Ursula e la sua Commissione bocciati da sette italiani su dieci
Ursula von der Leyen (Ansa)

Rombano i trattori e marciano di nuovo su Bruxelles dove l’Italia già ieri si è fatta sentire ieri con il ministro per le risorse agricole e la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. Il ministro nel corso di Agrifish – è la riunione dei responsabili politici del settore agricoltura dei 27 – insieme con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia ha presentato alla Commissione la candidatura ufficiale dell’Italia per ospitare l’autorità doganale e di controllo dell’Ue, che dovrà essere basata a Roma.

La ragione? Molto semplice. L’ha spiegata Vincenzo Gesmundo, segretario generale della Coldiretti che dall’assemblea d’autunno della prima organizzazione agricola italiana (oltre 1,6 milioni di imprese associate) ha lanciato due messaggi; basta con le politiche di Bruxelles che penalizzano l’agricoltura, basta con le frontiere colabrodo. «Occorre arrivare a un sistema di controllo che copra il 100% dei prodotti, concentrandosi in particolare sulle filiere che risultano già compromesse all’origine. Non è accettabile che l’agricoltura con il maggior tasso di distintività e potenziale venga continuamente esposta ad attacchi che ne mettono a rischio il valore» ha messo in rilievo Gesmundo, ricordando che solo il 3% delle merci che passano la dogana a Rotterdam, principale porto di sbarco delle importazioni agroalimentari d’Europa, subisce controlli.

Gesmundo ha lanciato anche un altro ammonimento che poggia su un sondaggio che mette sul banco degli accusati Ursula von der Leyen e l’Ue: «Serve», ha scandito, «un disordine virtuoso per trarne un nuovo ordine a partire dalla mobilitazione del 18 dicembre a Bruxelles, che vedrà la partecipazione di migliaia di agricoltori Coldiretti insieme a quelli da tutta Europa. Sarà solo l’inizio, saremo rumorosi». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ha aggiunto. «Non si possono imporre regole stringenti ai nostri produttori e poi spalancare le frontiere a chi produce senza rispettarle. È inaccettabile, se si confronta la mole di verifiche cui sono sottoposte le nostre aziende con la leggerezza riservata alle merci provenienti dall’estero. La mancanza di reciprocità delle regole finisce per mettere in ginocchio il made in Italy a tavola, con effetti rischiosi anche per la salute dei cittadini». Nel mirino ci sono le politiche con cui la leadership europea affronta oggi temi come innovazione, sicurezza alimentare, agricoltura e democrazia e una forte opposizione alle idee di Mario Draghi e associati che vogliono togliere il voto all’unanimità in Europa facendo venire meno il «principio di precauzione indispensabile».

A provarlo ci sono le cifre. La Coldiretti ha chiesto al Censis un sondaggio sul rapporto degli italiani con l’Ue. Per il 70% degli intervistati «le politiche della Commissione Von der Leyen sono lontane dagli interessi dei cittadini e delle imprese». Due su tre ritengono che «le élite decisionali sono poco trasparenti e lontane dal confronto democratico» e con la stessa percentuale sono convinti che «la tecnocrazia prevalga sul Parlamento europeo». Ancora più ampia la bocciatura dei tagli alla Pac visto che il 76% degli intervistati si dichiara «contrario ai tagli ai fondi agricoli e di welfare per destinarli al rafforzamento militare».

Un via libera alla manifestazione del 18 dicembre che coinciderà – lo ha annunciato il ministro per gli affari europei Tommaso Foti – «con la discussione del Mercosur nel Consiglio europeo. Su questo», ha spiegato il ministro, «manteniamo la nostra riserva rispetto alla reciprocità delle norme, come abbiamo già ribadito il no ai tagli della Pac; è una posizione che ripeterò al Consiglio Affari Generali a Bruxelles, dove sarà ancora in esame la bozza del quadro finanziario pluriennale».

Ce n’è abbastanza per riaccendere i trattori. Lo ha fatto capire Francesco Lollobrigida che, incassato il successo della dichiarazione Unesco della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità, ora insiste per una maggiore tutela dei prodotti del made in Italy. Lollobrigida ha specificato che i dazi Usa non fanno bene, ma non hanno creato – almeno nell’agroalimentare – i disastri che si paventavano. E poi ha aggiunto che oggi semmai la sfida è far cambiare idea a una Commissione che sull’agricoltura e sulla necessità di assicurare la sovranità alimentare all’Europa non fa scelte corrette. «Non si può farsi invadere, in nome della solidarietà, da riso proveniente da Cambogia e Birmania, applicando dazi zero per aiutare la loro agricoltura. E del pari», sostiene sempre Lollobrigida, «devono esser contrastati i cattivi maestri che cominciano a dire che la Cina è un esempio di efficienza; bisogna rispondere: vai tu a vivere in un luogo dove le persone non godono delle libertà e della democrazia di cui godiamo noi». Da qui la richiesta sì di ricontrattare i dazi con gli Usa, ma di non sbagliare obbiettivo. Perciò il ministro dice degli agricoltori: «Fanno bene a manifestare, manifestano per l’Europa, non contro l’Europa».

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