Giubileo, la GdF di Roma sequestra oltre 16 milioni di souvenir illegali

Dall’inizio del Giubileo 2025, la Guardia di finanza della Capitale ha aumentato i controlli per contrastare il commercio illegale di articoli religiosi contraffatti. Denunciate 11 persone.

Le attività rientrano in un apposito Piano Operativo Regionale avviato il 24 dicembre 2024 e sono state condotte nei principali quartieri della Capitale (Borgo, Trevi, Prati, Esquilino e Casilino), nei comuni di Guidonia Montecelio e di Ardea e negli scali aeroportuali di Fiumicino e Ciampino. Durante i controlli, sono stati scoperti e sequestrati articoli religiosi irregolari, tra cui rosari, pendagli, bracciali e medagliette recanti immagini sacre, stemmi del Vaticano e il logo ufficiale del Giubileo riprodotti illegalmente in violazione della normativa sulla proprietà intellettuale.

L’azione ha beneficiato del significativo contributo del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di finanza, che ha messo in campo le proprie conoscenze specialistiche in materia di filiere del commercio illecito nazionale e internazionale, agevolando l’individuazione dei materiali illegali anche attraverso la piattaforma S.I.A.C. (Sistema Informativo Anti Contraffazione).

Nel complesso, dieci cittadini di nazionalità cinese e un italiano sono stati denunciati, mentre altre tre persone sono state segnalate alla Camera di Commercio per violazioni amministrative.

L’operazione rientra in una più ampia strategia di contrasto ai traffici illeciti, mirata a tutelare i pellegrini, il commercio regolare e l’immagine del Giubileo. I controlli della Guardia di finanza proseguiranno per tutta la durata dell’evento, con l’obiettivo di garantire legalità e sicurezza.

Da non perdere

Deas, cade l’accusa per tentato peculato
Inchieste

Deas, cade l’accusa per tentato peculato

La Procura di Roma, al termine delle indagini sull’inchiesta Sogei, ha escluso ogni contestazione nei confronti della società di cybersicurezza, inizialmente coinvolta come persona giuridica ai sensi del d.lgs. 231/2001.

Ranucci provò a fornire l’alibi a Lavitola
Inchieste

Ranucci provò a fornire l’alibi a Lavitola

Nell’ordinanza di arresto, tutti i tentativi del conduttore di «Report» di giustificare la presenza dell’amico (incastrato dalle celle telefoniche) davanti a casa sua durante il sopralluogo in vista del «finto» attentato. Obiettivo: lanciare Sigfrido come premier.

Ecco perché Lavitola è finito in cella soltanto adesso
Inchieste

Ecco perché Lavitola è finito in cella soltanto adesso

L’indagine restituisce la meticolosità degli inquirenti: le intercettazioni degli esecutori, i riferimenti al mandante, gli accordi su soldi e assistenza legale, l’Africa: tutto porta alle manette per Valterino. Tavares (latitante) al «Tg1»: «Il cardiologo mi dice di non tornare».