Il Pd non smentisce il sabotaggio all’Italia
Elly Schlein (Ansa)
Il segretario interrogato dalla «Verità» sull’appoggio alla nomina di Raffaele Fitto nella nuova Commissione dice che aspetta di conoscere le deleghe per esprimersi. Poi chiede cinque mesi di congedo parentale per i genitori.

Elly Schlein è arrivata a villa d’Este ieri mattina attorno alle nove. Ha partecipato al confronto con i colleghi dell’opposizione, Carlo Calenda di Azione e Giuseppe Conte collegato però da Roma. Un intervento ciascuno, con tiepidi applausi dalla platea, tutti pronti – almeno a parole – a fare fronte comune su sanità e sui ritardi dell’industria 5.0. Poi la segretaria del Pd si è resa disponibile a incontrare i cronisti. E prima che partisse con il monologo contro il governo chi scrive le ha posto una domanda molto semplice: «Voterete Raffaele Fitto come nuovo commissario europeo come avevano fatto i conservatori cinque anni fa con Paolo Gentiloni?». E la sventurata rispose, direbbe il Manzoni. «Noi stiamo ancora aspettando di capire quale sarà il portafoglio e abbiamo già chiesto al governo di chiarire chi seguirà e come intenderanno seguire i dossier che in questo momento segue Fitto perché sono rilevantissimi per l’Italia come l’attuazione del Pnrr, fondi di coesione e programmazione. Non ci possiamo permettere rallentamenti su questo aspetto». Sul resto – ha poi aggiunto Schlein – dobbiamo valutare quale sarà il portafoglio e quali le deleghe. «Sono tutti procedimenti di audizione dentro al Parlamento». Insomma, la solita supercazzola, direbbe il conte Mascetti di Amici Miei. Supercazzola che non smentisce ma, anzi, conferma i nostri sospetti. Ieri questo giornale con un editoriale del direttore aveva scritto in prima pagina che il Pd si mette a far guerra all’Italia. L’obiettivo, lavorando con i socialisti per indebolire l’incarico di Fitto, è ovviamente quello di mettere in difficoltà esecutivo e maggioranza. E così, l’intero Paese.

Ci sfugge, ascoltando la risposta che ci ha dato ieri Schlein, il valore discriminante che può avere il tipo di delega che riceverà Fitto? Significa che se si occuperà di Concorrenza lo voteranno mentre se si occuperà degli affari economici no? Il fatto che sia una questione di «portafoglio» è un modo per sviare da quella che sembra la vera missione del Pd: fare uno sgambetto a Giorgia Meloni anche per non essere costretto a smentire la tesi, ripetuta più volte nei mesi scorsi, secondo cui il nostro governo è isolato in Europa. Per Fitto sarebbe pronta una poltrona da vicepresidente esecutivo della Ue, con una delega all’economia, senza più la supervisione di un falco come Valdis Dombrovskis, come invece capitò a Gentiloni. E questo, come ha scritto ieri il direttore Maurizio Belpietro, fa rosicare terribilmente Schlein e compagni, per non parlare di Giuseppe Conte. I quali preferirebbero che al commissario europeo che rappresenta l’Italia fosse dato solo un contentino. Esattamente come vorrebbero i socialisti europei, in particolare quelli tedeschi. Se al partito che governa l’Italia si fanno concessioni, è il ragionamento della sinistra europea, dopo quelle a Meloni bisognerà farne altre per Le Pen e magari anche per Afd. E così nel Pd stanno pensando di trovare il sistema per sgambettare Fitto, che poi significherebbe sgambettare l’Italia. È un po’ la replica di quello che fece la sinistra che si fregò le mani quando Angela Merkel e Nicolas Sarkozy umiliarono Silvio Berlusconi e quindi l’Italia.

Del resto, nel suo «punto stampa» ieri a Cernobbio Schlein ha poi ripreso la parola per attaccare le «destre nazionaliste» e soprattutto il governo. «Spero», ha evidenziato, «che con le opposizioni ci sarà occasione di fare un lavoro comune anche sulla manovra, che purtroppo ci aspettiamo, come quella dell’anno scorso, senza respiro e senza anima. Noi vogliamo assicurarci che il Paese sia messo in condizione di ripartire. Anche i salari sono diminuiti, ce ne dobbiamo occupare con grande urgenza». E ancora: «Questo governo ha dimostrato di non essere in grado di rilanciare l’economia, vive di rendita e di meriti altrui, anche della resilienza del nostro mondo produttivo». E poi è tornata sulle «piste di lavoro comune» col resto dell’opposizione.

Tutti temi toccati poco prima, nel suo intervento davanti alla platea di imprenditori. Durante il quale Schlein ha anche rilanciato l’importanza di dare continuità agli incentivi, ha chiesto di approvare il congedo paritario per entrambi i genitori, con 5 mesi pagati al 100% per entrambi e ha puntato il dito sulla Transizione 5.0 che «purtroppo è arrivata tardi, dopo molti mesi e senza continuità». Un concetto condiviso da Carlo Calenda che ha rimarcato come il programma sia «arrivato in ritardissimo» con 13 step autorizzativi che «lo rendono farraginosissimo». Il leader del M5s, Giuseppe Conte, collegato da Roma ha spiegato invece che la necessità è quella di un «nuovo Next generation Eu. Ci siamo battuti per questa svolta storica dell’Ue, ma andrebbe stabilizzato» per permettere all’Unione europea di competere nello scenario globale. Secondo l’ex premier «la politica economica di questo governo sembra puntare sull’avanzo primario, nuove tasse e ulteriori tagli», per focalizzarsi «sul lavoro povero e sull’export che sta andando bene ma con il rischio di affossare la domanda interna». Poi è tornato a chiedere una tassa sugli extra profitti che «sarebbe buona e giusta». E alla parola tasse in sala a Cernobbio è sceso il gelo.

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