Appena nominata eurocommissario, Sylvie Goulard rischia la bocciatura
L’ex ministra transalpina interrogata per un presunto abuso nell’utilizzo dei fondi Ue.

Problemi in vista per la neonata Commissione europea. Proprio mentre Ursula von der Leyen annunciava la composizione della squadra, uno dei membri del suo team si trovava sotto interrogatorio. Biglietto da visita peggiore non poteva esserci per il commissario designato da Parigi Sylvie Goulard, che proprio martedì si è trovata faccia a faccia con gli inquirenti. Come riportano diversi media transalpini, la Goulard è stata chiamata a chiarire il proprio ruolo nella vicenda sul presunto abuso nell’utilizzo di fondi ricevuti mentre in carica come europarlamentare. Per via di questo scandalo, a giugno del 2017 (appena un mese dopo la nomina) aveva rassegnato le dimissioni dalla carica di ministro della Difesa. Sfortunata coincidenza o giustizia a orologeria? C’è da dire che da quando la Goulard è stata designata da Emmanuel Macron per ricoprire l’ambito ruolo europeo, in patria non si fa che parlare dell’opportunità della nomina.

L’ex ministro avrebbe utilizzato i fondi ricevuti quando sedeva tra i banchi di Strasburgo per pagare lo stipendio almeno di un assistente parlamentare che, in realtà, svolgeva incarichi per il MoDem (il partito di cui il neo commissario faceva parte) in territorio francese. Collaboratore stipendiato con i soldi europei (e dunque di tutti i contribuenti, compresi quelli italiani), ma che con le istituzioni continentali non aveva proprio nulla a che fare. La Goulard si è difesa spiegando che quelle cifre erano a servite a pagare Stephane Therou, il suo ex assistente nella circoscrizione locale, per evitare che questi terminasse improvvisamente il rapporto di lavoro e rimanesse senza stipendio. Ma lei stessa non ha saputo specificare quale tipo di attività abbia svolto Therou mentre lei era a Strasburgo. Successivamente l’uomo è diventato capo dello staff di Francois Bayrou, fondatore di MoDem, anch’egli dimessosi nel 2017 dal suo incarico di governo (ministro della Giustizia) per via dello stesso scandalo.

Poco importa se la Goulard ha restituito 45.000 euro al Parlamento europeo a titolo di rimborso di queste somme. La transazione viene semmai considerata alla stregua di un’ammissione di colpevolezza. Poco più di una settimana fa la notizia dell’interrogatorio di Stephane Therou, poi quello dell’ex ministro e nei prossimi giorni, almeno stando a quanto riferisce la stampa d’oltralpe, dovrebbe essercene anche per Bayrou e il suo braccio destro Marielle de Sarnez. Tutti elementi che fanno scommettere su una decisa, e forse clamorosa, accelerazione dell’indagine.

Nei giorni successivi all’annuncio della nomina a commissario, era saltata fuori un’altra vicenda alquanto oscura a carico di Goulard, risalente ancora una volta ai tempi del mandato a Strasburgo. Tra ottobre 2013 e la fine del 2015, le dichiarazioni di interessi finanziari presenti sul sito dell’Europarlamento rivelano la presenza di compensi «maggiori di 10.000 euro lordi al mese» per il think tank Nicolas Berggruen institute. Una montagna di soldi per finanziare non ben precisate conferenze e incontri di lavoro. Guarda caso, tra i partecipanti alle attività dell’organizzazione figura l’ex premier Mario Monti, con il quale la nostra può vantare di aver cofirmato un libro.

Fino a oggi la Goulard è sempre caduta sul morbido. Basti pensare che qualche mese dopo il caso scoppiato nel 2017 Macron l’ha nominata vicegovernatore della Banca di Francia. Ora l’incantesimo potrebbe spezzarsi. Tra i corridoi di Strasburgo si vocifera di una possibile bocciatura della sua nomina da parte della commissione parlamentare competente. Eventualità confermata ieri anche dall’autorevole Politico, che tra i nomi in bilico annovera anche Paolo Gentiloni, giudicato da Markus Feber (Ppe) «incapace di togliere l’economia italiana dalla depressione», precedente che «non fa ben sperare per la nomina a commissario».

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