese del Moskva.

Ma che nave è questo incrociatore missilistico? Ci aiuta a capirlo l’analista strategico Franco Iacch: «Gli incrociatori missilistici della classe Slava Progetto 1164 Atlant da 11.500 tonnellate, sono stati progettati in ruolo Carrier Killer in supporto agli incrociatori missilistici a propulsione nucleare classe Kirov Progetto 1144 Orlan. Le Slava sono state specificatamente progettate per ingaggiare i gruppi da battaglia delle portaerei Usa. In virtù del loro ruolo primario la classe Slava, strutturata su tre unità, imbarca 16 missili da crociera supersonici antinave SS-N-12 Sandbox. Non è chiaro se la Moskva, commissionata alla Marina sovietica nel 1983 e ammiraglia della flotta del Mar Nero, abbia ricevuto i più moderni P-1000 Vulkan. La classe Slava funge anche da potente strumento di difesa dell’area conferita dai 64 missili SA-N-6 Grumble imbarcati».

Ma sull’attacco è tutto chiaro? Magari. Avete presente quanto accaduto lo scorso 9 aprile contro la stazione di Kramatorsk, dove a causa di un missile Tochka-U, in dotazione non solo alle forze armate ucraine ma anche a quelle russe, sono morte 60 persone tra le quali almeno dieci bambini? Ecco siamo nella stessa situazione. Come allora le versioni delle parti belligeranti sono discordanti e le fake news abbondano. Facciamo ordine. Le autorità militari di Kiev rivendicano il successo che è anche simbolico dell’operazione, mentre il ministero della Difesa russo ha reso noto che sull’incrociatore «c’è stato un incendio che ha fatto esplodere le munizioni a bordo», aggiungendo che il Moskva non è affondato e che le esplosioni a bordo sono finite. Nemmeno il tempo di cercare delle conferme che il Comando operativo meridionale ucraino con una nota ha rincarato la dose. L’incrociatore russo? «Si è capovolto e ora sta affondando». Fin qui le parole delle due parti mentre non ci sono fotografie, immagini provenienti dai preziosi satelliti o video che possano chiarire cosa sia realmente accaduto, ma come nella vicenda di Kramatorsk basterebbero le verifiche sui satelliti per dirci cosa è successo, quando, come e chi è stato.

Mentre scriviamo il governatore del distretto di Odessa, il colonello Maksym Marchenko, sul suo canale Telegram ha scritto: «I nostri missili antinave Neptune hanno colpito e causato danni gravissimi all’incrociatore russo». In assenza di prove sappiamo che qualcosa di grave è successo perché le autorità moscovite, hanno confermato che il Moskva è stato rimorchiato ed è diretto verso un porto sicuro. In ogni caso che la nave sia stata affondata perché colpita dai missili ucraini, oppure come sostengono i russi che ci sia stata un’esplosione accidentale a bordo, questa è una brutta botta anche a livello di immagine per il Cremlino, che a oggi non può certo ritenersi soddisfatto dell’esito di quella che chiama ancora dopo 51 giorni, «operazione militare speciale». Il colpo è duro anche per la Marina militare russa che ora sa di non essere imbattibile e che ora potrebbe iniziare a temere per le sue 20 navi che si trovano davanti alla città di Odessa. Ma il sospetto che aleggia a Mosca è che l’altra notte nel Mar Nero ci sia stata una «manina» che ha aiutato gli ucraini.

E nel Donbass cosa accade? Secondo il generale di Corpo d’Armata, Maurizio Boni: «Siamo in attesa di conoscere gli esiti dell’attesa offensiva del Donbass che i russi dovrebbero lanciare a seguito della riarticolazione e riorganizzazione del loro strumento operativo avviato da giorni e tuttora in corso. Lo scopo è quello di rinforzare la direttrice d’attacco del Sudest e unirla con quella meridionale per accerchiare il grosso delle forze ucraine (circa 90.000 uomini) schierate nella provincia del Donetsk. Per questo la conquista di Mariupol è così importante».

In realtà sino a oggi si sono già verificate numerose puntate offensive dei russi, tutte respinte dall’esercito di Kiev, grazie a un’organizzazione difensiva collaudata da otto anni e anche all’abbondanza di informazioni d’intelligence fornite principalmente da Washington ai difensori. E cosa ne è dell’offensiva finale? Secondo il generale Boni «dovremo aspettare ancora dei giorni». In tal caso, sia per Mosca che per Kiev questa ulteriore fase del conflitto è decisiva. «Gli ucraini», continua Boni, «devono assolutamente evitare l’accerchiamento nel Donbass e i russi devono guadagnare più terreno possibile, almeno la totalità dei territori che dovrebbero ricadere sotto l’amministrazione di Mosca. Eventualità che concederebbe a Putin un vantaggio negoziale nel caso auspicabile in cui si torni trattare».

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