L’Europa vuole prendersi i lidi italiani di pregio: da Mondello alla Versilia
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La mappatura delle spiagge fatta dal governo sarà rigettata perché è quantitativa. A Bruxelles chiedono la lista qualitativa.

Forse una parte dei gestori dei lidi che ieri a Roma ha dato luogo a una protesta in stile balneare ha sbagliato indirizzo. Più che a Palazzo Chigi le insidie si celano a palazzo Berlaymont a Bruxelles dove l’Unione europea si prepara a un esproprio delle spiagge più belle, ricche e appetibili d’Italia. C’è un documento che lo prova: non vogliono la mappatura quantitativa delle spiagge a quella qualitativa. A Bruxelles interessano Viareggio e Rimini, Lignano e Mondello non tutte le spiagge. Erano in cinquemila ieri in piazza Santi Apostoli. Evidentemente il tavolo che si è protratto fino a tarda ora mercoledì a palazzo Chigi non ha soddisfatto il Sib-Confcommercio e la Fiba-Confesercenti. Antonio Capacchione, leader del Sib, vuole un confronto diretto con Giorgia Meloni – che per ora tace – e chiede una legge subito per mettere a posto il settore lamentando un’inerzia del governo. Maurizio Rustignoli di Fiba che ha organizzato la protesta lamenta: «le aste sono partite, è un caos totale, serve una legge subito e agire è un onere del governo centrale, non può sfuggire dalle proprie responsabilità». C’è invece un altro pezzo di mondo balneare che lavora a cercare una soluzione. È Assobalneari (aderente a Confindustria) guidata da Fabrizio Licordari e Base Balneare- Donnebalneari guidata da Bettina Bolla che ieri hanno organizzato un doppio appuntamento; una conferenza a stampa con tutti i deputati e senatori del centrodestra – da Maurizio Gasparri a Barbara Bergamini, da Elisa Montemagni a Carlo Fidanza – per ribadire che il lavoro fatto con la mappatura degli arenili che ha confermato che la risorsa non è scarsa e dunque la Bolkestein non si applica, è un punto fermo e irrinunciabile; un’iniziativa a Bruxelles per capire che intenzioni hanno Commissione ed eurocrati. E lì c’è la sorpresa. Nelle stanze di Bruxelles circola un documento in cui si dice che la mappatura fatta dall’Italia sarà rigettata perché è quantitativa. A Bruxelles vogliono invece la mappatura qualitativa. Che significa misurare la densità di licenze solo nelle aree di pregio: Versilia, Romagna, Liguria, Veneto e Friuli, Sicilia e la Sardegna. Insomma là dove si concentra la maggiore offerta turistica. A Bruxelles non vogliono difendere il libero mercato, ma vogliono obbligare l’Italia a mettere a gara i pezzi pregiati. Negano la sentenza della Corte di giustizia europea che ha detto chiaramente: ogni paese è libero di misurare la risorsa come vuole e applicare la Bolkestein secondo il proprio intendimento. E si capisce perché tanto interesse per le spiagge italiane. La verità – come hanno dimostrato le prime aste di Jesolo che hanno assegnato 5 lidi prima gestiti da 5 famiglie a un solo gruppo finanziario – è che a cercare un posto al sole non il libero mercato, ma il grande capitale. L’Italia – come hanno sottolineato tanto Fabrizio Licordari quanto Bettina Bolla – per la prima volta ha fatto muro a Bruxelles con tutto il governo e la mappatura offerta alla Commissione è una corretta strategia di difesa.

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