Il centrodestra ha stravinto, perché nessuno immaginava che Attilio Fontana sarebbe riuscito a fare meglio delle scorse elezioni. Cinque anni fa, quando a sfidarlo fu Giorgio Gori, l’ex sindaco di Varese venne eletto con una percentuale leggermente inferiore al 50 per cento. Ma all’epoca non aveva contro un suo ex assessore oltre che ex sindaco di Milano e in più non era stato oggetto di una campagna faziosa e bugiarda come quella scatenata dai compagni durante la pandemia. Ben che vada, pensavano i suoi, Attilio verrà eletto (perché questo non è mai stato in discussione) con gli stessi voti della volta prima. Invece, il governatore è arrivato quasi al 55 per cento e la somma dei consensi raccolti da Pd e 5 stelle non è servita a nulla, se non a evidenziare la cronica debolezza della sinistra in Lombardia.
Vittoria piena anche per Francesco Rocca, che la contraerea democratica ha cercato di abbattere in ogni modo, anche rimestando nel suo passato, di quando nella sua vita precedente venne arrestato per droga, mettendo di mezzo pure il fratello. Nonostante una campagna di discredito portata avanti con pervicacia, il candidato del centrodestra ha vinto a mani basse, e anche lui, come Fontana, andando meglio del previsto. Basti pensare che Francesco Storace e Renata Polverini, gli unici che siano riusciti a espugnare il fortino della sinistra nel Lazio, prima di Rocca avevano conquistato la Regione con il 51 per cento, mentre il neo governatore ha mancato di poco il 54.
Risultato, oggi la coalizione moderata, oltre che il governo del Paese, guida gran parte d’Italia. Se si escludono la Val d’Aosta e il Trentino Alto Adige, cioè le comunità a statuto speciale, il rapporto con la sinistra è di 15 a 4, con un ampio vantaggio per il centrodestra. Ai compagni rimangono le storiche roccaforti, cioè Emilia e Toscana, e due regioni che in passato sono state contendibili come Puglia e Campania, e la fortuna per il Pd e i suoi alleati è costituita dal fatto che per almeno altri tre anni il primato progressista non potrà essere messo in discussione, perché in quelle regioni si è votato nel 2020.
Tuttavia, gli ottimi risultati conseguiti domenica e lunedì non devono impedire alla coalizione composta da Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi di cogliere alcuni problemi che proprio il voto dell’altroieri ha messo in evidenza.
Già, perché se è vero che Attilio Fontana è stato eletto con una solida maggioranza, lo è altrettanto che il successo è arrivato più dalle province che dalle città. Brescia, Bergamo, Mantova, ma soprattutto Milano sono rimaste saldamente in mano alla sinistra e soltanto il voto delle valli e della bassa hanno permesso al candidato di centrodestra di trionfare. So che anche alle Politiche è andata così: mentre nelle periferie i consensi premiavano i moderati, nelle Zone a traffico limitato a vincere era la sinistra. Non a caso, spesso si è accusato il Pd di essere il partito delle Ztl, ovvero della parte più ricca degli abitanti di una città. Da punto di riferimento delle classi popolari a punto e basta, senza alcun collegamento con la realtà, se non di quella cara ai radical chic. Il voto in Lombardia, più ancora di quello del Lazio, conferma la tendenza. Personalmente, credo che questo debba far riflettere il centrodestra. Perché va bene gongolare per il risultato conseguito, ma bisogna anche pensare al futuro. Brescia e Bergamo sono sempre state città moderate. E lo stesso si può dire di Milano: non a caso è stata a lungo governata da esponenti della Lega prima e di Forza Italia poi. Grazie alle scelte di Gabriele Albertini in materia urbanistica, il capoluogo lombardo si è trasformato in una metropoli internazionale, che attira visitatori e investimenti. Fosse stato per Giuliano Pisapia, il rifondarolo che è subentrato a Letizia Moratti, ma anche per Beppe Sala, il manager che per convenienza politica si è genuflesso al politicamente corretto, Milano certo non sarebbe quella che è. I lavori che l’hanno resa moderna non sarebbero mai partiti, in compenso avrebbe più immigrati e più accampamenti rom. Purtroppo, la serie di successi dei moderati è stata interrotta più di dieci anni fa e se il centrodestra non si sveglia e non comincia a lavorare oggi su un candidato da presentare al prossimo giro, quando Sala farà le valigie, c’è il rischio di trovare Pierfrancesco Majorino alla porta, oppure qualche altro prodotto dei centri sociali. Festeggiato il meritato successo per la vittoria in Lombardia e nel Lazio, i moderati farebbero dunque bene a pensare chi schierare per dare lo sfratto a Roberto Gualtieri e garantirsi che dopo Sala non ci sia un altro sindaco rossoverde.
Alle passate elezioni per il Comune, Lega e Forza Italia (l’exploit di Fratelli d’Italia non c’era ancora stato) sfogliarono per mesi la margherita, con il risultato che alla fine vinsero gli altri.
Sì, insomma, stappate tutte le bottiglie di Franciacorta che volete, ma ricordatevi, cari signori e padroni del centrodestra, che fra un po’ si torna a votare e se volete conservare il successo dovete darvi da fare e non sedervi sugli allori, perché gli elettori sono esigenti e possono anche cambiare idea.
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