Record delle esportazioni italiane: ecco perché  ci boicottano  sul cibo
Oltre 26 miliardi fatturati nei Paesi extra Ue. Il governo si allea con Francia e Spagna per fermare l’offensiva contro il vino.

Mettiamo insieme quattro dati e forse si capisce perché vogliono farci mangiare grilli a colazione e perché contro il vino hanno scatenato un’offensiva apparentemente salutistica, ma che ha solo ragioni economiche. Più che il green contano i verdoni, intesi come dollari. Il Nord Europa – di cui è massimo interprete Frans Timmermans, olandese vicepresidente della Commissione – si è accorto che l’Italia vende troppo e bene i suoi prodotti agroalimentari – abbiamo fatto il record di esportazione – e vuole sterilizzare questo successo che toglie mercato alle multinazionali della nutrizione basate nel paradiso fiscale dell’Olanda, sostenute dalla grande distribuzione francese, finanziate e rifornite dai colossi finanziari e della chimica tedeschi.

Contro questa manovra ieri il nostro ministro per la Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida (Fdi) a Bruxelles ha stretto un’alleanza con Francia e Spagna e sta convincendo anche Grecia e Portogallo a margine del Consiglio europeo dei ministri agricoli per costringere l’Irlanda a fare marcia indietro sulle etichette allarmistiche e far venire allo scoperto la Commissione europea sul vino, ma anche sul Nutriscore – l’etichetta a semaforo – e i cosiddetti «novel food»: dagli insetti alla carne e latte prodotti con le staminali. I dati che vanno considerati sono questi. L’Italia ha segnato il record di export agroalimentare quest’anno pari a oltre 60 miliardi, sui mercati extra Ue abbiamo esportato per 26 miliardi il che significa il 43% dell’intero nostro fatturato estero. Siamo i più forti: se il mercato «continentale» resta più o meno stabile la crescita fuori dai confini è strabiliante. Negli Usa abbiamo fatto il +20%, in Gran Bretagna nonostante la Brexit +18% (e questo alla Commissione non piace), in Turchia siamo cresciuti del 23%, più che compensando l’arretramento in Cina causa Covid (-20%) e in Russia causa sanzioni (-5%).

Il secondo dato: Bill Gates è diventato il primo latifondista degli Usa e possiede 120.000 ettari in 19 Stati. Mister Microsoft è il primo produttore di carne sintetica, il primo sponsor dei vaccini a mRna, il primo finanziatore dell’Organizzazione mondiale della sanità e il primo al quale Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, è andata a raccontare il piano sanitario Ue che prevede una sorta di demonizzazione del vino, dei salumi e dei formaggi e la promozione della carne sintetica e dei cibi alternativi.

Il terzo dato è il Pil tedesco che è in diminuzione oltre le attese. L’ufficio di statistica Destatis ha certificato ieri che nel quarto trimestre 2022 la Germania ha avuto una contrazione dello 0,2% del Pil e che «la spesa per consumi privati è stata inferiore rispetto al trimestre precedente. Anno su anno la variazione è dell’1,1%». Va da sé che i tedeschi non gradiscono che gli italiani gli vadano a vendere Prosecco e prosciutto, parmigiano e mele.

Il quarto dato è relativo proprio al vino. Rappresenta la prima voce singola del nostro agroalimentare (ne vendiamo per 4 miliardi nell’Ue e per oltre 3,8 miliardi fuori) e, se in cifra assoluta siamo secondi dietro la Francia, siamo però il Paese che ha avuto il maggiore incremento in valore e in volumi. Con una particolarità: gli americani bevono quasi solo vino italiano e ne comprano per 1,7 miliardi e il Prosecco ha il record in Gran Bretagna e in Germania. Ce n’è abbastanza perché l’Irlanda – seguita a ruota dal Canada – voglia scrivere sulle bottiglie: non lo bevete perché fa venire il cancro. È meno comprensibile, se non all’interno di una strategia di penalizzazione dei prodotti italiani, l’assenso che la Commissione von der Leyen ha dato a Dublino.

Il governo italiano è decisissimo a tutelare il valore economico – ma anche culturale e di tradizione – delle nostre produzioni sfidando l’esecutivo di Bruxelles. In un faccia a faccia con il suo omologo irlandese, Francesco Lollobrigida ha insistito sul fatto che un conto è l’abuso di alcol e un conto è il consumo moderato di vino. Col ministro francese Marc Fesneau e quello spagnolo Luis Planas l’Italia ha sottoscritto un documento comune in cui si sostiene: «Va preservato il mercato europeo, qui siamo di fronte a un prodotto alimentare, il vino, riconosciuto dal Trattato di funzionamento dell’Ue. La Commissione deve pronunciarsi: un gruppo di Stati membri pensa a un ricorso al Wto (l’organismo che regola il commercio mondiale, ndr), ma è un problema che va risolto all’interno dell’Ue e ogni approccio unilaterale va rigettato».

Eppure su carne, salumi e formaggi, sulla contraffazione dilagante dei prodotti made in Italy (è un fatturato che tra falsi e imitazioni vale altri 120 miliardi) la Commissione è fredda. La ragione? Forse sta nei numeri del nostro export favorito anche dalla proclamazione della cucina italiana da parte di U.S. News & World’s Report’s come la migliore del mondo e dal fatto che la dieta mediterranea è ritenuta dalla stessa Unesco la più salutare. Anche se forse a Bill Gates, ai Paesi del Nord e alla stessa von der Leyen non piace troppo.

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