Ma il blocco del Nord prepara una tenaglia. Rigore e green usati come armi anti Italia
Mark Rutte (Ansa)
L’Olanda vuole sostituire Frans Timmermans col falco Wopke Hoekstra. Rischio ricatto: svolta eco o torneranno i vincoli di bilancio.

Nemmeno il tempo di liberarci del falco green Frans Timmermans che in Olanda vogliono mandare a Bruxelles uno ancora più falco di lui e non solo sulla gestione della transizione verde ma anche su politica estera e finanza. Il premier dimissionario Mark Rutte ha infatti annunciato ieri la candidatura dell’attuale suo vice e ministro degli Esteri olandese, Wopke Hoekstra, per prendere il posto come commissario europeo di Timmermans, in corsa per le prossime elezioni politiche del 22 novembre con la coalizione formata dal partito laburista e da Sinistra verde.

Hoekstra è leader dimissionario del piccolo partito di centrodestra Cda, la forza cristiano-democratica che fa parte del Ppe. È stato anche ministro delle Finanze dal 2017 al 2022 e in questo ruolo era considerato un falco rigorista, fautore dell’austerità: era stato lui a tirare il freno per conto de L’Aia nei negoziati da cui nacque il Recovery plan Ue. «Una persona di grande esperienza in politica estera e nelle questioni finanziarie», l’ha definito ieri il premier olandese Rutte. La nomina dovrà, però, essere approvata dalla Commissione europea, che deciderà quale portafoglio assegnargli. Martedì è stato dunque fissato un colloquio con il presidente Ursula von der Leyen.

È durato poco il sospiro di sollievo tirato dopo i nuovi toni più concilianti scelti da Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione Ue, che come primo messaggio social aveva posto l’accento su una transizione «equa e inclusiva» nonché sulla crescita anche in termini di posti di lavoro. Il rischio è che si passi dalla padella alla brace, rigorosamente green chiaramente. Basta andare a rispolverare qualche vecchio articolo sul democristiano Hoekstra per capirlo.

Nato a Bennekom, un villaggio poco distante dal confine con la Germania, ha studiato legge presso l’università di Leida, poi giurisprudenza e politica internazionale all’Università Luiss Guido Carli di Roma, e nel 2005 si è laureato con un diploma Mba all’Insead di Fontainebleau e Singapore. Prima di entrare nel governo, Hoekstra è stato un partner della società di consulenza McKinsey e ha lavorato per Shell a Berlino, Amburgo e Rotterdam. A 47 anni, ha comunque nel suo curriculum una vivace carriera politica all’Aia e anche una serie di litigi con i Paesi del Sud Europa e con la Francia. A Bruxelles è stato soprannominato «Mister No» per la sua continua opposizione agli altri Stati. Nel 2020, ad esempio, il primo ministro portoghese António Costa criticò la posizione ritenuta «ripugnante» e la «meschinità ricorrente» di Hoekstra che aveva suggerito di indagare sulla mancanza di margine di bilancio di alcuni Paesi europei per affrontare la pandemia di coronavirus. È stato anche una delle figure chiave nella creazione nel 2018 della Nuova lega anseatica, un gruppo di diversi Paesi del Nord Europa che sostengono l’ortodossia fiscale in Europa (ma lo stesso Hoekstra fu citato nell’ottobre 2021 nei Pandora papers per aver investito in una società con sede nelle Isole Vergini britanniche). A fare i conti con il falco olandese era stata anche l’Italia ai tempi dell’accordo raggiunto con la Ue a dicembre 2018 sulla manovra 2019. Prima Hoekstra ha mandato a Bruxelles una lettera per chiedere spiegazioni sul mancato avvio della procedura di infrazione per deficit eccessivo. Poi, una volta ricevuta la risposta, il 7 marzo del 2019 l’ha giudicata non convincente.

Certo, stavolta non dovrebbe occuparsi di economia, ma ereditare il portafoglio dell’azione climatica che Timmermans deteneva dal 2019 e che, per il momento, è gestito ad interim dallo slovacco Sefcovic cui dovrebbe comunque continuare a spettare il ruolo di coordinamento di tutto il Green deal. Il reale potere di Hoekstra si capirà quando, se la sua candidatura verrà accettata, a Bruxellese decideranno quali deleghe affidargli. La partita è anche politica e interna al Parlamento europeo dove lo scorso luglio un ampio fronte di centrodestra aveva serrato i ranghi in Aula per frenare la cosiddetta legge Natura, il provvedimento-simbolo del Green deal sul ripristino degli ecosistemi naturali degradati. Intanto, all’Aia non hanno voluto perdere tempo per tornare a occupare una casella di primo piano nell’esecutivo Ue.

Le competenze sul clima in Commissione europea devono rimanere «nelle mani della famiglia dei Socialisti e democratici», è – non a caso – il messaggio che il gruppo S&D, lo stesso a cui appartiene Timmermans, ha rivolto ieri alla Von der Leyen. «Wopke Hoekstra è diventato noto al grande pubblico europeo grazie alle dichiarazioni controverse rilasciate durante la crisi del Covid», si legge in una nota, dove si ricorda che ogni commissario designato deve passare attraverso le audizioni a Strasburgo.

Sul Green deal europeo lo schema Rutte non è lo schema del leader del capogruppo del Ppe, Manfred Weber, e la sensazione è che all’Aia abbiano puntato su una figura come quella di Hoekstra per portare avanti le politiche green senza scostarsi dal modello socialista di Timmermans e al tempo stesso giocare anche la partita sul Patto di stabilità con il rigorista Hoekstra. Il che, per l’Italia, significherebbe finire sotto una sorta di doppio ricatto: o cede sull’ambiente o addio trattativa sulla riforma del Patto che entrerà nel vivo a settembre. Nessuno fra i principali governi condivide al momento la proposta italiana di non calcolare nei conti l’impatto del Pnrr. Giorgia Meloni ha quindi bisogno di trovare alleati tra i grandi Paesi dell’Ue. Anche in Olanda.

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