L’Ue pronta a strangolare l’Ungheria. «Se non cede su Kiev, niente fondi»
Viktor Orbán (Ansa)
Il «Financial Times» rivela: «In un documento del Consiglio il piano per far saltare i veti di Orbán colpendo le sue vulnerabilità economiche». Rabbia magiara: «È un ricatto». Imbarazzo nell’Unione.

Difendere la democrazia minacciando di strangolare una nazione che non si adegua agli ordini della Nato: sembra un paradosso e infatti lo è, ma da parte dell’Unione europea non ci sorprende un atteggiamento ricattatorio di questo genere. Il caso esplode ieri mattina, quando il Financial Times pubblica un articolo che riporta ampi stralci della bozza di un documento elaborato da tecnici del Consiglio europeo, che prevede, in caso di «no» dell’Ungheria all’utilizzo del bilancio Ue per finanziare con altri 50 miliardi di euro l’Ucraina, una serie di contromisure finanziarie contro Budapest. Il documento è a dir poco inquietante: «Bruxelles», riporta il Ft, che ha visionato le carte, «ha delineato una strategia volta a colpire esplicitamente le debolezze economiche dell’Ungheria, a mettere a rischio la sua valuta e a far crollare la fiducia degli investitori nel tentativo di danneggiare l’occupazione e la crescita se Budapest si rifiuterà di revocare il suo veto agli aiuti a Kiev». L’occupazione e la crescita vuol dire il sostentamento delle famiglie: altro che «giardino fiorito», l’Unione europea sarebbe pronta a ridurre alla fame una intera popolazione se il governo guidato da Viktor Orbán dovesse, giovedì prossimo, opporsi all’utilizzo del bilancio europeo per rifornire con altri 50 miliardi di euro l’Ucraina. Dal documento trasuda un cinismo senza precedenti: «In caso di mancato accordo nel vertice del 1° febbraio», si legge ancora, «gli altri capi di Stato e di governo dichiareranno pubblicamente che, alla luce del comportamento non costruttivo del premier ungherese, non possono immaginare che i fondi dell’Ue saranno forniti a Budapest. Senza tali fondi, i mercati finanziari e le imprese europee e internazionali potrebbero essere meno interessati a investire in Ungheria. Tale punizione potrebbe rapidamente innescare un ulteriore aumento del costo di finanziamento del deficit pubblico e un calo della valuta. Il documento, redatto da un funzionario del Consiglio dell’Ue, l’organismo di Bruxelles che rappresenta gli Stati membri», riferisce ancora il Financial Times, «illustra le vulnerabilità economiche dell’Ungheria, tra cui il deficit pubblico molto elevato, l’inflazione molto alta, la moneta debole e il livello più alto dell’Ue di pagamenti per il servizio del debito in proporzione al prodotto interno lordo. Il documento illustra come l’occupazione e la crescita dipendono in larga misura dai finanziamenti esteri, che si basano su alti livelli di finanziamento dell’Ue. Viktor Orbán, premier ungherese, ha promesso di bloccare l’uso del bilancio dell’Ue per fornire aiuti finanziari all’Ucraina per 50 miliardi di euro durante un vertice di emergenza dei leader in programma giovedì. Se non farà marcia indietro», si legge ancora, «gli altri leader europei dovrebbero giurare pubblicamente di bloccare in modo permanente tutti i finanziamenti dell’Ue a Budapest con l’intenzione di spaventare i mercati, provocando una corsa al fiorino e un’impennata del costo dei prestiti del Paese». A proposito di fulgidi difensori della democrazia: sapete perché l’Europa non può fare a meno del via libera del «filorusso» Orbán? Perché a quel punto i 50 miliardi a Kiev dovrebbero arrivare dai singoli Stati, che però dovrebbero consultare i rispettivi parlamenti, prospettiva che a Bruxelles non garba per niente.

Budapest reagisce con parole durissime: «Bruxelles ricatta l’Ungheria come se non ci fosse un domani», scrive su X Balasz Orbán, consigliere politico omonimo del premier ungherese, «nonostante abbiamo proposto un compromesso. Budapest ha inviato sabato scorso una nuova proposta a Bruxelles, specificando che ora è disposta a utilizzare il bilancio dell’Ue per il pacchetto Ucraina e persino a emettere debito comune per finanziarlo, se vengono aggiunte altre avvertenze che darebbe a Budapest la possibilità di cambiare idea in un secondo momento. Ora è chiarissimo: è un ricatto», scrive ancora il consigliere, «e non ha nulla a che fare con lo stato di diritto. E ora non cercano nemmeno di nasconderlo!». «L’Ungheria non cede al ricatto! Il documento redatto dai burocrati di Bruxelles», sottolinea su X il ministro degli Affari europei ungherese, János Bóka.

Da parte dell’Unione europea arriva un imbarazzato tentativo di minimizzare: «Il documento a cui si riferisce il Financial Times», fanno sapere all’Ansa fonti Ue, «è una nota di background redatta dal segretariato del Consiglio sotto la propria responsabilità che descrive lo stato attuale dell’economia ungherese. La nota non delinea alcun piano specifico relativo al bilancio comunitario e allo Strumento per l’Ucraina, né alcun piano relativo all’Ungheria». Le stesse fonti sottolineano che i negoziati sulla revisione del bilancio sono basati sul trovare «un compromesso accettabile a 27». Intanto ieri il ministro degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba e il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Ermak hanno incontrato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjártó. Le parti, rende noto il ministero degli Esteri ucraino, «hanno avviato i negoziati a Uzhgorod con l’obiettivo di normalizzare le relazioni ucraino-ungheresi». L’incontro ha lo scopo di preparare un bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Uzhgorod è la capitale della Transcarpazia, regione ucraina dove si concentra la minoranza ungherese del Paese, e proprio la questione delle minoranze, così come quella dello sblocco dei fondi Ue, è stata al centro dei colloqui.

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